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martedì 1 aprile 2008

I Quattro mori e la colonia elettorale
La vergogna dei partiti “italianisti”
che si fanno imporre i candidati da Roma

di Ennio Neri

Ma lo sanno i sardisti, autonomisti e indipendentisti, che su 29 seggi sardi “sicuri” per il Parlamento sette andranno a candidati “continentali”? Sì che lo sanno. Anche se finora non c'è nessuna protesta ufficiale, dicono di averlo denunciato in tutti i comizi elettorali. Specie gli autonomisti, che si difendono da chi li accusa di essere “quattro mori bendati”, rinfacciando la distrazione alla stampa. Vanno tutti all'attacco del grande inganno politico: la legge elettorale di Roma. Mentre lo scippo dei seggi sicuri altro non è che la conseguenza naturale della colonizzazione.

Poi c'è la posizione di sostanziale indifferenza di Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione («hanno impecorato i continentali, ma anche coi sardi in questo sistema non cambia nulla») e quella più severa di Sedda («il giusto contrappasso per la solidarietà ai rifiuti campani»). Più soft le posizioni del Psd'az. «Ancora un a volta nove partiti italiani hanno trattato i sardi come colonie di Roma e Milano», attacca Efisio Trincas, segretario regionale del partito, «e gli stessi partiti sardi hanno preferito piazzare nei seggi sicuri candidati “continentali” piuttosto che i nostri: un atteggiamento schifoso, ci ha hanno trattato a mo' di colonia. Mentre noi sardi abbiamo le risorse umane per candidarci e portare la causa sarda al Parlamento. Più volte in campagna elettorale l'abbiamo sottolineato. Ma il vero problema», conclude, «è questa legge antidemocratica che impedisce all'elettore di scegliere il candidato».

Non drammatizza Michele Columbu, decano del sadismo: «E cosa vuole che sia? Quanti sardi in passato sono stati eletti a Milano o a Bologna. Il problema è a monte: è che i sardi non bastano alla Sardegna e la Sardegna non basta ai sardi che sono costretti a emigrare. Una questione complessa e complicata che riguarda la storia politica e civile dell'isola. Oltretutto se li candidano si vede che sanno che i sardi avranno fiducia in loro».

Più duro il commento di Claudia Zuncheddu, consigliere comunale a Cagliari e candidata Psd'Az alla Camera: «Ci troviamo di fronte ad un'azione colonialistica», denuncia, «il popolo sardo ha le intelligenze per presentarsi, non ci serve il Barbareschi di turno che della Sardegna conosce solo la costa Smeralda d'estate. Purtroppo attraversiamo una fase di crisi della democrazia a causa della legge elettorale voluta da Berlusconi, che soddisfa le esigenze delle segreterie e annienta i piccoli partiti». Non tutti tacciono: «Queste situazioni le denunciamo in tutta l'isola. È un vero peccato che la stampa non documenti bene i fatti».

E poi ci sono gli indipendentisti. Per Irs è la regola del contrappasso. «I candidati continentali nei seggi sicuri sardi? È in linea con lo spirito di solidarietà nazionale», spiega Franciscu Sedda, ricordando la vicenda dei rifiuti campani nell'isola. «Oltretutto verrebbe da pensare che sia una specie di giusta punizione, è come se noi sardi ce lo meritassimo. Se da Roma trovassero una collettività più attenta non succederebbe, ma evidentemente i partiti regionali sono funzionali all'esercizio della sovranità dello stato italiano. Mentre noi dovremmo essere capaci di mettere il parametro delle esigenze dell'isola ogni volta che è necessario: ma purtroppo ci è rimasto solo l'orgoglio di essere sardi, manca la coscienza come motore politico. Questa dei candidati “continentali” nei seggi sicuri è l'ennesima umiliazione: causata anche dall'ignavia colpevole dei sardi».

«Per me non cambia nulla», chiarisce Bustianu Cumpostu, coordinatore nazionale di Sardigna Natzione, «sardi o continentali. L'inganno è credere che il 13 aprile saranno eletti i rappresentanti del popolo sardo. Ma in realtà saranno solo ratificate le decisioni dei padroni di Roma, a causa di un legge elettorale simile a quella del fascismo e dei partiti sardi organici al sistema. Il fatto poi che i sardi siano diminuiti è l'ennesima umiliazione: ora abbiamo continentali intruppati e impecorati dall'ultimo conquistatore della Sardegna: lo stato italiano».

Sintetico Paolo Maninchedda: «Con voi non parlo. Non chiamatemi più». Click.


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