martedì 8 aprile 2008
Lettere.
di Giovanni Panunzio
Non passa mese, non passa anno, non passa elezione che Silvio Berlusconi non tiri la Chiesa per la tonaca. E non passa mese, non passa anno, non passa elezione che molti cattolici non votino cavaliere. Niente di più farisaico, di più ipocrita.
Da una parte infatti Berlusconi usa la religione e le sue espressioni trafugate e derise - unto del Signore, allontana da me questo calice, vangelo secondo Silvio, portare la croce - per sottolineare con orgoglio e presunzione il suo ruolo di “uomo della provvidenza”. Dall'altra i credenti o creduli dimenticano che il cavaliere invece ha creato la televisione oscena, violenta e diseducativa che conosciamo e che sta rovinando i nostri figli. Se poi questa tv è uguale a quella di altri Paesi, si dà il caso che solo in Italia il suo fautore possa essere anche Capo di governo.
Ma c'è di peggio. Berlusconi è il primo editore che guadagna milioni dai sedicenti operatori dell'occulto: una “corte dei miracoli” composta da 600 ciarlatani, pubblicizzati da un paio di società del cavaliere, che sfruttano le disgrazie dei deboli e delle famiglie per denaro. È proprio questo l'aspetto più incoerente per i laici e i religiosi che votano Berlusconi: una parte di quel denaro, infatti, finisce nei conti correnti della sua famiglia.
Qualcuno risponderà che non c'è niente di male se un imprenditore raccoglie soldi dove capita. Certo, pecunia non olet, come disse Vespasiano per la tassa sui vespasiani. Ma il problema non è commerciale, né olfattivo: è politico, morale. Chissà se quel qualcuno è disposto anche a negare che il business dei “maghi” è il più fetido che esista alla luce del sole!
Per i cristiani che votano cavaliere il male c'è perché non manca occasione in cui Berlusconi sostiene di non voler mettere le mani nelle tasche dei cittadini, mentre ogni giorno, ogni mese, ogni anno fa esattamente il contrario con gli “operatori dell'occulto”. Quando la Chiesa parla di tutela dei valori, della vita, della famiglia, possiamo sorvolare sui sedicenti maghi e sul loro devastante mercimonio, così anticattolico, così anticristiano?
Gesù Cristo ha detto «a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio». Stavolta però dietro l'euro non vi è l'effige del Cesare di turno, bensì il sacrificio di persone e credenti che non meritano “uomini della provvidenza” improvvisati, perché non meritano di essere sfruttati e gabbati prima, durante e dopo le campagne elettorali.
* insegnante di religione cattolica, fondatore del "Telefono Antiplagio”
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