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venerdì 4 aprile 2008

Battere Veltroni anche al Senato
e notificare lo sfratto a Soru
Per Fini un mezzo flop al Carmine

di Marco Murgia

Tre obiettivi per il 13 e 14 aprile: battere Veltroni; vincere al Senato (e «in questo il ruolo della Sardegna è fondamentale»); dare così «il preavviso di sfratto a Soru per le regionali del 2009». È il ritornello buono per i cinque appuntamenti della giornata: a Olbia, Nuoro, Sassari, Oristano e Cagliari. Poi ci sono tre punti riassumibili nella formula “patria, famiglia, pressione fiscale”: non è quella storica, ma neanche Alleanza nazionale lo è. A dirla tutta non ci sarà nemmeno più, assorbita dal Popolo della Libertà: Gianfranco Fini lo sa e parte proprio da questo punto nel comizio di chiusura del tour elettorale sardo.

«Noi di An avremmo potuto alzare le nostre bandiere», in uno scatto di orgoglio, «ma avremmo peccato di miopia mettendo gli interessi di un partito davanti a quello della patria». Lo dice in piazza del Carmine, davanti a circa 2.500 persone, a molti vessilli di An e a moltissimi del Pdl. Si sarebbe potuto fare «ma questo è il momento di unirsi: una risposta vincente a una sfida difficile per aiutare questo paese a rialzarsi. Vinceremo, per quanti giri possa fare Veltroni con il suo pullman».

La spinta che potrebbe arrivare dall'isola è fondamentale, soprattutto per la gara a palazzo Madama: «Prendo solenne impegno», dice, «di dare una mano ai sardi per rimuovere la disparità che esiste dal punto di vista geografico: può essere compensata da una attenzione ancora più grande verso la Sardegna. Sarà doppia se a un futuro governo del Pdl si affiancherà anche un governo regionale della stessa coalizione». Niente di originale, sino a qui: è quanto ripetono da giorni anche gli esponenti del Partito democratico.

Spunta l'anima di An: su sicurezza e immigrazione

Però Fini è un vero politico: sa che nell'accorpamento con Forza Italia il suo vecchio partito è in minoranza. Non lo dice perché, recita lo slogan alle sue spalle, gli elettori possono stare «più sicuri, c'è Alleanza». Ha una doppia lettura: l'alleanza nel Pdl ma anche la sicurezza per i cittadini, cavallo di battaglia della ormai vecchia An. Cioè: siamo alleati con un altro partito ma i nostri valori sono quelli di sempre. E serve rimarcarli davanti a una piazza che ha visto comizi con ben altri numeri.

Allora la patria, i cui «interessi vanno messi davanti a quelli di un partito». Nel concetto di patria è compreso quello di sicurezza, «quella del cittadino ma anche quella sociale»: la prima è importante per «la criminalità e la paura che c'è nelle nostre città, determinata da leggi che sembrano fatte apposta per tutelare i diritti dei delinquenti e non quelli dei cittadini». Allora serve la certezza della pena - «chi sbaglia deve pagare» - e soprattutto «basta con il giustificazionismo di certa sinistra: la colpa non è della società ma delle persone». Argomento forte a Nuoro, dove il segretario aveva salutato Francesco Rocca, marito della donna uccisa a Gavoi una settimana fa.

Sicurezza è anche «rafforzare il controllo sul territorio»: con «politiche coerenti per riconoscere dignità a chi indossa una divisa». La commissione di inchiesta per i fatti del G8 a Genova? «Non serve: il mondo ha visto chi sono gli aggrediti e chi gli aggressori. Se poi qualcuno dentro una caserma è andato oltre il suo dovere e si è reso responsabile di comportamenti illegali, non c'è ombra di dubbio che ne deve rispondere davanti alla magistratura». Però «è impossibile mandare i ragazzi della Brigata Sassari a Napoli, riducendo un pezzo di storia del paese al ruolo di netturbino».

Piuttosto serve cambiare le leggi perché «a spaventare non è il carcere ma il lavoro: stiamo studiando pene alternative rispetto al carcere per i reati contro il patrimonio. Chi compie reati di questo tipo dovrebbe lavorare finché non è in grado di rifondere il danno. A scanso di equivoci», ma deve ripeterlo due volte, perché a parte della piazza la palla al piede piacerebbe, «a scanso di equivoci non parlo di lavori forzati ma di lavori socialmente utili». In primo piano gli immigrati clandestini: porte aperte «non a chi viene a cercare un lavoro, ma a chi viene perché il lavoro lo ha già».

