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giovedì 27 marzo 2008

Toh, il Caimano: straccio Veltroni
vecchio comunista e gli “stracci”
Nuvoli-Pittalis. Appello anti-Soru:
«sparagli, Piero», Fassino lo esalta

di Giorgio Melis

Ah, le belle conferme. Supergrissino Fassino, un poco malinconico ma serio, competente, preparato. Il ritorno alla normalità tonante e greve del Caimano ritrovato. Ancora, il ritorno a casa di Gianpaolo Nuvoli e Pietro Pittalis, risucchiati per forza da Forza-Italia-Pdl («interessati al processo costituente»: da scompisciarsi), ora che Mastella è out e l'ha finalmente pagata. Coerenza e disinteresse, gente: tornano a mangiare nel piatto in cui da anni sputavano con entusiasmo. Stiamo vedendo e vedremo tutti, buoni e cattivi, belli e brutti, sulla nosta passerella elettorale: speriamo finisca presto.

Ma intanto, si è rivisto con piacere Piero Fassino. Professionista della politica ma non cinico: non “il” leader ma che bel comprimario, benché macinato dal passista Veltroni. Ha lavorato come un dannato alla costruzione del Pd. Si è speso più di tutti: a cose fatte, ha accettato di farsi da parte senza una piega, perché non era il candidato vincente. Non sfonda ma conquista, magari senza entusiasmare, però con convinzione e affetto. Certo, è scivolato malamente sul caso Unipol e paga dazio anche per questo. Ma con la banda di sciacalli e ladroni confessi e professi che imperversa, si finisce (sbagliando) per essere indulgenti. Sempre essere più severi con quelli che si stima e si rispetta.

Il sabaudo Fassino, che ha studiato dai gesuiti e sa di economia, lo ascolti anche se non sei d'accordo perché non spara palle, è attendibile. Nel tour tutto d'un fiato in Sardegna, ha dato una lezione allo sgangherato centrosinistra nostrano (con i socialisti al delirio, incluso il confuso Emidio Casula sentito strologare frescacce in tv: senza l'ex portaborse riconciliato Balia). Fassino martella che il governo Prodi ha instaurato un grande rapporto con la Sardegna (non solo la Regione) e con Soru, ha mantenuto gli impegni del 2006 su servitù militari e regime delle entrate, creato un fecondo scambio istituzionale e politico. Prendessero esempio da lui, i notabili sardi auto-confermati del vecchio-finto nuovo Pd. Pare gli si paralizzi la lingua, se devono nominare Prodi, quel che ha fatto, e di sponda, anche Soru.

Gli dev'essere andato di traverso che Fassino, rispondendo a insistite domande, abbia più o meno detto a quotidiani sardi unificati: 1) vero, nel 2004 ho insistito perché Soru si candidasse alla Regione; 2) spero proprio che nel 2009 voglia ripresentarsi; 3) è matto chi pensa debba dimettersi dopo le elezioni, comunque vadano; 4) sta governando benissimo, spero continui a farlo il più a lungo possibile. Nessuna reazione. Ma il notabilato di centrosinistra dev'esserci rimasto male. Non hanno potuto ma per Soru speravano di poter dire a Fassino: «Sparagli, Piero». E invece lui ha fatto l'opposto: non per caso ma con convinzione. Certo non perché debba: ormai neanche Soru è più un suo problema. Poteva glissare, come su Prodi, ha fatto il contrario. Si può dissentire quanto si vuole ma fa piacere registrare la serietà e la coerenza.

Coerenza alla quale è finalmente tornato Berlusconi: eravamo preoccupati per la sua vacanza dai modi caimaneschi. Un poco più bollito, il volto sempre più color cuoio, come conciato dal trucco sempre più pesante. Dev'essere allarmato dai sondaggi. Era tutto buonino, ora rispolvera l'insultante levità d'ordinanza. Veltroni? «Un vecchio comunista riciclato». Tutta invidia perché lui non può riciclarsi da ultrasettuagenario con vent'anni in più del “vecchio” avversario: lo evita come la peste, scansandolo temerariamente per il confronto in tv. Il signor degli schermi che scappa dal suo specifico mezzo di comunicazione e dal competitor cortese.

Forse è proprio vero che al Senato finirà più o meno alla pari, come nel 2006 (ma con i senatori a vita contro). Dunque risulterebbe ulteriormente da fucilazione politica chi ha rivoluto il voto con questo osceno “Porcellum”: ma sarebbe un parricidio. Il Cavaliere alato evoca a ogni più sospinto la famosa “cordata” tricolore per l'Alitalia. È in arrivo, quasi arrivata, sul binario: sembra un treno accelerato delle vecchie FFSS, sbuffante ma alquanto fantasma. Da rimorchiare con la famosa cordata: se non si rivela una corda per impiccare il contribuente italiano e la compagnia aerea a urne appena chiuse.

