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domenica 6 aprile 2008

Soru-complotto a mezzo Forestale
contro il Floris-furioso: sveglia,
l'unico colpito dai ranger è stato
il presidente, senza protestare

di Giorgio Melis

Un'altra settimana. Di passione? Di strazio, straziante, sgradevole. Non bastasse la litania dei brogli (gli unici arrestati, pochi giorni fa, scrutatori siciliani che avevano barato nelle urne per una lista del centrodestra), Berlusconi ora se la prende con le schede facendo la figura del pirla. Il “lenzuolino” orizzontale che ci sarà consegnato nei seggi è quello voluto da lui e Pisanu nel 2006: non riconosce neanche le leggi che ha scritto. Non bastasse, tira per la giacca Napolitano contestando Amato che si è davvero infuriato. Così l'Italia appare nel mondo peggio dello Zimbawe.

Caso classico di involontario tafazzismo del Cavaliere. Mentre il suo ex ministro dell'interno non dice una parola: non c'è peggior sardo di chi non vuol sentire. Pisanu era a Cagliari, a spiegare ai suoi il nuovo corso dell'autonomia. A guidarlo in Parlamento, in rappresentanza dei sardi, saranno Luca Barbareschi che arriverà a Montecitorio in volo a vela dopo aver esplorato ogni metro dell'isola strambando da par suo. Il poliziotto-sindacalista Saltamartini che non si è capito se sia laziale o abruzzese: per non sbagliare neanche cita la Sardegna nel discorso di accettazione. L'architetto Paolo Vella trapiantato tra Sassari e Gallura con un unico titolo “politico” che gli varrà l'elezione: aver firmato, quasi prima che gli fossero presentati, i progetti per i lavori abusivi a Villa Certosa, dov'è di casa sotto tutti gli aspetti e dove potrà, da deputato, firmare quel che gli chiederà Berlusconi.

Piero Testoni sardo di nascita, estraneo da 40 anni tranne qualche rara vacanza, è nipote d'arte, essendo figlio di una zia di Francesco Cossiga, cui ha prestato opera non eccelsa di biografo mentre diventava il braccio destro di Romano Comincioli, il vicerè dei sardi dal 1994 per volontà del Cavaliere, di cui era faccendiere per gli affari immobiliari con Flavio Carboni, l'amico del cuore di Pisanu. Da questa legione straniera escludiamo Giuseppe Cossiga: come figlio del Presidente Emerito fruisce della “legge del ritorno”, benché sappia della Sardegna poco più di Barbareschi.

Per fortuna, i brogli immaginari e le schede “confuse” denunciate da Berlusconi sono pareggiate qui dai pacchi e intrugli tragicomici dell'umorista involontario Emilio Floris. Era in grande spolvero alla Fiera, dove la vera padrona di casa è la zarina Ada Lai, che organizza tutto e tira più di tutti: infatti è in lista con l'unico incarico di non essere eletta benché sarebbe la più gettonata. È la democrazia della destra, gente. Tanti stranieri, nessuna donna. L''unica che sarebbe sicuramente eletta, è messa da parte con la sua attiva complicità: a fare da specchietto per le allodole. Fra la zarina e questo deprimente Emilio Floris, mille volte meglio lei.

il sindaco Floris sta per annunciare la candidatura per le regionali del 2009? Yes, week-end

Si attendeva l'annuncio della candidatura (a perdere) del sindaco per le regionali. Ha rinviato, forse dopo essersi consultato col cugino Mariolino al capolinea, che per obblighi di famiglia ora gli regge lo strascico (flowers forever? Grazie, no) il grande annuncio che farà crollare dalla sorpresa e dallo spavento i torrini bianchi del Municipio e rabbrividire Ottone Bacaredda. Si aspettava il suo “ok, go”, invece è finita come l'ha sbertucciato Bruno Olivieri in una vignetta sulfurea: “Yes, week-end”: sarà per un altro fine settimana, sindaco.

Se questo è un candidato-presidente all'altezza, aridatece Mauro Pili: sinceramente, perché al peggio non c'è limite. Allora, Floris firma l'accordo di programma che cambierà la faccia di Cagliari, risanerà Sant'Elia e con i nuovi palazzi ne farà un sito di eccellenza grazie al museo Betile, più altre opere incluso il campus universitario: una roba da 220 milioni già in cassa, disponibili, che possono dare una spinta formidabile all'attività edilizia. Che fa l'Emilio furioso? Blocca (ma può, è legittimo, o solo arroganza indebita e illecita?) il programma firmato perché a due funzionari comunali sono arrivati avvisi di garanzia per lavori irregolari (presunti) svolti da un'impresa privata nel colle di Tuvixeddu.

