martedì 8 aprile 2008
di Marco Murgia
L'occasione è di quelle ghiotte, studiata ad arte: il palco nella stessa posizione decisa per la visita di Benedetto XVI. Sulla scalinata di Bonaria, alle spalle la basilica e di fronte la piazza dei Centomila: ma gli spettatori saranno sui cinquemila, forse qualcuno in più, anche se dal palco si abbonda: «Siete il doppio di quelli di Veltroni». Piatto ricco mi ci ficco, e l'Unto del Signore non se lo lascia sfuggire: «Il Papa, piccola comunicazione di servizio, arriverà a settembre. Saremo qui, anche io, a farci benedire ringraziando Dio per aver conquistato di nuovo la Sardegna»: manco andasse alle crociate, il Cavaliere.
Silvio Berlusconi da Arcore la sua crociata ce l'ha bene in testa: contro Walter Veltroni «il comunista» e contro Renato Soru «il monarca». L'abitazione del presidente della Regione e lì a pochi metri di distanza. «Sarà incacchiato il signore qui a sinistra», dice indicandola, «non gli hanno spiegato cos'è la democrazia. Lo ricordo quando si presentava ogni tanto in Consiglio dei ministri, arrabbiato già prima di entrare. Pensavo che fosse un po' svitato, poi ho capito»: e giù la battuta del mare dalla finestra appena svegli - tutti felici - e della faccia allo specchio prima di fare la barba - Soru rabbuiato, a vedersi riflesso. Trita e ritrita, ma alla sua gente piacciono queste cose, a quanto pare.
Quindi avanti con lo show e i richiami cristiano-cavallereschi: «Se avessi uno spadone vi nominerei tutti difensori e apostoli della libertà. Andate, predicate e convertite le genti: tanto mi hanno già accusato di essermi paragonato a Cristo. Ma io mi ero definito un povero cristo, costretto a parlare dieci ore al giorno». Però, visto che ci siamo, «gli vado dietro»: e va benissimo alla piazza che in questo novello messia ci crede davvero.
Poi il discorso si fa più serio, secondo lo schema consolidato: prima il gancio alla situazione regionale, poi il diretto a quella nazionale. L'uno-due nella campagna elettorale del Popolo della libertà in Sardegna è una sequenza provata e riprovata in vista delle regionali 2009. Premessa: «Scusate per il ritardo»: la mancanza del sottopassaggio in via Roma «bloccato da Soru e Prodi» non ha aiutato. Non che il viaggio da Alghero verso Cagliari sia andato meglio. Berlusconi ne approfitta per presentare il suo «piano logistico integrato» sulle infrastrutture isolane: pronte tre nuove strade trasversali - la Olbia-Sassari, la Oristano-Tortolì e una al sud - più il completamento della Cagliari-Sassari e della Orientale. Chi più ne ha, più ne metta: ci saranno «procedure speciali urgenti» con gli operai al lavoro «giorno e notte, sabato e domenica compresi»: e pazienza per quello che sarebbe il giorno del Signore.
È il primo punto. Il resto del programma per l'isola «è semplice: tutto il contrario di quello che ha fatto Soru». Sull'ambiente: «Bisogna proteggerlo per lasciarlo ai nostri figli, ma non deve essere un freno allo sviluppo: diciamo che si devono mettere regole di buonsenso affinché le nostre coste siano abbellite, magari grazie ad una commissione di architetti sardi che giudichino quali opere possono essere migliorative». Uno degli architetti, il suo di fiducia, se lo porta in Parlamento: Pietro Vella, gallurese d'adozione. Sulla continuità: serve «riportarla a come l'avevamo fatta noi, con il volo per Roma a 45 euro». Sul turismo: «Bisogna ridare alla Sardegna la mentalità turistica, altro che sud della Spagna: bisogna venire qui, nel Paradiso d'Europa». Ancora applausi.
Molti meno battimani quando il Cavaliere porta il discorso sul nazionale. Contro i reietti del Pdl «per puro protagonismo personale», Casini («Il 15 per cento del programma che non abbiamo portato a termine è colpa dell'Udc»), Storace e Ferrara, e contro la «bella sberla» Daniela Santanchè: voti inutili, quelli per loro, se non favorevoli a Veltroni «almeno in alcune regioni». All'ex sindaco di Roma ci aveva pure creduto, Berlusconi: almeno alla sua voglia di rinnovamento: «Poi, dopo appena una settimana, ha cominciato a deludermi». Prima per l'alleanza con Di Pietro, «il peggio del peggio del peggio del peggio», poi per il comunismo mai rinnegato: «È l'impresa più criminosa della storia e lui non ha mai fatto critiche al suo passato».
Poi le proposte per il paese: «Per noi, a differenza che per loro, il programma conta. Avremo in futuro una coalizione fatta di due forze: il Pdl con la Lega: con Bossi esiste un rapporto veramente speciale, con un lui c'è una amicizia fraterna e ci apprestiamo ad assumere la responsabilità di governo». Ai primi posti l'energia e le infrastrutture: «Riapertura immediata di tutti i cantieri e sì alla Tav, altrimenti diventeremo un paese africano».
Riduzione del debito pubblico e dei costi dell'amministrazione, «che ora è pletorica, qualche volta criminogena». Serve «lavorare contro l'evasione fiscale: mettere in atto una grande operazione di verità. C'è chi fa il furbo perché si sente giustificato dall'eccessiva tassazione: quindi cominciamo ad abbassare le aliquote al 33 per cento: poi però dobbiamo essere inflessibili e chiedere il supporto nei comuni per le verifiche delle dichiarazioni dei redditi».
Via l'Ici, ecco la detassazione degli straordinari e i bonus bebè a 1.500 euro; libri gratis fino a 18 anni per le famiglie disagiate, facilitazioni per le donne imprenditrici, bonus per le locazioni e poi il grande progetto per l'edilizia: «Dopo la guerra ci fu il piano Fanfani che fece costruire tantissime abitazioni. Voglio che questo piano si chiami piano Berlusconi perché voglio portarlo veramente alla completa realizzazione. Sto trattando con le associazioni dei costruttori per avere case a prezzi straordinari e mutui trentennali».
Operazioni «straordinarie», quasi miracolose. Poi i cinquemila iniziano a tornare a casa: è l'ora di cena e almeno per ieri in piazza dei Centomila nessuno ha garantito la moltiplicazione dei pani e dei pesci.
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