martedì 18 marzo 2008
Lettere.
di Francesco Porcu, Porto Torres
Al mio segretario Walter Veltroni
Caro Walter, in questi giorni sei impegnato in nome di noi tutti perché la nostra Italia, con la vittoria del PD, sia governata bene, come una delle nostre belle famiglie che hai avuto il buon gusto e l'intelligenza di scegliere quale testimonianze delle tue tappe lungo lo Stivale. Il nostro programma è bello e calibrato, condivisibile e attuabile. Per di più, permettimi di osservare che, in Sardegna, l'augurio che “si può fare” è diventato realtà da qualche anno. I punti che auspichiamo per il nostro nuovo governo dell'Italia, in terra sarda, hanno trovato concretezza grazie alla azione della giunta e del suo presidente in cui i sardi hanno fortemente creduto.
Per questo, è bello ascoltarti mentre contagi di speranza il Paese, spiegando le ragioni del “si può fare” perché per noi sardi è molto più facile crederci: «Già l'abbiamo fatto». E abbiamo già capito che, se da una parte si può fare dall'altra sono tante le resistenze che non vorrebbero cambiare, perché sono tante e trasversali le ragioni che hanno portato la politica italiana lontano dai cuori dei cittadini.
Avere il coraggio di ragionare con tutto il Paese e non con le lobby, le corporazioni, le tradizionali rappresentanze, ognuna delle quali, più o meno legittimamente, reclama non tanto il bene collettivo ma quello del settore che esse rappresentano, è la vera differenza che c'è tra il nostro Partito Democratico e gli altri. Non solo il Popolo delle Libertà, ma anche i piccoli partiti che non riescono ad andare molto più in là del “particolare” convinti che la sua soluzione, parziale, possa coincidere con quella più generale di un Paese che ha necessità di riconoscersi tutto in un'azione politica.
C'è un punto, però, nella fotografia dell'Italia che il nostro programma mette a fuoco, che rimane un po' in ombra, ma dal quale non possiamo prescindere perché, in troppi dei pilastri che vogliamo costruire, esso potrebbe minare le fondamenta. Il punto è la mafia in tutte le sue ramificazioni.
La mafia, con le sue derivazioni, è all'origine dei tanti mali dell'Italia, ad iniziare dalla cattiva politica alimentata dal voto di scambio, che ha potuto affossare mezza Nazione e che inizia a mettere radici anche nell'altra metà. La credibilità di quello che possiamo fare per l'Italia deve assolutamente passare per la strada che porta alla sconfitta della mafia.
Se è vero che in troppi ci accusano di avere programmi simili con il PDL, questa deve essere la differenza: noi dobbiamo spiegare che il primo nemico da sconfiggere è la mafia. Con questa vittoria tutte le altre saranno più a portata di mano, senza di essa rischieremo di vincere solo una battaglia e di perdere la vera guerra.
Parliamone di questa maledetta mafia quando il nostro pullman attraverserà quelle regioni affossate dal cancro dei pizzi e dei ricatti, dei morti ammazzati e dei diritti negati, dei giovani ai quali si ammazza la speranza. Parliamone, perché gli altri non lo faranno.
Ti aspettiamo in terra sarda.
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