domenica 6 aprile 2008
di Cinzia Isola
Lo aveva annunciato, e lo ha fatto. «Parlerò di viale Trento». Così aveva anticipato Floris, solleticando la curiosità intorno al suo futuro politico. Ma più che parlare di viale Trento e della sua vociferata candidatura alle regionali, il sindaco Emilio Floris ha preferito “sparlare” di Soru. La platea è quella giusta. E, ad essere maliziosi, non aspettava altro. Lo dimostra un fatto: i più applauditi non sono stati i candidati, ma le stoccate contro il governatore. Frecciate disseminate qua e la, ma durante tutto l'intervento.
Aveva l'aria di un vero e proprio comizio, quello del sindaco. Ma più che la chiamata alle politiche nel nome di Silvio Berlusconi, sembravano i preliminari delle regionali. E Floris, più che impegnato a gestire il raduno ben riuscito del Popolo delle Libertà, sembrava preparato e in progress per l'affondo a Soru. Il terreno è ancora brullo, ma arato ad hoc dall'exploit di ieri: alla notizia degli avvisi di garanzia ai due funzionari comunali sul caso Tuvixeddu, Floris ha fatto saltare l'accordo di programma sottoscritto pochi giorni fa con Soru.
Il futuro del campus universitario e di Sant'Elia, riqualificazione del quartiere e museo, sono stati messi “in quarantena”. Sicuramente non si dispera Alleanza nazionale, che senza troppi giri e raggiri aveva manifestato chiaramente la sua avversione alla realizzazione del Betile. È vero: questa è la convention del Popolo delle libertà, ma lo sanno tutti: una vittoria del centrodestra alle politiche, nell'isola, coinciderebbe con una sconfitta per Soru. In quest'ottica diventa tutto più chiaro: l'obiettivo numero uno (le politiche) coincide con l'obiettivo numero due (le regionali).
Quindi, la convention. La duplice convention. E la rinnovata “santa alleanza” con i partiti minori, gli esclusi e le new entry. È puntuale il popolo delle libertà: poco dopo le 10 la sala del Palacongressi della Fiera è già stracolma. Molti rappresentanti istituzionali: consiglieri comunali e circoscrizionali non mancano all'appello. Dopo il flop di giovedì scorso (il comizio di Fini si ferma a quota 2.500 presenze), l'appuntamento è un riscatto ben riuscito.
A colpo d'occhio l'immagine è sobria: pochi giovani, molta mezza età e poche donne. Colpisce invece la “riserva indiana” che si ritaglia l'Uds di Mario Floris. Marca un territorio in sala, con le sue bandierine bianche a fare quadrato intorno ai numerosi supporters. Numeri che peseranno per rientrare nell'obiettivo due (le regionali). Non a caso Mariolino, sigaro d'ordinanza tra le dita, si siede in prima fila. Con aria circospetta e sguardo costantemente rivolto verso il basso. Solo qualche cenno misurato, quando in più di un'occasione sarà tirato in ballo dal Floris sindaco.
Ma le mire espansionistiche del sindaco, intrattenitore d'eccellenza, si spingono ben oltre: parole edulcorate per i Riformatori, assenti in sala e dalle liste di Camera e Senato. La porta girevole della politica, non c'è dubbio, li riporterà all'ovile per la campagna regionale. Saluta e ringrazia tutti Emilio: la Democrazia cristiana e, salvandosi in corner, anche il Movimento per le autonomie.
Di candidatura non parla, Floris. Ma punta comunque la sua improvvisa vis polemica contro la Regione di Renato Soru: «Non dirò nulla, forse, ma quello che è successo ieri, la dice lunga sui rapporti tra le istituzioni». Ma siamo solo all'inizio. L'attacco al governatore, come lo chiamerà con tono di scherno a più riprese, tira. L'applauso è garantito se c'è di mezzo un attacco al «monarca assoluto».
Per introdurlo basta un semplice escamotage. Basta parlare di connubio, di legame infausto tra governo nazionale e governo regionale. Attaccare Prodi e colpire Soru. Inizia ironico quando parla di una Regione trasformata in monarchia «da non ricordo chi…». Ma poi l'elenco dei “misfatti” soriani è senza sosta. La salvacoste ha bloccato lo sviluppo della regione e della città: «chiedete agli operatori dell'edilizia cosa pensano del piano paesaggistico». La disoccupazione avanza: «La gente per strada mi ferma perché ha bisogno di un lavoro: lo sa questo - urla con voce rotta Floris - il governatore?». E la Regione che fa? Si chiede il sindaco oratore: «Probabilmente è impegnata a portare il Comune in tribunale».
Aveva detto di non volerne parlare, ma poi non resiste: «Può una città essere attrattiva perché c'è il Betile?». Tra le fila di An traspare orgoglio e soddisfazione. È il caso di insistere: «Quando è venuto a propormi il Betile - racconta Floris - dissi subito: non si fa, è uno schiaffo agli abitanti di Sant'Elia. L'ok era vincolato alla riqualificazione dell'intero quartiere». Ancora attacchi: Master&back, il G8 che svincola i vincoli e il metanodotto vantato da Soru ma progettato da Berlusconi e Pili tanti anni fa.
La foga è tanta, prima della pacata presentazione dei candidati presenti in sala. Tra gli “indigeni” i più apprezzati sono l'applauditissima Ada Lai e il simpatico, rauco e infervorato Piergiorgio Massidda. Alla fine l'assedio affettuoso di baci e abbracci è tutto per Emilio. Sindaco travestito da presentatore. E forse da candidato leader per la Regione.
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