sabato 22 marzo 2008
di Giorgio Melis
C'è del marcio in Sardegna: ammorba l'aria anche a Pasqua. Viene da Terrapieno e da viale Marconi. Dall'Unione Sarda e da Videolina. Lì si avvelenano i pozzi della mala-informazione falsaria. Lì si abbevera la facinorosa mala-politica di destra (ma i peggiori risultano i patetici, irrilevanti socialisti), che beve tutto: specie gli irresistibili liquami. Le ultime notizie sono nuove balle, spacciate come vere. Rilanciate dall'opposizione, in perfetta sinergia collusiva e collaudata, come Vangelo per condannare a morte politica Renato Soru. Mentre gli agnostici del Tg3 Regione fanno finta di nulla, ignorano il falso diffuso con grande clamore, 80 mila copie e otto tg di Bugiardina, non se ne curano nonostante l'interesse generale della storia: dunque rimuovono, censurano le smentite ufficiali e istituzionali che la spazzano via. Non sia mai detto che il servizio pubblico straccione possa informare correggendo chi deforma: innanzitutto il fair play.
Il fatto. Venerdì L'Unione Sarda ha sparato a tutta pagina una notizia perentoria. La Finanziaria appena approvata e pubblicata sul Buras, bocciata per decisione dell'Avvocatura dello Stato (che non può bocciare neanche un suo usciere). Illegittima, da buttare: con danni enormi poiché la manovra contabile condiziona la vita di tutta la Sardegna, Campane a morto: annuncio perentorio, ghigliottina senza scampo. Senza scampo è il falso che è stato spacciato per vero, rilanciato senza tregua per tutta la giornata da Videolina. Anche molte ore dopo che le agenzie di stampa battono le smentite radicali della stessa Avvocatura, della Regione, del Ministero agli affari regionali.Tutto ignorato per martellare l'annuncio taroccato per dare modo all'opposizione di scatenarsi contro Soru: secondo copione collaudato in mille occasioni.
Tra il lusco e il brusco, oscura tutto - falso sgoop e smentite ufficiali - anche Rai3 Regione, che ha l'obbligo di dare sui fatti di grandi rilievo per la comunità informazioni corrette per consentire ai telespettatori di non essere stretti nella sola morsa dei media di parte e partigiani del falso elevato a sistema. Che gli frega ai lottizzati della Rai, con parenti spalmati strategicamente altrove, di ristabilire la realtà dei fatti e magari contraddire il gruppo privato che mistifica su un terreno di grande impatto regionale? Acqua in bocca, inchini e indifferenza distaccata. La giornata di venerdì è scivolata così ma quella successiva è sulla stessa linea. Dopo il grande botto (“Illegittima la Finanziaria”), il centro disinformativo di Terrapieno e la succursale di viale Marconi insistono: “Finanziaria in bilico, bufera tra i Poli”. In bilico tra imbroglio e maldestro tentativo di pararsi il culo c'è solo il giornale, che registra “la bufera” scatenata dalle proprie invenzioni e en passant dà infine notizia che ci sono anche state rettifiche.
Centro di disinformazione del palazzinaro-editore Zuncheddu,
cresciuto a cemento e massoneria
È l'informazione, baby. Questa sporca informazione che viene prodotta e spacciata dal gruppo Zuncheddu. Allarmismo terrorista o catastrofismo. Per tutti il caso dei rifiuti da Napoli. Uno tsunami di aliga avrebbe sommerso i sardi, attraverso un monnezza-express di navi che per un anno avrebbe portato una nave alla settimana di peste a Cagliari. Creata la psicosi, ci sono stati la manifestazioni istigate e premeditate, con bandiere di partito e le molotov di violenti a gettone, l'assalto alla casa di Renato Soru.
Il giornale istigatore (un quantitativo di monnezza risibile, smaltito in poche settimane e dimenticato) arrivò in quella occasione al massimo della nefandezza e del ridicolo. Grande risalto alla guerriglia urbana senza precedenti a Bonaria contro casa Soru. Omettendo però ogni riferimento al luogo e al bersaglio. Avrebbe potuto essere a Sassari o Quartu, anche il target doveva rimanere segreto dopo che per ore il fattaccio era stato trasmesso anche in diretta da tv e radio. Cancellato dal polo deformativo di Terrapieno, luoghi e persone erano cancella: demenziale. Dopo che proprio quel giornale aveva indirizzato la protesta violenta contro la residenza privata del presidente della Regione.
