venerdì 4 aprile 2008
di Francesca Madrigali
Come esorcizzare l'ansia della prestazione e nel frattempo guadagnare popolarità: non si parla degli avventori di un bar o dei frequentatori di uno spogliatoio e via stereotipando, che elencano le loro conquiste passate presenti e future, ma di politica. Nel caso specifico, a dare i numeri è un politico inglese, tale Nick Clegg, da qualche mese leader dei liberal-democratici, piccolo ed eterno terzo partito della politica britannica. In un'intervista con l'edizione inglese della rivista GQ, questo signore ha risposto a tono alla domanda del giornalista Pier Morgan, ex-direttore del Daily Mirror: «Quante donne potrebbero affermare con certezza che lei è bravo a letto?». Risposta: «Non più di trenta», subito corretta: «…molte meno di trenta». Il tutto è stato rilanciato dalla stampa, dalla televisione, dalla rete e ha reso piuttosto popolare il leader liberale-democratico.
Ma davvero si fa politica così nella “perfida Albione”? Va ricordato che in Inghilterra il “tabloid” spopola in edicola, e che quindi gli argomenti e le domande un po' trash sono pressoché all'ordine del giorno: spesso le testate scandalistiche scoprono notizie assai interessanti, come è accaduto qualche giorno fa al domenicale News of the World, che ha pubblicato estratti di un video a luci rosse della durata di 5 ore in cui Max Mosley, presidente della Federazione internazionale dell'automobilismo, si diletta in un'orgia sadomaso a sfondo nazista con cinque prostitute.
Intanto il Guardian ha ripreso la dichiarazione di Clegg, con tanto di inchiesta (“Con quante donne o uomini, sei andato/a a letto, in vita tua? Trenta partner sessuali sono tanti, nell'arco di una vita? Troppi? Pochi?” ), e come al solito anche in Italia Repubblica.it l'ha messo in bella evidenza nella homepage. Evoluzioni del costume: ci allineiamo anche noi e anzi andiamo oltre, immaginando cosa potrebbe accadere in Italia se ai nostri politici di spicco, affannati e un po' depressi da questa campagna elettorale di scarsi entusiasmi, venisse posta la stessa domanda.
Solo per attimo, fatemi sognare: a parte il solito Berlusconi, che presumibilmente si ringalluzzirebbe tutto spiegando che anche lui trenta, al giorno però, è difficile immaginare, ad esempio, Veltroni con quel suo aplomb da curato di campagna che disquisisce di prestazioni amatoriali. Sarà la cronica mancanza di glamour comunicativo di quella parte politica, per tutta la gamma che va dal rosso più acceso al rosa più sbiadito? Anche il Partito Comunista dei Lavoratori infatti non scherza: il look tardo-sovietico di Marco Ferrando sembra più un richiamo alla canzone di quel cantante che pure lui ultimamente pratica la nobile arte dell'esternazione politica: “chi non lavora, non fa l'amore”.
Meno male che c'è la Santanchè (La Destra), la cui aria “Dominatrix” susciterebbe curiosità, alla quale però porre la domanda del numero dei partner sembrerebbe inutile in partenza: ha già dichiarato che lei “non la dà” (senza però fornire indicazioni cronologiche) e la sua antipatia per le posizioni “orizzontali”.
Una certa morigeratezza di costumi è evocata anche dal phisique du role di Flavia D'Angeli, della Sinistra Critica (o criptica o cinica, come letto in alcuni manifesti taroccati ma molto vox populi), e di Enrico Boselli del Partito Socialista, un po' tristanzuolo e rispettabile (e infatti hanno fatto di tutto per relegarlo in un angolo). Gli altri candidati premier, come il punitivo Giuliano Ferrara (lista “Aborto? No grazie”, superficiale nome che fa rimpiangere l'istituzione della censura almeno lessicale) o il truce Roberto Fiore di Forza Nuova, hanno invece un potere evocativo molto forte: ricordano le emozioni di quando a scuola veniva affibbiato un “non classificato”.
Ma oltre al sorriso che questi computi matematico-ormonali suscitano, le questioni sono due: il primo è che davvero anche il sesso può diventare argomento di una intervista a un uomo politico (anche se la rivista in questione è GQ, mica Micromega o simili), perché qualsiasi dettaglio è utile a “umanizzare” il professionista della politica, per conquistargli le simpatie dell'elettore e, soprattutto in questi tempi qualunquisti, non farlo apparire come un membro della “casta” ma piuttosto come uno di noi. E se diamo retta alle statistiche, l'inglese Clegg è ampiamente sopra la media (calcolata, in una indagine del 2007 condotta in 26 paesi su commissione della Durex, in 13 partner per gli uomini, 7 per le donne), a metà strada fra l'invidia e la speranza dell'uomo medio.
Il secondo pensiero stupendo, meno superfluo del primo, sull'argomento “quanti partner hai collezionato” riguarda il parere che gli esperti danno sulle risposte e il modo di fornirle: uno studio condotto nel 2005 dalla psicologa Norman Brown della University of Alberta riportava invece che gli uomini hanno una media di 31 partner, le donne di 9 scarsi, e che, vista la disparità, probabilmente tutti mentono. I primi, commenta la sessuologa, perché sono condizionati dal mito della conquista e prestazione sessuale e tendono a “gonfiare” il dato; le seconde perché ancora imprigionate in una immagine “virginale” e “immacolata” che renderebbe disdicevole l'esistenza di una libertà sessuale analoga.
Niente di particolarmente nuovo: solo la constatazione che l'elementare diritto di gestione del proprio corpo (riconosciuto agli uomini, che anzi ne fanno un motivo di vanto) è ancora lontano, per le donne di questo Terzo Millennio di (altre) libertà diffuse, destinate sempre ed eternamente a essere “o madonne o puttane”.
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