I figli Piersilvio e Marina sono stati visti partire per Lourdes. L'augusto genitore ha deciso di salvarli: non vuole più, dopo averlo proclamato non richiesto, che partecipino alla cordata-scorsoio, anzi «non glielo permetterei». I poveretti non credono a tanto miracolo e accendono ceri per grazia ricevuta. C'è anche la sconvolgente rivelazione del Silvio-anticolonialista, un Che Guevara in completo blu. Si batte perché Air France non colonizzi Alitalia, mò che Sarkozy s'è pigliato pure Carlà. Nessuno avrebbe mai sospettato un così intrepido patriottismo, nei cinque anni (2001-2006) in cui il Cavaliere di governo non ha alzato un ditino per salvare e rilanciare la compagnia: il mercato, innanzitutto, va bene anche quello delle pulci.

Va' fuori, straniero, Air France non ci colonizzerà: tanto fra poco dovremo volare con tutti, tranne la decotta Alitalia. L'indiana Tata ha comprato per 1,6 miliardi di euro la Jaguar e la Land Rover, ovvero, simboli storici della vecchia Inghilterra. Sua Maestà la Regina non si è sentita colonizzata perché l'ex grande colonia indiana diventa padrona di altri due gioielli industriali dell' ex potenza occupante. Berlusconi non potrebbe tollerarlo. Per l'Alitalia, ha acquistato i diritti esclusivi di un famoso film: «Io ti salverò». Dio ce ne scampi, poveri noi, se salta la trattativa con i francesi.

Non c'è niente da fare, quando c'è di mezzo il Cavalier rampante: politicamente al terminal, comunque vadano le elezioni. Dev'essere triste non accorgersi che il tempo e gli altri, fisiologicamente, ti hanno sorpassato mentre credi di correre sempre in testa, irraggiungibile. «Io posso stracciare chiunque, ho fatto quel che nessuno ha mai fatto», ha modestamente spiegato dando dell'inutile chiacchierone a Veltroni.

In effetti, quando si tratta di stracci, Berlusconi è imbattibile. Si è appena ripreso due avanzi di partito imploso, toppe mastellate: le pecorelle smarrite e senza ovile Gianpaolo Nuvoli e Pietro Pittalis. Dai natii Dc e Psdi, erano finiti in Forza Italia, uscendone non avendo trovato abbastanza spazio, per correre in soccorso dell'allora trionfante Udeur del ceppalonide Mastella. Ora che ha fatto harakiri accoppando anche Prodi, soli e senza alcun riparo i due hanno richiesto e ottenuto ospitalità nella vecchia casa. Dove non si butta mai niente, né stracci né avanzi.

Nuvoli&Pittalis non convergono sul Pdl perché pensano di potersi ritrovare in maggioranza: come dal 1994. La loro è solo disinteressata curiosità intellettuale. Richiamati irresistibilmente dall'impellente bisogno di partecipare «alla fase costituente»: quando scappa, scappa, non ci si può trattenere. Il famoso bardo di Ardara, quel Nuvoli del «vorrei vedere Borrelli impiccato a un lampione stradale», ha già spiegato di non essere preoccupato per la sua poltrona alla direzione generale della Giustizia (il ruolo che fu di Giovanni Falcone: ancora non riusciamo ad accettare l'inaudito accostamento). Mastella gliel'ha data, non sarà Berlusconi a togliergliela se i suoi voti saranno utili. Ma anche in caso contrario, Nuvoli sarà protetto dalla sua inarrivabile dottrina giuridica. A Roma corre (inseguita dall'ambulanza della Neurodeliri) la voce che le prestazioni di Nuvoli alla Giustizia, benché da soli otto soli, lo abbiano accreditato come il più autorevole, quasi certo candidato alla presidenza della Corte costituzionale.

Ecco, con uomini di questa levatura si pasce il nuovo, virginale centrodestra. Quello sardo, per rinforzare il sangue e combattere la debolezza immunologia, ricorre ad apporti esterni, importando saldi personaggi da (malattia del) ricambio. Sacrifica i migliori bocconi elettorali per eleggere i Barbareschi, i Saltamartini, Testoni e sodali vari. È la straordinaria generosità del Cavaliere stracciotutti e del palafreniere Fini. L'hanno giurato e manteranno: difenderemo i candidati paracadutati fino all'ultimo sardo da immolare. Berlusconi e Fini, noti anticolonialisti, non colonizzerebbero l'ex colonia Sardegna. Le impongono solo di eleggere solo la Legione straniera indicata da loro.

E gli indigeni? Ad metalla. Va pure peggio alle indigene. Non ne eleggeranno una che fosse una. Perché Berlusconi - dice la perfida Santanché - pensa «le donne solo orizzontali». Troppo amore. Ricambiato. La spavalda ex sindachessa di Lula, Madalena Calia, voleva reagire ma si è frenata. Non è bello, ha bisbigliato, che la destra non elegga in Sardegna una sola parlamentare contro tre-quattro dell'altro fronte, mandandando in carrozza alle Camere sei foresti imbucati rigorosamente mascolini. Però: contro Silvio non si può. Sarà per la prossima volta. Fra cinque anni. O dieci. O venti. Che fretta c'è? Maddalena viene da area di matriarcato, forse si fa paura. Scusa, Silvio, se mi sono permessa….


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