Continua ad apparirci incomprensibile, da parte di una Procura (anche la Corte dei Conti, in parte) che ha dormito negli anni del centrodestra alla Regione, quando è avvenuto il maggior attacco di illegalità contro le casse regionali, ancora non sia riuscita a capire e sapere di più sui mandanti dei prezzolati (come definiti dal Questore) delle spedizioni punitive, né abbia accertato l'esistenza di atti istigativi a mezzo stampa. Fino al 2004 c'era ministro della giustizia Castelli e all'interno Pisanu, che forse i magistrati di Cagliari non volevano disturbare: siamo mica a Milano o Torino. A ministri cambiati ma di nuovo maggioranza politica in bilico, sembra confermata la linea della prudenza estrema.
Dunque continua e potrà continuare a man salva, col contentino di qualche intervista, la certezza dell'impunità sui misfatti (non solo editoriali) del gruppo Zuncheddu. Soprattutto le menzogne inventate, talora con gravi ricadute sociali, dal gruppo editoriale più baro e bugiardo che si sia mai visto in Sardegna: sputtanato e ormai ai vertici della falsificazione nazionale. Molto peggio, più inquinato e inquinante, tracotante e irriducibile di quando la stampa sarda era sotto il tallone della petrolchimica di Nino Rovelli.
Non c'è alcuna dignità e credibilità, nell'impero greve di questo oscuro palazzinaro Zuncheddu da Burcei, cresciuto a cemento e massoneria, fattosi editore per imporre la forza bruta del falso sistematico, premeditato, censorio contro la verità e i lettori. Ha disonorato, con gli accoliti pseudo-giornalisti riuniti nel “bufalificio” totalizzante, un quotidiano ultracentenario, facendone una fabbrica di inganni: al servizio della politica più spregiudicata e cinica, senza alcun pudore. A livello di “Libero”, dove impazza quel Renato Farina, spia confessa, prezzolata e condannata del Sismi, costruttore cattolicissimo di dossier infamanti: premiato da Berlusconi con un sicuro seggio in Parlamento.
L'Unione Sarda è sulla scia, a livello più basso, de “Il Giornale” di casa Berlusconi: giornale concognato per via della partecipazione di Zuncheddu nel “Foglio” di Giuliano Ferrara e giro Berlusconi. Hanno trasformato il giornale cagliaritano in tossica centrale regionale di spaccio di balle, provocazioni, invenzioni. Nel silenzio della politica pavida e connivente: anche di questo grottesco, miserevole e spesso complice centrosinistra che ora si dice Partito Democratico e striscia con i suoi notabili per essere illuminato o non essere attaccato.
Emergenza-informazione peggio che sotto il tallone di Rovelli:
c'era spirito di resistenza, ora supina passività
Sia consentito, anzi s'impone, a chi l'ha vissuta in posizione allora marginale ma con buona vista panoramica, di affermare con piena consapevolezza che l'epoca dell'informazione rovelliana è stata meno pericolosa di quella che oggi ammorba la Sardegna. Perché allora, sia pure dopo anni bui, essendoci politica e politici con schiena e rispetto dei cittadini, l'eccesso di condizionamento finì per alimentare lo spirito di resistenza, creando un fronte del rifiuto. Reazioni non facili, infine opposizione aperta. Anche nelle redazioni, dove le contestazioni esterne - politico-sindacali e culturali - costrinsero tanti giovani giornalisti a prendere coscienza e reagire alla soggezione di cui erano prigionieri, della pessima informazione in cui erano coinvolti, per questo chiamati dall'esterno alla responsabilità.
Niente di tutto questo, oggi. Schiene curve, piena accondiscendenza, frequente cupidigia di servilismo di giornalisti allevati a museruola, collare e guinzaglio e devirilizzati, al servizio senza dignità. Soprattutto, accettazione e consenso attivo di tanta parte della politica affaristica collusa, obbediente, tremante. Ecco perché è molto peggio degli anni settanta: non c'è resistenza ma solo supina accettazione generalizzata. Il padrone in redazione, la difesa aggressiva dei suoi interessi e della politica complice, vanno bene dentro e fuori. Nessuno si oppone, tutto viene accettato e condiziona al peggio la società. È un grande pericolo, con metastasi che si diffondono in misura incontrollabile.
Non si arriva dopo 40 anni di professione, avendone visto di tutti i colori, a una denuncia simile con leggerezza. Ma è doverosa perché la resa al tallone di un palazzinaro-editore, la rinuncia alla libertà dovuta ma sempre da riconquistare, non è nell'antropologia degli uomini liberi. Anche nei tempi del padronato brutale, ci sono stati sempre giornalisti che pur condizionati, gettati dalla finestra se non ingoiavano la sporca minestra, hanno saputo reagire e combattere. Il mio amato direttore e maestro Fabio Maria Crivelli, figlio consapevole del suo tempo che accettava senza poterlo negare e di quella cultura autoritaria, anche subendo difese la sua e nostra dignità. Infine scese in campo con noi giovani e ci guidò: pagando il prezzo totale con un licenziamento glorioso. Al quale un'intera redazione reagì con furore e lacrime vere e brucianti. Senza riuscire a impedirlo ma da quel passaggio traendo la forza per imporre il rispetto di se stessa e dei lettori.
