domenica 6 aprile 2008
di Marco Murgia
Lo fa, non lo fa. Lo dice, non lo dice: alla fine l'unico petalo di Floris che resta in sospeso è proprio quello sulla sua candidatura alle regionali del 2009. Emilio da Cagliari non l'annuncia, ma lascia poco spazio all'immaginazione: il sindaco è pronto al grande salto, alla corsa contro l'uomo «che ha trasformato la Regione in una monarchia». Non l'accenna neppure, durante la convention del Popolo della Libertà alla Fiera: alla fine ripeterà che «serve l'appoggio di tutti». Ma chi lo conosce bene dice che non c'è un dubbio: si candiderà.
Intanto prepara il terreno: ricompatta le fila con Alleanza nazionale, dopo lo strappo sul Betile; saluta i Riformatori, fuori dalle liste del Popolo della Libertà per le elezioni del 13 e 14 «ma alleati importanti» sul versante regionale; omaggia l'Uds del cugino Mariolino, seduto in prima fila nelle poltrone rosse della sala congressi; si ricorda (ma con l'aiutino di un foglietto arrivato dalla sala) del Movimento per le Autonomie, «ultimi ma non certo per importanza». Soprattutto Floris alza il tiro: obiettivo numero uno, Renato Soru. Un ritornello continuo.
Ma nella scaletta di questo one man show in Fiera c'è anche lo spazio per la presentazione dei candidati al Parlamento. Alcuni: perchè Salvatore Cicu, ad esempio, è impegnato in un altro incontro con gli elettori, fissato sempre a Cagliari alla stessa ora; Mauro Pili è a Portovesme, in contemporanea, a presentare il suo piano energetico; Settimo Nizzi e Fedele Sanciu sono a Olbia per una convention elettorale organizzata dal Nuovo Psi. Manca anche Luca Barbareschi. Dov'è, in Sardegna a cercare voti oppure altrove? Tanto che importa? Dunque è il grande sparpaglio, ma l'appuntamento che conta è questo di Cagliari. Allora, parole di Floris, è importante «conoscere anche le facce» di chi si manderà a Roma dalla Sardegna.
Giustissimo iniziare dal giornalista Piero Testoni, sicuro per la Camera: sardo di nascita ma lontano dall'isola da 40 anni, con passaggi non frequenti per le vacanze. Sconosciuto ai più: è uno degli uscenti e userà questo collegio come trampolino per rientrare in Parlamento. Poco più di un minuto per ribadire lo slogan che «se non si rialza la Sardegna non si rialza neanche l'Italia»: importante ricordarlo «anche in vista delle elezioni regionali».
Spazio anche per Filippo Saltamartini, il segretario del sindacato di polizia imposto da Gianfranco Fini: mette in evidenza di essere un funzionario di polizia «mentre nel Pd c'è la candidatura di uno che ha ucciso un poliziotto». Per la Sardegna, neanche un accenno, neppure nel «viva l'Italia, viva il Pdl» con cui chiude il suo intervento. Applausi tiepidi.
L'ovazione è tutta per Ada Lai, la superdirigente del Comune in lizza al tredicesimo posto per Montecitorio e quindi per niente certa di arrivare a Roma. Però è lei il vero motorino della campagna elettorale cagliaritana. Anche la convention è farina del suo sacco: vista la partecipazione (bissa quella di un convegno organizzato al T-Hotel in un giorno feriale alle cinque del pomeriggio) diventa evidente che la sua candidatura di servizio è strettissima, sprecata per fare spazio ai paracadutati. Avrebbero dovuto fare meglio i calcoli, nel Pdl. Lei abbozza, sorride e chiede «a tutte le donne presenti di andare a votare compatte». Senza dimenticare «di convincere chi non è in questa sala».
C'è spazio anche per Antonella Zedda, quindicesima in lista. Giovane di An, corteggiata politicamente dal sindaco, rifiuta cortesemente: «Non posso abbandonare chi mi ha permesso di fare politica negli ultimi dieci anni; continuerò a farla nelle università e in mezzo alla gente». Ha il piglio giusto e un futuro assicurato: appunto, per ora Roma resta un sogno. Come per Davide Billai, diciottesimo in lista: per ora si accontenta delle amministrative ad Assemini.
Dopo i giovani è il turno dei coordinatori regionali. Piergiorgio Massidda, che rischia le corde vocali per attaccare Veltroni e Soru, fa sorridere tutti per la raucedine urlata: la grinta è quella di sempre. Poi Mariano Delogu: da avvocato stigmatizza gli avvisi di garanzia arrivati due giorni fa in Comune dalla Procura per Tuvixeddu: «Soru ha incaricato di far denunciare dalla Guardia forestale, che dipende da lui, i suoi avversari: con tutte le denunce a suo carico cerca il mal comune e mezzo gaudio»
Da politico alliscia i Riformatori: «Non sono presenti in questa competizione ma ci hanno assicurato il loro sostegno in futuro. Ricordo il lavoro fatto a Roma con Massimo Fantola: una collaborazione proficua, vanificata dai voti negativi per ordine di scuderia dei parlamentari sardi del centrosinistra». Evidentemente non era abbastanza: Fantola resta fuori dai giochi. Ma qui guardano tutti al 2009: l'avversario è Soru.
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