domenica 6 aprile 2008
Lettere.
di Maria Rosaria Casula
Stamattina, 5 aprile 2008 alle ore 10,52, in seguito alla pubblicazione sul periodico l'altra Voce (direttore Giorgio Melis) di una mia lettera in cui descrivevo, con stupore, le modalità con cui la concessionaria pubblicitaria de L'Unione Sarda (PBM) ha affrontato una mia richiesta d'acquisto di uno spazio pubblicitario sul quotidiano sardo più venduto, sono stata contattata telefonicamente dal sig. Pisano dell'Unione Sarda.
La conversazione è durata circa 10 minuti, in cui Pisano, con voce e contenuti intimidatori, ha insinuato che nella pagina 12 del settimanale l'altra Voce ho dichiarato il falso, e mi ha chiesto se avessi capito bene il costo della pagina. Ha affermato inoltre che la PBM per 1.750 euro non solleva neanche la penna (invece mi ritrovo delle fatture di circa 160 euro).
Ho tentato di rispiegare l'evolversi degli accordi con l'operatrice PBM, ma la capacità dialettica di Pisano primeggiava con tempo urgente rispetto al mio lento e paziente. Infine gli ho domandato «Ma allora ho capito male io la tariffa?» e lui ha risposto «No… lei ha capito bene, ma si ricordi che la PBM lavora per il dio denaro».
Gentilissimo Pisano, fortunatamente l'Alzheimer non si è ancora impadronito delle mie facoltà mentali. Piuttosto l'operatrice PBM, la quale ha aderito all'iniziativa, dovrebbe essere maggiormente informata sull'applicazione delle tariffe riguardo le pubblicazioni, in quanto considero poco professionale una comunicazione in cui il cliente vien fatto equivocabilmente passare dalla parte del torto!
In conclusione le ricordo che ho desiderato pubblicizzare l'apertura di un centro d'ascolto-consulenza sul disagio e terapia, sul quotidiano più venduto in Sardegna, in collaborazione con alcune società sponsorizzanti, ignorando (come lei ha definito) il dio denaro che a quanto pare si contrappone all'articolo 21 della Costituzione Italiana.
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