L'Emilio gladiatore da anfiteatro-Ikea (altro capolavoro della destra, grazie a Delogu e all'impunito sovrintendente Santoni), si è offeso per l'inchiesta sui due funzionari: come se avessero preso a calci lui. Lesa maestà floreale. Un oltraggio istituzionale. Sapete perché? La segnalazione è arrivato in Procura dalla Forestale, che fa questo di mestiere, benissimo. Ergo, il mandante è Renato Soru: non ci parlo più. Un infantilismo tracotante da ricacciargli in gola anche prendendolo per i fondelli. Tutto strumentale, si capisce. La segnalazione dalla Forestale è di parecchi mesi fa, i due avvisi di garanzia (annunciati da fonte non sospetta, anzi amicissima: L'Unione Sarda) risale a un mese fa: ora c'è stata solo la formalizzazione. Ma poi, cosa c'entrano Sant'Elia, il Betile, il campus con Tuvixeddu?

E poi, il sindaco reagisce così a un provvedimento di routine della Procura, dopo una segnalazione dovuta della Forestale, corpo di polizia ambientale? Questo sarebbe un sindaco e un aspirante presidente della Regione. Ragisce come un bamboccio indispettito per un atto marginale, del tutto estraneo al programma che ha appena firmato e ora vuole sabotare?

È solo un pretesto, si capisce fin troppo. Perché ormai tutti vedono che la nuova grande Cagliari la sta creando Soru nonostante il sindaco. Il quale sa solo dire no alla metropolitana di superficie sognando tunnel folli sotto il porto, imporre parcheggi che restano vuoti, incentivare l'edilizia di lusso cancellando quella accessibile, tentare di regalare a ogni costo lo stadio al pregiudicato Cellino. Le cose stanno così e lui fa la figura dell'inutile travicello mentre Soru gli mangia la pastasciutta in testa. Ne mostra la livida inerzia passata (il Poetto distrutto, Molentargius abbandonato mentre lui governava e i suoi amici comandavano alla Regione, Provincia anche a Quartu: con danni totalizzanti) e presente, ma avviando Cagliari a futuro inimmaginabile anche pochi anni fa.

Emilio «non è cosa», diceva qualche decennio fa una persona che lo conosceva meglio di tutti. Lo sta dimostrando. Anche coprendosi di ridicolo. Accusa Soru di sgarbo perché la Forestale (come fosse una sua polizia privata) ha fatto i rilievi a Tuvixeddu (per i lavori di un'impresa privata: non del Comune, si badi bene) che hanno messo in moto la Procura. Un oltraggio da lavare nel sangue: bloccando il più grande programma di lavori che Cagliari abbia mai visto, già finanziati, da mezzo secolo.

Il poverino patisce anche di disastrosa amnesia, come il suo Capo l'ossessione dei brogli: in realtà sospetti d'essere stati compiuti in altra direzione. Inclusi la misteriosa scomparsa delle schede bianche e lo stop notturno dei risultati elettorali del 2006 mentre il ministro Pisanu lasciava il Viminale per conferire col Capo nella sua residenza privata, a palazzo Grazioli.

In concreto, Floris accusa Soru di aver scatenato la Forestale. Il presidente gli risponde: come se i cagliaritani si offendessero col sindaco per le multe appioppate dai vigili urbani. C'è di più e di ben più ridicolizzante. Il presunto “padrone” della Forestale è stato ben prima “vittima” diretta del Corpo che dipende dalla Regione, dunque da lui. Quand'era stato appena eletto, Soru fu multato per un'ispezione pregressa nel terreno dove sorge la sua villa a Villasimius. Motivazione: aveva fatto sradicare diversi eucaliptus (peraltro orrendi e rinsecchiti da decenni) per sostituirli con essenze locali di pregio. Il responsabile dei lavori non aveva chiesto l'autorizzazione e il proprietario del terreno (cioè Soru) venne regolarmente multato. Senza che alcuno gli sentisse dire che l'ispezione era stata (come si è sempre sospettato) sollecitata da altri dopo l'annuncio della sua candidatura.

Avete capito, la figura barbina di questo patetico Emilietto? Solleva un casino per un'ispezione non a lui o alla sua famiglia e neanche al Comune ma a un privato, blocca un programma enorme perché ritiene che la Forestale abbia fatto il suo dovere (come da poco a Santa Teresa, clamorosamente) istigata da Soru. Di solito si sospettano altri di atti di cui si è capaci o che si sarebbero compiuti, avendone la possibilità. Ma Floris risulta un poveretto anche su questo punto. Non ha trovato un cane, neanche la fida e vispa Ada Lai, a impedirgli di mettere il piede nella cacca accusando Soru di congiura a mezzo Forestale. Nessuno gli ha infatti ricordato che proprio Soru, in casa sua, era stato ispezionato, contestato e multato proprio dalla Forestale e quando era già presidente. “Conciliando”, ovvero accettando la sanzione, senza un filo di protesta.

Ora arriva questo sindaco, aspirante sfidante elettorale, che solleva un vespaio enorme e indecente, benché la faccenda non riguardi il piano firmato e il procedimento Forestale-Procura non sfiori lui, la sacra famiglia o il Comune. Solo un'impresa privata, sperando che non sia di grandissimi amici. Bene, “yes, week end”, sindaco: Soru potrà solo ringraziare di gareggiare senza sfidante. Ripetiamo: aridatece Mauretto. Benché insista sulla contiguità tra il Cervino e Monte Urpinu dominanti il noto lago alpino Molentargius, è ancora preferibile a “passion flowers”.


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