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mercoledì 2 aprile 2008

Veltroni, non basta il “sardo è bello”
Oltre l'elettoralismo, il leader Pd
dovrà curare le piaghe nel suo partito

Arriva Veltroni, seguirà Berlusconi. Il leader del Pd è in grande spolvero, maneggia con consumata abilità l'informazione. Ma muove anche le corde giuste per arrivare alla testa e magari anche al cuore degli elettori sardi. Oggi e domani farà una full immersion interessante, preceduta dalle solite interviste a domicilio. Si sofferma molto su un tema che gli è (e ci è) caro: il bello, così importante per la Sardegna in termini di attrazione ambientale e turistica. Col grave torto che non sfama e occupa abbastanza braccia. Ma l'approccio è giusto: il futuro è di chi saprà preservare in ogni senso la risorsa naturalistica come materia prima dello sviluppo, in mancanza di altri materiali.

Ma Veltroni è realista anche se non crudo nel ricordare che questa scelta è resa obbligata dal venir meno dell'industrializzazione. Dallo spegnimento delle ciminiere, dalla fine di un epopea negativa che è stata pagata a durissimo prezzo (sociale, finanziario e umano) dai sardi e di cui Soru è chiamato a rispondere senza averne la più lontana responsabilità remota e recente. È stato un giro di boa che non può essere invertito.

Ma non per questo la strada di uno sviluppo diverso e alternativo è preclusa: anzi. L'arrivo del metano, il rilancio di iniziative produttive in settori diversi da quelli tradizionali, la valorizzazione del territorio preservandone l'unicità appartatata e il magnetismo esotico a un'ora di aereo da ogni capitale europea, sono fattori di sviluppo che richiederanno tempo: ma anche sicuri. Grazie al fatto che Renato Soru ha opposto il suo muro di ostinazione alla muraglia di cemento e mattoni dietro la quale si voleva e si vorrebbero rinserrare le coste della Sardegna. Con complicità serie e gravi del Pd, aggiuntive e gregarie di quelle dominanti della destra.

Sentiremo oggi Veltroni cos'avrà, se avrà, di specifico da proporre ai sardi per conquistarne il voto. Per supportare l'azione riformatrice, sia pure con errori e scarti, con la quale Soru ha rivoltato questa terra come un calzino e sta anche pagando la sua determinazione a non piegarsi alla conservazione e alla restaurazione devastante. Che è ben incistata anche nel centrosinistra. Se lo faccia spiegare, Veltroni: ascolti, senza limitarsi a parlare.

Un rinnovamento inesistente e talora un continuismo gerontocratico nelle liste e oltre, nelle istituzioni e amministrazioni. Il mancato ascolto della drammatica necessità di ricambio e rinnovamento da parte dei giovani e delle donne, l'indifferenza e la sordità di fronte a sogni e bisogni. La fortificazione attorno ai bunker del potere di super-caste come quella dei Consorzi industriali.

Si faccia dire dai suoi, Veltroni, come sono blindati e alleati con la destra nel superpartito-cupola dei Consorzi, grumo di potere perpetuo in cui i vecchi e nuovi partiti sono a braccetto, anzi insieme a tavola, con la destra e la peggior affar-politica. E per questo in lotta mortale non solo con Soru ma con gli interessi vitale della Sardegna. Non parli soltanto, Veltroni. Ascolti e si faccia dire di questa e altre vergogne: nelle quali i suoi luogotenenti nuragici sono immersi fino al collo e ben decisi a restarci.

(AV)


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