Niente sembra rimasto di quella stagione tormentata. Portò a maturazione civile professionisti e uomini di cui si è perso lo stampo. Specie in quel viale Terrapieno, dove ora eseguono ordini alcuni testimoni, allora in subordine (degni solo di restarci) ma infinitamente meno di quanto non siano oggi, mentre fingono di comandare e sono solo esecutori diligenti: disonorando una professione mai eroica ma talvolta coraggiosa e disposta al rischio.
È obbligatorio scusarsi di questa premessa che non è solo senile reminiscenza. Per venire alla motivazione di questo discorso forte ma intellettualmente onesto. “L'Unione Sarda” e gli insignificanti maggiordomi di Videolina hanno sparato la loro bomba-carta presunto esplosiva: in realtà solo puzzolente come quelle che si usavano da ragazzini. Il loro ennesimo “sgoop”, in assenza di falsi pensionati che rubano pasta per fame, si è dispiegatoa nell'annuncio che l'Avvocatura dello Stato aveva dichiarato illegittima la Finanziaria regionale. In qualche decennio di mestiere, mai saputo o visto che l'Avvocatura dello Stato fosse una fonte così preziosa ed esplosiva. E' una balla, un petardo da campagna elettorale che il giornale-partito più settario e trasversale ha lanciato nella sua arrembante caccia all'uomo, al suo nemico pubblico numero uno: Renato Soru.
Un colpo di lupara da dietro il muretto a secco delle falsificazione più sfrontata. Non c'è stata alcuna bocciatura, che peraltro non è di competenza dell'Avvocatura. Solo rilievi marginali da trasferire a Roma: come atto dovuto e ordinario per tutte le leggi regionali. E' praticamente sicuro che il governo non impugnerà la Finanziaria, come non lo ha fatto nei gli anni scorsi.Tutto verificabile come abbiamo fatto personalmente e direttamente alla fonte. Come avrebbe potuto e dovuto fare chi aveva lanciato la polpetta avvelenata. L'ennesimo agguato, che forse si ritorcerà contro gli autori. Possono, anzi dovrebbero querelarci, se sono in grado di smentire l'accusa d'essere mitomani premeditati che affermiamo e ribadiamo. Ma intanto tantissimi cittadini, colpiti dal titolo a tutta pagina e dalle edizioni dei tg a saturazione, resteranno convinti che il falso sia vero, che la Regione sia allo sbando: l'unico obbiettivo dell'operazione “truffa truffa, falsità”.
Censurate le rettifiche di Avvocatura, Regione e Ministero,
i farisei del Tgr Regione oscurano: via libera a Terapieno e viale Marconi
Ma questo è ancora niente. Dopo la sparata, ecco le smentite dell'Avvocatura, della Regione e del ministero degli affari regionali. Ignorate, cancellate, censurate: me ne frego. Fino all'ultima edizione notturna, il megafono urlante e cieco di Videolina ha continuato a dare la versione delle 14: gettando nella carta straccia i dispacci di agenzia di tutte le fonti ufficiali che negavano il fatto alla radice. Nel silenzio dei farisei del Tg3 regionale, che non hanno ripreso una notizia così importante e naturalmente hanno ignorato le smentite pubbliche e istituzionali. Questo è il nostro squallido servizio pubblico: in sinergia e subordinato per ragioni fin troppo note e dette altre volte, al gruppo Zuncheddu.
Fa la sua sporca campagna elettorale con cadenza e indecenza incontrastata. Non siamo del tutto soli, a dirlo, per fortuna. Citiamo solo gli ultimi episodi di un elenco sterminato. Nei giorni scorsi aveva sparato in prima con grande evidenza la millesima denuncia del quaresimalista cislino Mario Medde: la Sardegna come il Sudan. Il giorno successivo, a La Maddalena c'era stato l'incontro decisivo con l'annuncio di Soru dell'apertura dei cantieri e lo stanziamento di 160 milioni di euro che farà dell'arcipelago, grazie al G8, un polo turistico straordinario. Non una riga sulla prima pagina dell'Unione alla notizia: data con grande e giusta evidenza dalla Nuova Sardegna e dal Giornale di Sardegna.
