sabato 5 aprile 2008
Interventi.
di Domenico Mura
La campagna elettorale prosegue a ritmi forsennati, quella che sembrava una vittoria schiacciante per Berlusconi sta iniziando a dare “pacatamente e serenamente” qualche chance di pareggio a Veltroni. Che cosa ha dato alla sinistra - o al centro sinistra, come si vuole - la possibilità se non di vincere almeno di pareggiare e quindi limitare i danni? Attenti osservatori della politica nazionale danno il merito di questo possibile ridimensionamento della vittoria di Berlusconi al fatto che Veltroni - sentendosi perdente dopo la crisi aperta da Mastella - ha sparigliato le carte, decidendo di correre da solo.
In effetti è stata una bella mossa quella di Walter: buttandosi alle spalle una coalizione lacerata, divisa e rissaiola, ha deciso di fagocitare chi ha voluto essere fagocitato, e salutando Bertinotti e Angius ha deciso di correre l'alea per fatti suoi: persa per persa, sarà colpa o merito suo.
A vedere e sentire la campagna elettorale sbarcata in Sardegna, con tutta la Giunta regionale a correre da uno stazzo all'altro, da capu 'e susu a capu 'e basciu, a vedere e sentire comizi e discorsi dai rappresentanti regionali e in particolare quelli del signore di Sanluri, pare di cogliere segnali - se non avvisi - di altre sorprendenti, e possibilmente imminenti, novità.
Se Veltroni perde in Sardegna, la colpa ricadrebbe su una sola persona: Soru e la sua politica regionale.
Ma se Veltroni in Sardegna non perde, e anzi vince, il merito è di una sola persona: Soru e la sua politica regionale.
A questo punto mister Tiscali si troverebbe di fronte a diverse problematiche, con una sola soluzione: andare a votare per le regionali subito, anche a giugno, magari accorpando le amministrative.
Occorre ricordare che la Regione non ha convocato ancora le elezioni amministrative, e non bisogna dimenticare che se c'è un referendum che incombe sulla legge salvacoste c'è n'è un altro sul tema dell'acqua. Sarebbe grave dimenticare che se il centrosinistra vince in Sardegna e perde (come amiamo dire da queste parti) nel continente, il governatore si ritroverebbe con una maggioranza traballante e fatta di ormai sempre più ex alleati nazionali, pronta a punire e vendicare la corsa solitaria di Veltroni.
Maggioranza traballante che non sarebbe una solida garanzia per affrontare la battaglia campale che lo aspetta sui Consorzi industriali, rimasta appesa per il rischio di far saltare finanziaria e governo regionale. Vi sono troppi se e troppi ma, che - conoscendo la raffinata intelligenza del nostro amato-odiato Renato Soru signore da Sanluri - potrebbero indurlo, copiando l'esempio di Veltroni, a compiere l'estremo gesto, magari mentre si spoglia l'esito del voto nazionale.
Ad urne ancora calde, non sorprenderebbe se l'amato-odiato Soru mandasse tutti a casa, e - dopo aver portato il Pd a vincere in Sardegna - passasse all'incasso per esigere il compenso regionale, a questo punto sicuramente congruo e certo.
Con una mossa degna di un abile biscazziere, vincerebbe su tutti i fronti: si liberebbe di alleati malsicuri e traballanti, rinvierebbe i referendum sine die, obbligherebbe il centrodestra a correre per sbarrargli la strada, e questi correndo rischierebbe di proporre un'alternativa perdente.
C'è un solo modo per sbarrare la strada del secondo mandato a Soru: proporre un altro Soru .Ovvero un leader con una figura ineccepibile e carismatica. Un leader che sicuramente dovrà essere un politico, ma non un politicante dell'ormai sempre più invisa Casta. Dovrà provenire dal mondo dell'imprenditoria e qui essere stato un manager. Insomma, al centrodestra per vincere occorre se non un clone almeno un replicante di mister Tiscali. Più che un programma di governo occorrerà una buona squadra, ma soprattutto almeno un anno di tempo per preparare la strada per la resa dei conti.
Del nostro eccentrico presidente possiamo dire tutto e il contrario di tutto, ma non è stupido, anzi è molto intelligente e scaltro: siamo disposti a scommettere che non darà ai nemici - che già oggi s'intravedono minacciosi - il tempo per scalzarlo dal palazzo di viale Trento 69.
Dare poco tempo gioca a suo favore, sciogliere il Consiglio con le urne calde significa non cederne nulla agli avversari. Poco tempo, quanto basta per issare nuovamente gli stendardi di guerra, stavolta quelli regionali, per chiedere un secondo mandato, e per difendere quanto fatto con il primo.
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