domenica 6 aprile 2008
Lettere.
di Giuseppe Macciotta
L'avvocato Giuseppe Macciotta ha presentato querela per diffamazione contro due consiglieri regionali di An, Mario Diana e Antonello Liori, per una vicenda che aveva suscitato a suo tempo notevole clamore. Secondo Diana e Liori, Macciotta aveva incassato come acconto un milione 200 mila euro per prestazioni professionali richieste dalla Regione e dal presidente Soru in particolare.
La vicenda in oggetto trae spunto da una presunta interrogazione presentata dagli onorevoli Liori e Diana, della quale gli stessi danno notizia agli organi di informazione nella giornata del 22 dicembre dello scorso anno, attraverso un comunicato stampa. In realtà, come si vedrà, a quella data i consiglieri regionali interroganti non avevano formalmente presentato alcunchè. L'interrogazione, invero, viene presentata solo il successivo 3 gennaio 2008.
Con tale interpellanza, in termini di estrema sintesi, gli onorevoli Diana e Liori chiedevano spiegazioni «di un acconto di 1.200.000 euro sulle parcelle di un noto studio legale cagliaritano che sarebbe stato liquidato nei giorni scorsi». Nell'interrogazione, i due consiglieri regionali facevano notare che l'amministrazione regionale «è solita, nonostante sia dotata di un proprio ufficio legale, rivolgersi a consulenti esterni per farsi tutelare nei procedimenti giudiziari in cui è coinvolta e che di norma affida tali consulenze al medesimo studio legale» ….
I due consiglieri nel testo dell'interrogazione chiedevano inoltre se fosse vero che «che il titolare di un certo studio legale avrebbe accompagnato il governatore nel suo recente colloquio con i pm della procura di Cagliari nell'ambito dell'inchiesta sull'appalto della pubblicità istituzionale e, in caso affermativo, vorrebbero sapere in quale veste».
A questo punto seguiva il vero e proprio “attacco” diffamatorio dei due consiglieri regionali nei confronti sia del dott. Soru che del sottoscritto: «il presidente della Regione è attualmente coinvolto in procedimenti giudiziari di natura personale relativi alle sue funzioni istituzionali, dunque diversi e distinti da quelli riguardanti l'amministrazione». Per questa ragione, chiedono a Soru «se è vero che la Regione avrebbe liquidato l'acconto, se è vero che lo studio legale destinatario della somma è anche suo consulente personale, nonché consulente di un'impresa che avrebbe in corso procedimenti giudiziari contro l'amministrazione regionale, nei quali sarebbe solito farsi sostituire al fine di non apparire nelle vesti di parte avversa».
A seguito della comunicazione agli organi di informazione, veniva pubblicato il 23 dicembre su La Nuova Sardegna un lungo e dettagliato articolo sulla vicenda (riassunto nella citazione che ho inviato) nonchè un articolo più sintetico su L'Unione Sarda. Nel contesto di detti articoli, riprendendosi il testo dell'interrogazione, si asseriva in sostanza che mi sarebbe stato liquidato dalla Regione Sardegna un acconto (?) di 1.200.000 euro per prestazioni professionali che avrei reso personalmente a favore del dott. Soru.
La giornata successiva La Nuova Sardegna ha pubblicato un mia lunga e dettagliata lettera di smentita. Dopo tale smentita i due onorevoli, che come detto solo il successivo 2 gennaio hanno depositato l'interrogazione, sono scomparsi senza mai replicare alle mie precise affermazioni. Poichè tutte le circostanze essposte nel'interrogazione, come i due consiglieri avrebbero potuto agevolmente accertare nella loro qualità, sono radicalmente false, non avendo io mai percepito tale importo dalla Regione, men che meno per prestazioni rese personalmente al dott. Soru, ho querelato i due consiglieri, notificando loro altresì un atto di citazione nell'ambito del quale chiedo loro un milione di euro a titolo di risarcimento del danno da devolvere, ovviamente, a fini benefici.
Nel contesto della querela e dell'atto di citazione ho allegato una dichiarazione della ragioneria della Regione che certifica i miei compensi percepiti dalla Regione nei quattro anni di presidenza Soru (poco più di centocinquantamila euro per tutte le attività sia giudiziali che stragiudiziali), esponendo le mie tesi sulla insussistenza di alcuna garanzia di impunità a favore dei due derivante dalla loro carica pubblica.
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