mercoledì 2 aprile 2008
Ora si apre un caso istituzionale davvero spinoso, intrigante: senza precedenti. Per la prima volta nella storia dell'autonomia, un presidente del Consiglio è rinviato a giudizio. Finisce alla sbarra per imputazioni pesanti, che investono addirittura una presunta malversazione di soldi pubblici ottenuti per contributi indebitamente (secondo l'accusa) incassati dallo Stato in complicità tra il personaggio istituzionale e varie persone. Una storiaccia in corso da quasi quattro anni, che ora trova un primo, pesante approdo col rinvio a giudizio di Giacomo Spissu. Vicenda delicata perché al momento dei fatti, Spissu era già consigliere regionale ed anche vicepresidente dell'assemblea.
C'è anche un delicato risvolto. Il ministero del Tesoro non ha atteso il lunghissimo iter dell'istruttoria penale. Dopo la sua inchiesta amministrativa, ha concluso in termini perentori: pollice verso per Spissu e i suoi presunti complici, richiesta di restituzione dei contributi erogati e sequestro di beni dei beneficiari presunti truffaldini. Il Tar regionale ha bloccato l'azione ministeriale ma il Gup di Sassari l'ha considerata non influente e ha disposto il rinvio a giudizio. Che Spissu intende affrontare senza alcuna intenzone di dimettersi.
Ma la questione non è solo giudiziaria e amministrativa. È anche politica. Per la gravità delle accuse, incluso il danno erariale che non è un aspetto secondario. Per il ruolo di Spissu. Che è, come chiunque, innocente fino a sentenza definitiva. Ma è in una posizione molto esposta per la credibilità del Consiglio. Anche per la natura dei reati ascrittigli. Per il giro di soldi pubblici che il ministero erogante ha ritenuto estorti dopo un'indagine documentale. In qualche modo, è un pre-giudizio negativo, anche se non certo decisivo nel processo penale. Non si può e deve anticipare un verdetto di colpevolezza, perché l'iter giudiziario avrà uno svolgimento diverso e protratto nel tempo.
Spissu aveva ufficiosamente lasciato intendere che non si sarebbe dimesso in caso di rinvio a giudizio. Neanche dopo l'azione risarcitoria del ministero delle Attività produttive. Ora conferma il suo atteggiamento, dichiarandosi innocente ed estraneo alla presunta truffa. Ma indubbiamente c'è un'esposizione privata e pubblica molto delicata. A questo punto gli sviluppi sono rimessi alla sensibilità del presidente, che sembra considerarla sostenibile e non penalizzante.
È improbabile che da parte dell'assemblea gli venga chiesta una rinuncia cautelare per il prestigio del Consiglio. Ma niente si può dire a questo punto. Incalzano le elezioni regionali e il clima potrebbe deteriorarsi. Dipenderà da tanti fattori ma si è ormai entrati in una fase di estrema incertezza, con incognite di ogni tipo. Se sviluppi significativi ci saranno, certamente sarà dopo le elezioni politiche. Comunque una botta pesante, che non riguarda solo la persona ma investe anche l'istituzione.
Per Giacomo Spissu, presidente del Consiglio dall'inizio della legislatura, il rinvio a giudizio per truffa aggravata in concorso è scattato a conclusione di una lunga battaglia procedurale. L'accusa contro il presidente rientra nell'ambito dell'inchiesta sul caso Gesam. Il presidente del Consiglio regionale comparirà davanti ai giudici del Tribunale di Sassari il 17 settembre: dovrà rispondere, insieme ad altri sette, dei finanziamenti pubblici ricevuti con il primo contratto d'area Sassari-Alghero-Porto Torres nel 2002 dalla società a responsabilità limitata che si occupa di raccolta di rifiuti. In quel periodo Spissu - che continua a proclamarsi estraneo alla vicenda delle presunte irregolarità - era amministratore della “Idea Impresa”, che predispose il business plan per la società.
Ieri nell'udienza davanti al giudice per le udienze preliminari Massimo Zaniboni gli avvocati della difesa hanno chiesto invano l'acquisizione agli atti di una recente sentenza del Tar che aveva respinto la richiesta di revoca del finanziamento del ministero delle Attività produttive. Finanziamento concesso alla Gesam - di cui Spissu è sospettato di essere socio occulto - per la costruzione dell'impianto di riciclaggio di rifiuti urbani e industriali nell'ambito del primo contratto d'area firmato nel Sassarese. Il gup non ha ritenuto rilevante ai fini dell'inchiesta la sentenza del Tribunale amministrativo regionale: quindi la decisione di accogliere la richiesta di rinvio a giudizio per gli otto imputati formulata dal pubblico ministero Gianni Caria. Secondo l'accusa, dopo le indagini portate avanti dalla Guardia di Finanza, la società avrebbe utilizzato solo una parte dei due milioni di euro ricevuti dallo Stato.
Oltre al presidente del Consiglio regionale, compariranno davanti al giudice anche il fondatore della Gesam, Luigi Greco, e gli ex soci Innocenzo Giannasi e Giampaolo Laconi; l'amministratore delegato della società Romolo Tilocca; Salvatore Orani, l'architetto che progettò lo stabilimento; il costruttore Antonio Filigheddu, titolare dell'impresa “La Conia”, e Francesco Armitano in qualità di rappresentante legale della ditta che fornì alla Gesam attrezzature e macchinari.
Sereno e sollevato Giacomo Spissu: «Si conclude dopo oltre due anni la fase di una vicenda alla quale, come ho già avuto modo di dire, sono estraneo». Il rinvio a giudizio sembra l'occasione che il presidente del parlamento sardo aspettava: «Si va finalmente davanti a un giudice al quale, non ho dubbi, potrò rappresentare tutte le ragioni della assoluta regolarità, liceità e legalità della condotta della società Idea Impresa, di cui ero amministratore e che ha svolto la consulenza per la Gesam: società sana e in piena attività».
Nessuna preoccupazione neanche per la decisione del gup, «avvenuta per ragioni tecnico procedimentali senza che fosse possibile sviluppare alcuna articolata attività difensiva». Il pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale dà comunque fiducia: «Davanti al giudice monocratico avrò modo di esporre tutte le mie buone ragioni, peraltro confermate in una recentissima sentenza del Tar Sardegna che, accolto il ricorso della Gesam, ha ritenuto regolari tutte le operazioni collegate all'investimento e ha respinto la richiesta di restituzione del finanziamento da parte del ministero delle Attività produttive, confermando la tesi che non vi è stata truffa né altre ipotesi di reato. Affronto perciò con molta serenità e anche con sollievo la conclusione di questa lunga fase, peraltro scontata: con la certezza e la fiducia che sarà fatta piena luce nella sede giudicante».
(AV)
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