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martedì 1 aprile 2008

La scommessa di Guido Melis
in corsa senza garanzie
Lista del Pdl impone di battersi
Soru resta un grande presidente

Guido Melis, 58 anni, professore di storia delle istituzioni all'Università di Roma, già editorialista a L'Unione sarda dagli ultimi anni Settanta al 1993, oggi prestigioso editorialista de La Nuova Sardegna. Perché uno come lei accetta di candidarsi come settimo nella lista Pd della Camera?

«L'ho fatto per due ragioni. La prima è d'ordine personale, attiene, se non è esagerato dirlo, alla mia dignità. Lei sa che a Sassari e provincia si era determinato un forte movimento per la mia candidatura nei primi posti della lista: c'erano stati appelli e 500 firme inviate al loft di Veltroni. La dirigenza regionale del Pd sardo ha ritenuto di non ascoltare queste voci. È stato un duro colpo per tutti noi. Tolto Arturo Parisi capolista (che è in realtà un prestigioso nome nazionale) non ci sono sassaresi in pool position nella lista. Io sono solo settimo, un candidato - come si dice - “di frontiera”. Potevo offendermi e ritirarmi. Ho pensato che fosse più giusto accettare la candidatura e battermi per il Pd, qualunque sarà l'esito. Non mi sono impegnato in politica per avere la poltrona sicura: io al Pd ci credo. Ed ecco la seconda ragione: il Pd è una cosa importante, la cosa più importante dell'Italia degli ultimi anni. Non solo perché mette insieme le grandi tradizioni popolari del Novecento, cattolici e marxisti o ex marxisti. Anche (e soprattutto) perché ci aggiunge un pezzo robusto di società civile. Le primarie sono state un fatto importantissimo, nuovissimo, rivoluzionario, unico in Europa. I cittadini si riprendono la politica. La democrazia torna ad essere partecipazione. E il Pd rappresenta tutto questo, è la speranza di tutto questo».

- Che idea si è fatto del Pd in questa specie di statu nascenti nel quale si trova?

«Ho partecipato alle primarie nella lista Letta pro-Soru. Ho visssuto l'esperienza dell'Assemblea costituente nazionale e quella delle commissioni (sono stato in quella che ha scritto il Codice etico, e ho fatto parte del gruppo di redazione). I tre documenti che ne sono usciti, specialmente lo Statuto e il Codice etico, sono una base originale sulla quale si potrà costruire un partito diverso dagli altri. Si tratta di superare l'estraniazione storica dei cittadini dalla politica, di riaffermare un concetto della politica com'era una volta: non affarismo, carrierismo e corruzione, ma valori e progetti veri di trasormazione del mondo. Legga il Codice: ci sono tutte le incompatibilità che volevamo metterci, c'è l'idea di una politica fatta dagli onesti».

- Ma non è tutto oro quello che luce: ci sono state molte resistenze.

«Naturalmente c'è una resistenza interna, c'è chi non vuole un simile partito nuovo. Lo vediamo anche in Sardegna, nelle difficoltà per esempio di designare le nuove dirigenze locali. Ma il metodo delle primarie ci consentirà di mobilitare di nuovo i cittadini. È solo questione di tempo. Ce la faremo».

- Come giudica la lista Pd?

«Poteva essere migliore. Ma almeno ci sono due donne (anzi tre, con la Sbarbati al Senato) in buona posizione. Ha visto la lista della destra? Una sequenza impressionante di maschi, e che maschi: del tutto estranei alla Sardegna come Luca Barbareschi, che candidamente dichiara di conoscere solo le nostre coste. E da velista. Ma lo sa Barbareschi che dentro la Sardegna, oltre le spiaggie, ci sono anche i sardi in carne ed ossa? Che in Sardegna ogni paese ha una sua storia, una sua vita interna, una sua cultura diversa? E poi gli altri: vecchi avanzi della politica politicante; figure spesso in tono minore. E Beppe Pisanu che proclama i valori dell'autonomia e dichiara la lotta popolare al tiranno Soru. Ma lo sa Pisanu d'essere in lista con gli eredi del fascismo più beceramente antiautonomista? Ho letto, sul tema della mancata presenza delle donne, dichiarazioni di autorevoli leaders della destra che definirei comiche se non fossero insultanti. E con questa lista vogliono rinnovare la Sardegna?»

- Qual è il suo giudizio su Renato Soru?

«Su Soru io mantengo un giudizio più che positivo. Ha dato alla Sardegna una prospettiva nuova, inedita. L'altro giorno Giulia Maria Crespi, presidente del Fai (quanto a dire la associazione che in Italia tutela meglio i beni culturali), ha dichiarato sul Sole-24 ore che Soru è l'unico presidente di Regione che si impegni su questi temi. «L'unico coi coglioni», ha detto l'anziana signora, ed ha aggiunto: «E non mi censuri questa parola». Dico la Crespi e dico il giornale della Confindustria, non la gazzetta di Forlimpopoli. Ovunque vado, in giro per l'Italia, mi chiedono di Renato Soru. Ha smantellato le servitù militari (con l'aiuto decisivo del ministro Parisi), ha raso al suolo la magagna della formazione professionale (una mangiatoia immonda), ha difeso le coste dalla colata di cemento che si annunciava prossima ventura, ha ingaggiato una vertenza sulle tasse che ha restituito alla Sardegna risorse impensate, ha aggredito i consorzi industriali inutili e gli sprechi che vi sono collegati. Ed ha risanato il bilancio della Regione che il centro-destra aveva lasciato disastrato. Non basta per dare un giudizio positivo?»

- Quali sono le sue previsioni elettorali?

«Vedo in giro un'aria che fa ben sperare. Le dirò che il quarto posto al Senato (Francesco Sanna) e persino mio stesso settimo posto potrebbero essere meno improbabili di quanto non si credeva all'inizio».

(altravoce)


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