domenica 6 aprile 2008
di Cinzia Isola
Stavolta non deve averla presa bene. Sempre cauto e moderatamente silenzioso, il presidente Soru rompe gli indugi e parla. «Il sindaco di Cagliari fa prevalere il proprio personale interesse elettorale sull'interesse degli abitanti di Sant'Elia, degli studenti delle imprese e dell'intera città». Un attacco frontale all'ex “complice” Emilio Floris. Insieme stavano progettando il colpo grosso per la città: il master plan su Sant'Elia, riqualificazione del quartiere e il museo Betile, ma anche il nuovo campus universitario di viale La Playa. Tutto previsto nell'accordo di programma da circa 200 milioni di euro per Cagliari.
Ma l'allegra brigata è durata poco: Floris ha, come si dice, segau is paperis. All'aria il tavolo delle trattative. Insomma, la Regione fa gli sgarbi istituzionali, “gli sgambetti”. Inevitabile che Floris inciampi. Con le mani avanti: per non cadere, ma soprattutto per entrare ufficialmente in campagna elettorale.
L'assist giudiziario della Procura si presta ad accelerare i tempi: il cantiere del parco archeologico sarebbe finito sotto sequestro per - reato ipotizzato - violazione delle norme paesaggistiche. E non è finita: l'altra mattina due avvisi di garanzia sono stati recapitati in Municipio. Erano indirizzati a due funzionari comunali: il dirigente dell'area gestione del territorio (responsabile del procedimento del cantiere Tuvixeddu) e il direttore dei lavori per conto del Comune.
Apriti cielo: piombato d'urgenza in commissione urbanistica (presieduta da Massimiliano Tavolacci), il sindaco Floris ha tuonato: «Questi sono sgambetti, questa non è leale collaborazione: invito la maggioranza e il Consiglio a sospendere tutte le procedure relative all'accordo di programma».
La replica del presidente Soru non si è fatta attendere: «Il Corpo forestale e di vigilanza ambientale ha eseguito controlli sui lavori svolti da un'impresa privata nel colle di Tuvixeddu secondo le sue prerogative e facendo il proprio dovere per fare rispettare le regole, dopo diverse denunce e la segnalazione della commissione regionale del paesaggio. Il sindaco si dice offeso per questo, ed è come se i cittadini se la prendessero con lui per le multe dei vigili urbani, rinunciando così a investimenti pubblici per circa 220 milioni di euro».
Nefasti furono i tumulti sulla necropoli. Ci mancavano solo le fioriere: di cemento o pietra? Per non sbagliare una pietra la mette pure Floris. Ma sull'accordo di programma. Con buona pace dei malumori striscianti in maggioranza. Del resto da giorni, vox populi, si parla di candidatura alle regionali per il sindaco. Un incarico che va conquistato in battaglia. Soprattutto per convincere tutti i mandanti. E l'Alleanza nazionale che seguendo il filone del “partito unico” rischia di perdere il filo. Disperdendo le fila di una base militante orgogliosa e poco coinvolta nella fusione a freddo con Forza Italia.
Un mandato che, nella convention del Popolo delle libertà, ieri mattina, potrebbe essere stato legittimato coram populo. Proprio quando Mariano Delogu, già due volte sindaco e esponente di spicco di An, dice: «Qui mi sento a casa». Prima dell'elogio all'amico Emilio, «che governa con successo la città». Un successo che si rinnoverà «se si candiderà verso altri traguardi, come io mi auguro». Se non è un investitura, poco ci manca. E se il prezzo di questa medaglia conquistata in battaglia sarà il futuro di Sant'Elia… La politica spesso segue logiche di opportunismo più che di opportunità.
Ma stavolta la Regione e il presidente Soru hanno perso l'appoggio del grande mediatore istituzionale Gianni Campus, assessore comunale all'urbanistica. Diplomatico d'eccellenza in questa difficile trattativa tra Comune e Regione, si dice deluso. «Certo che sono dispiaciuto: ho fatto tanto per annodare due pezzi separati di una corda e quando si giunge ad una forma di “pace”, arriva qualcuno con una forbice e rompe tutto».
Debole la valenza giudiziaria dell'inchiesta: «Lo ha spiegato bene l'avvocato Delogu», commenta Campus, «la questione è irrilevante: ci sono pietre anziché cemento: e allora?». Insomma si poteva chiudere un occhio. Del resto, avverte Campus, «se anche io mi fossi messo a fare le pulci ai progetti della Regione in città, ne avrei trovato da contestare».
Insomma per il Popolo delle libertà, la campagna elettorale non c'entra niente. Diversa l'opinione dell'opposizione in Consiglio comunale. «Desta sconcerto e appare come un atto incomprensibile ai cagliaritani e alla collettività sarda, visti i rilevanti aspetti sociali ed economici dell'intera vicenda». Lo hanno scritto i consiglieri Claudio Cugusi, Ninni De Pau, Andrea Scano, Marisa De Pau, Gialeto Floris e Giorgio Cugusi: «Il fatto che un dirigente e un funzionario del Comune siano indagati nell'ambito di un'inchiesta penale aperta da tempo sui lavori pubblici a Tuvixeddu, nulla ha e deve avere a che fare con la decisione politica del Comune e della Regione di riqualificare con risorse finanziarie ingenti e col concorso dello Stato un'area della città caratterizzata da un grande disagio sociale».
Dello stesso avviso Chicco Porcu, consigliere regionale del Pd: «Il master plan su Sant'Elia e gli altri fondamentali interventi come il museo Betile e il nuovo campus universitario di viale La Playa, previsti nell'accordo di programma da 180 milioni di euro per Cagliari, non appartengono a una classe politica, ma ai cittadini di Cagliari e occorre fare il possibile per sottrarli da tutte le strumentalizzazioni della campagna elettorale».
Poi, l'appello affinché «ognuno faccia la propria parte perché questa grande opportunità per Sant'Elia e per Cagliari tutta non venga persa. Questo intervento, infatti, porterebbe innegabili vantaggi sociali, economici e occupazionali. Legare lo stop ad altre vicende, quali quella di Tuvixeddu, o ad azioni di organi indipendenti come la magistratura è improprio». «La concomitanza della campagna elettorale non agevola di certo la serenità della discussione. Per questo», conclude Porcu, «ritengo che sarebbe opportuno affrontare l'argomento subito dopo le imminenti elezioni politiche, così da sottrarlo alla competizione politica che, inevitabilmente, crea distorsioni e fraintendimenti».
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