venerdì 4 aprile 2008
di Cinzia Isola
Sono passate da poco le 21 quando Walter Veltroni fa il suo ingresso trionfale in piazza Garibaldi. Una piazza che, sulle note del jovanottiano “Mi fido di te”, ha chiamato a raccolta non solo militanti e sostenitori, ma anche tanti curiosi. La questura stimerà la presenza di circa seimila persone, ma per gli organizzatori a gremire la piazza sono almeno in diecimila. Walter si aggiudica il primo round: non molto distante, in piazza del Carmine, Gianfranco Fini sta parlando davanti ad una platea - riferisce la questura - di 2.500 persone.
La linea scelta da Veltroni è quella del comizio senza attacchi agli avversari: dice che l'Alleanza nazionale, rappresentata a due passi da lui dal Fini parlante, attraversa un momento di grande difficoltà, ma spiegando le sue ragioni ne parla semplicemente in contrapposizione a quelle del «principale esponente dello schieramento a noi avverso». L'Anam è il Cavaliere, Silvio Berlusconi, che mai nel corso del comizio sarà nominato. E quando la gente inizia a fischiare l'innominato, Walter rimprovera i suoi supporters: «No, no, niente fischi: noi siamo la platea della civiltà».
Dal palco preferisce parlare di progetti, speranze e futuro. La sintesi del yes, we can d'importazione. Definisce «entusiasmante e bellissimo» il viaggio in Sardegna che è anche la 95esima tappa del suo tour attraverso lo Stivale. Cita i suoi compagni di viaggio nel giro per l'Isola, Antonello Cabras e Renato Soru. E quando si rivolge al presidente della Regione con un confidenziale «Come dicevo a Renato…», la piazza regala a Soru un rumoroso applauso al grido di “Renato, Renato”. A Sassari, il giorno prima, aveva ricevuto lo stesso riconoscimento.
Poi, si va oltre. Veltroni riprende il filo del discorso: «C'è chi ha detto che si rassegnerà a portare la croce di Palazzo Chigi. Ma quale croce, quale sacrificio: governare l'Italia è un onore, la cosa più bella che possa capitare». Parla di semplicità e tempo, il candidato premier del Partito democratico. Delle cose che in passato non si sono potute fare per colpa della frammentazione politica del centrosinistra. Della società italiana viziata dall'utilizzo improprio delle più o meno onorevoli conoscenze: «Vorrei un paese dove non serve conoscere nessuno per vedere riconosciuti i propri diritti». E osa parlare di doveri, argomento scomodo in campagna elettorale. Quando è più facile fare appello ai diritti e alle promesse dei cittadini.
Si appella al principio di legalità, Veltroni, quando sdegnato si riferisce al “principale esponente dello schieramento a noi avverso” che legittima l'evasione fiscale. In serata Veltroni ha visitato Polaris, il centro d'eccellenza per la ricerca di Pula. Dice che è meglio di Los Angeles, e parla dei ricercatori che guadagnano poco. Troppo poco per il loro valore, per il servizio che rendono al paese. «Un paese dove a breve qualcuno riceverà 500mila euro per stare dentro una casa (del Grande Fratello, ndr) dimostrando di non sapere fare niente, se non di stare sotto le telecamere».
E allora, spazio finalmente ai precari: «Il più grande e inaccettabile problema del nostro paese». Tanto da prendere un preciso impegno: «Nella prima seduta del Consiglio dei ministri via al compenso minimo legale: 1100 euro al mese». Veltroni ritorna poi sulla legalità e rivolto a mafiosi e camorristi, urla: «Noi non vogliamo il vostro voto». Anche perché al contrario degli avversari, «le elezioni non sono un fine, ma un mezzo per risollevare il paese». La piazza ascolta silenziosa, un silenzio rotto solo dagli applausi che sottolineano i momenti più intensi del Veltroni pensiero. Come quando parla di precari, di merito e impegno.
Dopo oltre un'ora di comizio, l'appello conclusivo: «La politica è bella se si vive insieme: ognuno di voi provi a convincere cinque persone». La gente, risponde con un applauso, l'ultimo della serata. Poi, come da copione, la colonna sonora finale del tour: l'Inno di Mameli. La stanchezza fisica non vince neppure quegli anziani presenti fin dalle otto di sera per salutare Walter. Non desistono neppure i giovani, particolarmente numerosi ieri sera. Generazioni unite nel coro finale di Fratelli d'Italia.
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