Dirlo in Sardegna «è come guardare a un album di famiglia: quanti sono stati i sardi e gli italiani costretti ad andare a cercare fortuna all'estero? Si sono fatti una posizione prima rispettando i doveri e poi accampando i diritti». Non sarebbe proprio tutto così semplice, ma sulla piazza fa presa: allora «serve rafforzare la legge che porta anche il mio nome nel punto che riguarda l'effettività dell'espulsione. Oggi è più un'intimazione che un provvedimento esecutivo». Applausi.

L'emergenza sociale: pressione fiscale e famiglia

Cita Montanelli quando diceva che «la sinistra ama i poveri»: ma solo per dire che «li ama talmente tanto che li vuole aumentare». Ridono tutti, sotto e sopra il palco: dove trova posto tutto il gotha del Pdl, compreso Luca Barbareschi che sembra un gigante sino a quando non gli si affianca Mariano Delogu. C'è anche il sindaco Emilio Floris: pare che sabato voglia annunciare la sua candidatura per le regionali 2009.

Ridono sino a quando Fini non ricorda che «a sinistra, con gli studi di settore introdotti da Visco, partono dal presupposto che gli imprenditori e i lavoratori autonomi siano tutti evasori fiscali. Ma soffrono anche gli impiegati e gli operai». Servono «più soldi nelle tasche dei cittadini»: con il «pagamento dell'Iva quando si incassa la fattura, non quando la si rilascia»; con la «detassazione degli straordinari»; con «l'effettiva concordia tra capitale e lavoro»; con il passaggio dalle «tasse sul reddito della persona a una logica di tassazione sul reddito che implichi di conoscere se quel reddito è l'unico in una famiglia».

Deve essere, la famiglia, il valore centrale da cui ripartire: in cui anche gli anziani «possano essere mantenuti» e i giovani spinti a credere «nella gerarchia non del potere ma dei valori». Quindi «basta con la demagogia» del diploma o della laurea a tutti i costi ma «scuole dove viene premiata la meritocrazia: tutti uguali alla partenza ma arrivi solo chi ha davvero una marcia in più». Lo stesso vale per il mondo del lavoro: «Basta con la demagogia del contratto fisso e la condanna di quelli flessibili: quanti di quelli che ora hanno un contratto di sei o nove mesi prima ne avevano uno a tempo indeterminato? Nemmeno uno: allora pensiamo a invogliare i datori di lavoro a fare contratti stabili dopo il periodo di flessibilità». Qui però gli applausi sono molti di meno.

Costi della politica e coerenza: «Veltroni sbaglia»

Tema caldo, quello dei costi della politica: «Veltroni perde un'occasione per tacere quando dice “ridurremo il numero dei parlamentari”». L'argomento non può essere ridotto alla questione del numero di deputati e senatori, ma si estende anche agli emolumenti e al modo di amministrare: «I partiti facciano uno, due, tre passi indietro nella gestione della cosa pubblica. L'esempio è quello della sanità: i partiti discutano i piani regionali, ma non chi mettere alla guida di questo o quell'ospedale». Veltroni dirà la stessa cosa in piazza Garibaldi: si può fare, insomma.

Il duello a distanza continua: «A Veltroni che ci critica perché dice che siamo sempre gli stessi, diciamo che è un vanto: siamo insieme da 15 anni». Ecco l'altra valenza del voto: «Aiutiamo la sinistra: ma a essere più umile, a comprendere i problemi reali. Noi abbiamo fiducia negli italiani e quelli che ce l'hanno in noi non si sono mai pentiti». Cagliari è la dimostrazione, «da 15 anni governata dal centrodestra. Vogliamo dimostrarlo anche in Italia e l'anno prossimo di nuovo in Sardegna».

Applauso finale e bandiere al vento. Prossimo appuntamento importante: lunedì, con il candidato premier Silvio Berlusconi in piazza dei Centomila. Lo ricorda Piergiorgio Massidda scendendo dal palco: «Osiamo, senza paura: andate casa per casa», dice a chi lo saluta, «perché al Senato siamo così così». La verità viene fuori a riflettori spenti: con lustrini e pailletes già messi da parte.


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