Ancora, 24 ore dopo, sull'Unione una pagina intera per analizzare i dati dell'Istat e concludere che la Sardegna è il peggiore dei mondi possibili, in fondo al Mezzogiorno disastrato: sulla linea di Mario Medde. Talmente scandaloso che un gruppo di studiosi e docenti universitari, coordinati da Francesco Pigliaru (economista ed ex assessore regionale, dimissionario in dissenso confermato con Soru), ha sentito il dovere di immettere sul suo sito una analisi critica di quell'articolo. Smaschera la falsificazione dei dati. Naturalmente nel silenzio di tutti.
Anzi, ancora in serata, un giornalista di Videolina dava in cinque secondi cinque la notizia che la Giunta aveva stanziato 564 milioni di euro per i Comuni sardi. L'intervento era attribuito a una generica “giunta”: senza dire se fosse quella regionale, provinciale, comunale o di una qualche oscura circoscrizione. Mentre un impomatato giornalista calcistico-economico fabbricava un dossier-killer contro Soru dicendo e tacendo, esasperando e omettendo per concludere che il presidente sta per perdere la pazienza dopo tanti infortuni e pensa di dimettersi: lo pensano, lo dicono perché lo vorrebbero solo il maldestro autore, il padrone e i politici di riferimento.
La parola d'ordine, imposta e osservata bovinamente, è mentire, oscurare, censurare. Nella certezza che le menzogne più spudorate saranno utilizzate acriticamente come verità rivelata dall'opposizione, in una filiera a gettone, sinergia perfetta, si direbbe col doppio volante. Infatti ieri si è scatenata, annunciando che l'inesistente bocciatura della Finanziaria (sgoop di un piccolo personaggio che con pochi altri faceva il crumiro per Antonangelo Liori, quando i colleghi scioperavano) era il colpo di grazia per Soru, Preceduta, la destra, e scavalcata (a destra) dagli avanzi socialisti di Emidio Casula, del suo ex portaborse Peppino Balia (quello dei bigliettini a lupara politica) e dalla patetica suffragetta Caligaris. Naturalmente hanno avuto e avranno ancora massima visibilità nei loro commenti sul nulla, mentre le smentite istituzionali saranno censurate come al solito.
Dal giornale-tv-partito, un uovo di Pasqua escrementizio:
è la sua sporca campagna elettorale
Il giornale-partito e la tv di Zuncheddu hanno esibito il loro grande uovo di Pasqua. Confezionato in carta di giornale e filmati-menzogna. È marron ma non ha la consistenza e il sentore di cioccolata: gli escrementi non profumano di cacao. La sorpresa di Pasqua da Terrapieno e viale Marconi è solo l'ennesimo segnale di un'emergenza-informazione che sta appestando la Sardegna. Fanno bene i vari Cabras, Fadda, Soro, Parisi a tacere, in cambio di visibilità, trattamento privilegiato e intervista genuflesse: tanto vengono massacrati solo la verità e Renato Soru.
Ma c'è ancora qualcuno in Sardegna che non accetta il tallone di un palazzinaro-editore cresciuto a cemento e massoneria (ma poi Armandino Corona l'aveva messo alla porta). Ha fatto esaltare Pili, Balletto, Pisanu, i cugini Floris. En passant ha avuto appalti miliardari, sponsorizzazioni clamorose, il controllo monopolistico del mercato all'ingrosso di Sestu per cui la Regione aveva investito trenta miliardi di vecchie lire, autostrade spalancate per i suoi palazzoni: due dei quali (200 miliardi di lire) già acquistati dalla Regione il giorno dopo il voto regionale del 2004, delibera cassata subito da Soru.
Dobbiamo restare sottomessi a un personaggio tanto invisibile quanto invasivo, ai suoi interessi, ai suoi intrecci con la malapolitica? È tempo che qualcuno provi a spezzare queste catene di carta e video. Come in passato si sono sbalzati di sella ben altri padroni. L'ultimo, negli anni del terrore che un Grauso impazzito, servito dal direttore Liori calibro nove lungo e in combutta affettuosa con quello attuale, scatenò in Sardegna avendo dalla sua un movimento politico, la complicità di due terzi dei partiti, una gran parte di magistratura, servizi e forze dell'ordine e non solo Luigi Lombardini, un potere spalmato in ogni campo con risorse finanziarie e di intimidazione mai viste. Lo abbiamo sconfitto.
Anche quella volta, in pochi e senza paura anche quando ne diffondeva e si veniva invitati alla prudenza da altissimi magistrati. È finito nella polvere, col suo killer ormai consacrato delinquente comune. Si è anche spazzato via un gruppo di illegalità incistato a palazzo di giustizia: contro il quale si sono allora battute toghe che da tempo danno l'impressione d'essere tutto casa a pantofole.
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