mercoledì 19 marzo 2008
di Giorgio Melis
È vero, Renato Soru non è un politicante opportunista, attento a vellicare gli umori popolari. Non rinnega chi è caduto in disgrazia, non sta alla larga da chi è sta sbalzato dal trono. Non dimentica, giustamente celebra e ringrazia un protagonista, come gli uomini di valore sanno fare, entrato nel cono d'ombra di una politica miserabile ma non per questo meno anzi più rispettabile. Romano Prodi è diventato l'innominato. Il Pd lo rimuove perché teme che la sua ombra pesi negativamente sulle urne. Veltroni lo nomina solo quando l'interlocutore usa le tenaglie. Allora, anche Antonello Cabras, da buon cardinale di curia partitica assieme all'eletta schiera dei candidati del Pd “rinnovato” all'antica, glissa sul Professore. Come gli altri. Tranne Soru, che si distingue benché sappia benissimo quanto sia elettoralmente scorretto citare l'ex premier.
Lui va controcorrente: onore a Prodi. Va detto e gridato in Sardegna. Specie ora che è uscito di scena ed evocarlo non aiuta chi lo esalta. Tristemente, biecamente cancellato anche dal “suo” partito, dagli alleati che ha portato due volte sull'altare e due volte lo hanno trascinato nella polvere. L'abbiamo detto tante volte. Lo ripetiamo con forza e convinzione. Il Professore e il suo governo, specie con Enrico Letta, hanno dato e fatto per la Sardegna cose che rimarranno nella nostra storia quando la squallida polvere dell'oblio miserabile sarà dissolta. Non ricordo in decenni un altro governo sia stato concretamente tanto amico e solidale con quest'isola ingrata. Ha consentito conquiste durevoli, che cambieranno nel tempo la nostra condizione.
Il fondamentale successo accordato alla storica “vertenza entrate”, che ha dato ora e per sempre alla Regione certezza legislativa della sua finanza. Ancora, l'enorme quantità e qualità di servitù militari dismesse, che hanno restituito ai sardi grandi e straordinari territori “proibiti” e strutture (non solo La Maddalena: basti pensare a Cagliari del travicello Emilio Floris) sulle quali si può costruire sviluppo e fondare una politica culturale recuperando la memoria di luoghi storici. Il gasdotto dall'Algeria (col patetico Mauro Pili che lo rivendica per sé: ma parlava soprattutto della Libia e comunque Berlusconi non ha cavato un ragno del buco) fino a suggellarne l'accordo nel vertice bilaterale di Alghero. Dove un altro sindaco - l'arrogante Marco Tedde, disertore anche alla “consegna” di Fertilia - ha sputato da cafone nel piatto nel quale mangerà ad abundantiam.
Anche il G8 a La Maddalena, con i rischi che comporta, è un enorme potenziale di sviluppo concreto, con soldi pubblici per fare dell'arcipelago un polo di attrazione mondiale, è un regalo di Prodi ai sardi e a Soru. Meno male che Berlusconi, anche se vincesse, non potrà più localizzarlo a Pratica di Mare: come è notorio avrebbe deciso se fosse stato in suo potere. Il Professore ha sempre mostrato, anche per il suo rapporto personale e anche familiare con Soru, attenzione, sensibilità e solidarietà per la Sardegna: come nessun altro premier, anche sardo, prima di lui. Non abbiamo certo aspettato a riconoscerlo che lo facesse Soru. Però è davvero importante che il presidente della Regione lo abbia ribadito mentre tutti gli altri “passano”, voltano la faccia e si cuciono la bocca.
In questo caso Soru ha interpretato al meglio quel che dovrebbe essere e purtroppo non è il comun sentire dei sardi. Specie di un centrodestra livido per ciò che il Professore ha fatto: tenta ogni giorni di svilirlo negarlo. La sua “lotta di liberazione” non cancellerà a lungo il debito di riconoscenza che i sardi, tutti, hanno contratto con Prodi: non ne ha mai menato vanto. Onore al Professore, mentre finisce la sua avventura politica e con enorme dignità esce di scena a testa alta: almeno per chi apprezza la dirittura e la dignità degli uomini, non quelli da baraccone e circo equestre, gente da Minkionèr. Soru lo ha doverosamente ringraziato a nome di tutti: come merita e meriterà per il futuro.
Sono considerazioni non occasionali, travalicano assolutamente e totalmente la scadenza elettorale: si collocano nel solco delle cose che restano, fuori dalla mischia del momento, dalla congiuntura politica. Nella quale si è inserito il solito patetico Mario Diana, per manifestare col solito flop un'ironia ridicola perché a domanda Soru ha replicato che non intende affatto dimettersi dopo le elezioni: comunque vadano. Fuffa politicante, avanzi di polemichette deprimenti. Vengono dall'ex capogruppo di An, che non molti anni fa, quando Prodi era presidente dell'Europa, si rifiutò di incontrarlo in Consiglio: dov'era andato in visita, per rispetto istituzionale alla nostra autonomia. Non c'è niente da attendersi da simili personaggi: come da questo fegatoso sindaco Tedde, che non merita di rappresentare la civile Alghero. È squallore continuo.
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