mercoledì 2 aprile 2008
di Cinzia Isola
Bocce ferme a Tuvixeddu, in attesa della sentenza. L'invito del presidente del Consiglio di Stato è stato accolto dai legali delle parti in causa: lavori fermi su tutta l'area della necropoli fino alla decisione sul ricorso, attesa per il 30 maggio. Dopo lo stop dell'impresa Cocco sul fronte di viale Sant'avendrace, resteranno in stand by anche i cantieri del Comune, impegnato nella realizzazione del futuro parco archeologico, e quello di Coimpresa, Gruppo Cualbu, impegnata in un mega progetto edilizio. Il Consiglio di Stato deciderà entro un mese sulla sospensiva chiesta dalla Regione, dopo la sentenza del Tar Sardegna che a febbraio ha bloccato l'estensione dei vincoli su tutta l'area di Tuvixeddu. Il sito dove all'assedio e alle incursioni urbanistiche resiste la più grande necropoli fenicio-punica del Mediterraneo.
Ora è sceso in campo anche il Ministero per i beni culturali,che attraverso l´Avvocatura generale dello Stato ha preso le difese delle decisioni assunte dalla Regione. Ed è proprio nel corso dell'udienza tenutasi ieri a Roma che si è registrata la dura presa di posizione dell'organo istituzionale: il pool di giuristi specializzati che rappresenta e difende in giudizio l'amministrazione statale si è presentato all'udienza con una memoria e ha sostenuto la tesi della Regione criticando duramente giudici del Tribunale amministrativo. Giudici che - hanno sostenuto - travalicando le loro competenze si sono messi a fare gli archeologi e gli esperti del paesaggio.
Soddisfatta la Regione, in particolare per la posizione decisa assunta dal Ministero per i beni culturali e dalle principali associazioni ambientaliste, Italia Nostra e Legambiente. «Siamo convinti delle nostre buone ragioni per la tutela di un bene così importante per tutta la Sardegna», ha commentato a caldo il presidente Renato Soru. «Attendiamo serenamente la decisione del Consiglio di Stato». La tutela della necropoli e lo stop decisivo alla svolta urbanistica del colle potrebbe essere più vicina, ma il Comune non cede il passo: «L'amministrazione comunale non teme niente», ha commentato l'assessore all'urbanistica Gianni Campus. «Abbiamo già avuto una sentenza favorevole e non c'è motivo di credere che in futuro ce ne sarà una sfavorevole».
Commenti soddisfatti anche sullo stop ai lavori, su invito del presidente del Consiglio di Stato accolto di buon grado dai legali delle parti in causa: «È positivo che si sia raggiunto un accordo, una volontà congiunta di tenere le “bocce ferme”. Prendo atto che si sta realizzando un momento di intesa giudiziaria», ha detto Campus.
Si rinnovano concretamente anche le speranze di Italia Nostra e Legambiente, impegnate insieme alla Regione nella battaglia per la tutela della necropoli fenicio-punica.«Svilupperemo una nuova serie di iniziative per sensibilizzare l'opinione pubblica su questa importante vertenza», ha annunciato Vincenzo Tiana, presidente regionale di Legambiente. «Ma siamo sempre più fiduciosi sull'esito dell'appello: l'intervento dell'Avvocatura dello Stato è un segnale positivo, così come le osservazione fatte sulle modalità con cui i giudici del Tar hanno valutato la vicenda».
La questione sollevata dal pool di esperti, che ha contestato il modus operandi del Tar (giudici prestati all'archeologia), è condivisa anche dall'associazione Italia nostra. «La legge lo consente: Iudex est perito peritorum», commenta il legale Carlo Dore, «ma quando sono necessari degli accertamenti tecnici, sarebbe opportuno nominare degli esperti in materia». Sull'esito dell'appello la cautela frena l'ottimismo: «Noi crediamo nella fondatezza dell'appello, ma come in tutte le cause c'è sempre un quid di incertezza: attendiamo serenamente la sentenza finale».
La Regione aveva presentato il ricorso dopo la sentenza del Tar che circa un mese e mezzo fa ha annullato i vincoli nell'area intorno alla necropoli. Nelle cento pagine depositate dagli avvocati della Regione sono state contestate punto per punto tutte le motivazioni che il Tar formulò per smontare pezzo dopo pezzo i vincoli imposti sull'area che circonda il colle di Tuvixeddu.
Quattro i nodi essenziali del ricorso. Intanto l'obiezione di diritto riguardo il modo con il quale la Regione aveva nominato in la commissione tutela paesaggio. Secondo gli avvocati tutto regolare: il potere di nomina in capo alla Giunta è possibile in base alla legge del 1989 che disciplina le commissioni provinciali. Mentre per la composizione, la norma è quella prevista dal codice Urbani. Altro punto cruciale, l'ampliamento del vincolo a tutta l'area che circonda il colle. Una contestazione di merito per giustificare la decisione di allargare i vincoli già previsti per l'area ristretta alle tombe fenicio-puniche. Secondo il Tribunale amministrativo il paesaggio risultava già urbanizzato e trasformato in maniera tale da rendere inutile l'allargamento dei vincoli. La replica della Regione: le recenti demolizioni sul versante di viale Sant'Avendrace hanno evidenziato un punto d'osservazione privilegiato e nuovo sulla necropoli. Una novità valida per appellarsi alla tutela paesaggistica secondo il codice Urbani.
Infine la contestazione più sgradevole: lo sviamento di potere (ovvero: quando un atto di amministrazione è posto in essere per fini privati dal responsabile dell'atto, o quando i fini sono di natura pubblica, ma comunque diversi da quelli espressamente previsti dalla legge). Per il coinvolgimento di Gilles Clement: teorico francese del paesaggio tra i massimi esperti europei nella realizzazione di parchi e giardini. A lui era stato affidato il progetto per la valorizzazione dell'area archeologica. Un progetto per cambiare il volto di Tuvixeddu. Ma per la Regione sono tanti i documenti che provano una volontà (risalente almeno al 2005) di intervenire sul colle. Proprio a partire dagli stessi principi che stanno alla base del piano paesaggistico regionale.
La Regione aveva chiesto anche la sospensiva immediata ( ripristino dei vincoli): accolta dal Consiglio di Stato per i lavori nel cantiere Cocco di viale Sant'Avendrace. Ora lo stop si estende, su invito del presidente del Consiglio di Stato, a tutti i lavori in corso. In attesa della decisione che tra un mese potrebbe mettere l'ultima pietra giudiziaria sul colle della discordia.
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