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venerdì 28 marzo 2008

Il contribuente, vero salvatore di Alitalia
C'è da augurarsi che sia un bluff
la cordata italiana con un governo amico

di Tito Boeri (da laStampa.it)

Mi capita spesso di ricevere sul nostro blog lettere di italiani all'estero. Sono come delle salviette rinfrescanti perché mettono i nostri problemi nella giusta prospettiva. Questa recapitatami sul mio indirizzo di email il giorno di Pasquetta (lavorativo negli Stati Uniti) è, a mio giudizio, particolarmente gradevole in previsione delle ultime tre settimane di campagna elettorale. L'autore mi perdonerà se ho dovuto editare un po' il testo, ma il suo italo-americano sarebbe risultato, in alcuni passaggi, poco comprensibile ai lettori.

«Mi chiamo Joe Avanzino, figlio di figli di immigrati italiani. Vivo a San Francisco nel North Beach. Quando mio figlio mi ha chiesto cosa volesse dire il mio nome in italiano, non ho trovato di meglio che dirgli “small leftover”. È rimasto un po' deluso. Poi, quando ha visto sulla prima pagina del San Francisco Chronicle le foto dell'immondizia a Napoli, mi ha chiesto: sono questi gli avanzinos? Era avvilito. Ma gli ho spiegato che in realtà deve essere orgoglioso di avere in corpo sangue italiano. Un paese così democratico!

«Io, pur non essendo mai stato in Italia e non avendo mai versato un dollaro di tasse al fisco italiano, mi troverò a votare per la seconda volta in due anni. Non per il consiglio di classe nella scuola di mio figlio, ma per eleggere un rappresentante al Senato, magari decisivo nello stabilire chi sta alla maggioranza e chi sta all'opposizione. Io, per questo, prendo il mio impegno sul serio e, come due anni fa, mi sono messo a leggere attentamente i giornali italiani online per saperne di più. Ho perso tante puntate e allora le chiedo un po' di pazienza e di aiuto. Sa, non vorrei fare brutte figure quando facciamo la prossima riunione del Circolo Buon Tempo: questa volta di sicuro non si discuterà solo della nostra delegazione alla parata del Columbus Day o del significato dei nostri cognomi.

«Mi dica: perché in questa campagna elettorale si parla solo di Alitalia? Ormai da anni non vola più qui. Anche prima nessuno più usava Alitalia per tornare alle origini perché costava due o tre volte di più di Air France, Lufthansa o United e i sedili erano stretti quasi come sulla People Express (da noi ribattezzata People Compress), la compagnia che già 30 anni fa ci faceva volare in Europa per 50 dollari. Non trova, in ogni caso, avvilente per l'immagine dell'Italia all'estero impostare una campagna elettorale sul salvataggio di una compagnia che da quasi 20 anni ha i conti in rosso? Piuttosto parliamo della mozzarella! Il mio amico Joe Diary mi dice che nessuno gliela compra più perché si è diffusa questa voce della diossina.

«Tornando ad Alitalia, può succedere che un'azienda vada in crisi. Da noi di compagnie aeree ne sono fallite tante; non solo la People Compress, ma anche la Twa, la Eastern e la Pan American. Niente di drammatico, anche quando avviene tra chi opera ad alta quota. Del resto a Roma dovrebbero saperlo: morto un Papa, se ne fa un altro. Tenere una compagnia sull'orlo del fallimento per così tanto tempo è come pagare anticipatamente la retta agli alumni di Harvard a un figlio che ripete per tre volte la prima elementare. E poi perché si parla di cordata italiana? Non sono tutti italiani, almeno italiani tanto quanto noi, gli attuali gestori e i potenziali acquirenti, a partire da questo Spinetta?

«Ho letto che tutti gli ex manager di Alitalia (ce ne sono in giro di più degli ex allenatori dei Warriors) sostengono che i mali di Alitalia derivino dai suoi legami con la politica. E questa, più che una cordata, mi sembra un cordone ombelicale alimentato coi soldi di chi paga le tasse. Il dubbio mi viene perché la cordata è stata annunciata dal candidato premier del Popolo delle Libertà, la cui campagna elettorale, se non erro, ha come slogan proprio “Rialzati Alitalia!”. I nomi dei salvatori, a quanto pare, verranno resi noti subito dopo le elezioni, ma il candidato premier ha già fatto sapere che della cordata-cordone faranno parte anche i suoi figli.

«Ho fatto una ricerca su Google per capire chi sono e, da quanto ho potuto leggere, ne parla soprattutto lui. Mi sembra che li stia usando in modo un po' troppo disinvolto in queste settimane. Li cita spesso, prima come papabili mariti poi come scalatori, come se fossero una sua privata... compagnia di bandiera. Salvo poi addossare loro la colpa quando non compra i giocatori che aveva promesso ai tifosi del Milan. A proposito, mio figlio, che dell'Italia segue solo il calcio, mi ha raccontato che nelle ultime due stagioni l'aspirante premier ha sempre annunciato grandi acquisti, nomi altisonanti (Drogba, Eto'o, Ronaldinho) rigorosamente durante il periodo in cui i tifosi rinnovano gli abbonamenti, salvo poi, scaduto il termine, rimangiarsi la parola. Non sarà che questa promessa di salvare Alitalia, svelando le carte solo dopo le elezioni, sia un po' come la storia di Ronaldinho al Milan?».

Devo dire che sono più pessimista del Signor Avanzino. Anche lo scenario in cui la cordata italiana non si rivelasse un bluff è, infatti, terrificante. Questa cordata, una volta fallito il negoziato con AF-Klm e dopo il voto, si troverebbe a gestire la trattativa in una posizione di grande forza contrattuale. Avrebbe molto probabilmente un premier come padre o amico degli scalatori e una compagnia in ginocchio, che non ha più un euro in tasca per far volare la sua flotta. Potrebbero anche portasela via dopo che un commissario straordinario ha fatto il lavoro sporco di tagliare drasticamente la flotta e il personale. Strapperebbero l'impegno al governo a concedere alla compagnia ogni nuovo diritto di traffico, alla faccia della concorrenza.

Insomma, quale che sia l'esito di questa incredibile vicenda, saranno i contribuenti italiani gli unici veri salvatori. Oltre il danno di scoprire che non hanno salvato la patria, ma Alitalia, avranno la beffa di vedersi condannati a pagare più tasse per volare a prezzi più alti.


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