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martedì 1 aprile 2008

Ferrara e la lista-crociata contro l'aborto
sfidano la contestazione delle donne
A Cagliari testimonianze senza il confronto

di Elvira Corona

«La sofferenza deve far parte della nostra vita, è necessaria e dobbiamo conviverci». La pensa così Loris Brunetta, primo candidato alla Camera in Sardegna con la lista Aborto? No, grazie. Per la moratoria con Giuliano Ferrara e a presentarlo - ieri a Cagliari - è stato proprio il giornalista e leader del movimento pro-life. Brunetta è uno dei fondatori del Comitato Scienza e Vita e secondo lui stiamo vivendo in una società ridotta a «un deserto valoriale, dove persone favorevoli all'aborto e all'interruzione volontaria della propria vita vogliono passare per persone più umane di altre».

Lui si ritiene una persona fortunata, «nonostante la mia talassemia riesco a condurre una vita normale. Certo devo fare i conti con le medicine tutti i giorni, però ho una famiglia, una moglie e un figlio. Ma secondo queste persone io dovevo essere buttato nel cestino, per questo nel nostro programma c'è anche un punto contro la pratica eugenetica prenatale». Si dice per la libertà della persona, ma «dobbiamo stare attenti alla differenza tra libertà e licenza che si prendono alcuni. Noi non vogliamo cancellare la 194: vogliamo solo che venga applicata».

Il riferimento specifico è all'articolo 1 della legge, nella parte in cui si proclama che «lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio». Quale sia questo inizio forse è il meno chiaro, anzi controverso: esistono delle posizioni della scienza che non vengono condivise, ad esempio, dalla Chiesa cattolica. E Giuliano Ferrara, che si è definito laico ma ha ripreso più volte posizioni della Chiesa, in uno dei suoi slogan ad effetto - almeno per chi era lì a sentirlo perché ne condivide le idee - ieri ha parlato di «difesa della vita e difesa dell'infanzia prenatale».

Ma parlando di un tema così delicato non sarebbe opportuno quantomeno utilizzare i termini giusti? Visto che l'Agenzia delle Nazioni Unite per l'Infanzia - l'Unicef - definisce infanzia il periodo che va dagli 0 ai 18 anni, infanzia prenatale sembra un neologismo del tutto inventato, che magari fa presa, ma è una vera e propria contraddizione in termini. E stiamo parlando della stessa Onu alla quale il movimento di Ferrara vorrebbe presentare una moratoria internazionale contro l'aborto.

«Il nostro movimento è stato fondato lo scorso dicembre, all'indomani del voto favorevole dell'Assemblea delle Nazioni Unite per la moratoria contro la pena di morte, perché ci sembra giusto abolire anche le pene di morte legali. La vita è sacra dal concepimento alla morte». E proprio mentre Ferrara finiva di pronunciare queste parole, una ventina di donne in fondo alla sala hanno srotolato uno striscione con su scritto a caratteri cubitali: “Né legge né scienza né Dio - Sul corpo mio decido io” e lo hanno ripetuto anche ad alta voce, coprendo così per qualche attimo le parole di del giornalista. La rumorosa protesta è stata contestata dalle persone che volevano sentire il leader pro-life. Non è mancato qualche insulto reciproco, tra chi sosteneva Ferrara e chi lo contestava, ma poi l'invito da parte dei relatori a partecipare al dibattito successivo ha calmato un po' tutti.

Peccato che un vero dibattito non ci sia stato, neppure dopo la fine dei discorsi dei due canditati. Senza contare che già alle 15 era previsto un dibattito al quale avrebbe partecipato anche il professor Giovanni Monni - primario del Servizio ginecologia e ostetricia all'ospedale Microcitemico di Cagliari, ma al Piccolo auditorim il dibattito è saltato per problemi di salute dello stesso Ferrara, come annunciato dagli stessi organizzatori.

Lo spazio riservato agli interventi durante l'incontro al T-Hotel di ieri pomeriggio era solo un susseguirsi di storie personali - molto toccanti, senza dubbio - che avvallavano l'idea iniziale, esposta da Loris Brunetta. Storie di sofferenza per una gravidanza portata avanti contro il parere dei medici, o testimonianze di medici pentiti di aver praticato l'aborto, perchè inizialmente convinti che la 194 fosse la soluzione alla clandestinità. Alla domanda poi fatta da una giovane ragazza direttamente a Giuliano Ferrara che chiedeva perchè avesse parafrasato la frase nazista all'ingresso dei lager con “l'aborto rende liberi”, il direttore del Foglio ha risposto che «dopo il caso di Napoli e del ginecologo morto suicida a Genova, tutti hanno strumentalizzato questi fatti per utilizzarli contro di noi. Sembra quasi che solo chi abortisce sia libero».

In realtà il parallelismo forzato tra il nazismo hitleriano, quello dell'eliminazione sistematica di persone malate e che non appartenevano alla razza ariana e chi oggi è a favore dell'aborto è stato fatto più volte durante la serata. Come se chi fosse per la 194 non desse nessun valore alla vita, e magari non prendesse una decisione così drastica se non per dei seri motivi. Ma davanti alle domande fatte da chi voleva sapere quali siano le alternative che il movimento propone all'aborto, o che posizione avessero i candidati nei confronti della contraccezione, leader e capolista alla Camera hanno tirato dritti, con molta nonchalance. Insomma, se volevano davvero guadagnare qualche voto, difficile che abbiano convinto qualcuno che non lo fosse già. Ma ieri hanno spiegato che l'obiettivo della lista non è certo una presenza significativa in Parlamento: «La nostra priorità è quella di riportare al centro della politica le questioni che riguardano la vita, il voto che chiediamo è un voto di convinzione».

Avranno davvero convinto qualcuno? Di certo non le persone che hanno contestato Ferrara, un gruppo formato da una trentina di donne, ma anche qualche uomo: persone che già prima che iniziasse l'incontro avevano dichiarato di essere lì per provare a far ragionare «un uomo fulminato sulla via di Damasco». Secondo Maria Demurtas, ginecologa di Rifondazione Comunista, «è strano, ma soprattutto appare strumentale che uno come Ferrara scenda in campo in un momento come questo. Un momento in cui abbiamo un Papa reazionario che sta chiudendo anche gli spiragli aperti da Giovanni XXIII al Concilio Vaticano II e da Giovanni Paolo II che si ammorbidendo sulle questioni relative alla contraccezione».

Proprio la contraccezione, secondo le attiviste, è fondamentale per evitare poi gli aborti «invece loro fanno anche le crociate anche contro la pillola, oltre che quella del giorno dopo - la RSU486 - della quale non si parla mai o se ne parla in termini terroristici» continua la ginecologa. Invece per Antonella Piras, che di mestiere fa l'insegnante, «il problema non è Ferrara, ma tutti i politici che non si decidono a prenderne le distanze e continuano a dargli importanza».


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