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giovedì 13 marzo 2008

La Maddalena aspetta il Grande Evento
troppo lontano per l'isola svuotata
fin troppo vicino per i cantieri in ritardo

di Alessandra Deleuchi

Mentre sventolano le bandiere dei sindacati per frenare la cacciata dei dipendenti dell'Arsenale che ospiterà il G8 del 2009, le ultimissime divise a stelle e strisce scivolano via dalla Maddalena. È il 29 febbraio, e due destini si sfiorano. Loro, gli Americani, lo avevano detto che se ne sarebbero andati, tutti, fino all'ultimo, e proprio in quella giornata. E con una precisione silenziosa e lenta, calibrata al millimetro, hanno rispettato la scadenza, concludendo il loro progetto pianificato, ora per ora. Hanno sgomberato in tremila, uno dopo l'altro, da un'isola che - in preda, forse, alla frenesia e all'attesa del G8 che si terrà tra meno di un anno - non s'è ancora accorta che le piazze si sono svuotate, come le strade, che i tavolini dei bar sono sgomberi come anche i parcheggi, liberi, e le case sono sfitte. E che in trecento, gli ex dipendenti della Base Usa, rimangono senza un posto di lavoro.

In molti non ne hanno avuto ancora percezione, e in molti invitano alla calma. Se non fosse che rimangono in piedi anche i numeri negativi, i vuoti da riempire. Duemila disoccupati, 143 dipendenti dell'Arsenale ex bene della Difesa, e oggi patrimonio regionale, che non sono stati mai ricollocati e che si sentono dire fatevi più in là, la struttura è fondamentale per il G8, si parte ad aprile, e poi ci sono quei 300. Che restano. Mentre figli e nipoti dello Zio Sam, tute mimetiche, divise bianche e nere, navi balia per sommergibili a propulsione nucleare, contratti della luce, dell'acqua, della spazzatura, si eclissano. Insieme agli accordi milionari per gli affitti di decine e decine di mega appartamenti, di capannoni, di chilometri e chilometri di uffici, di sterminati parcheggi, riservati, di aree intere, e per le manutenzione, i servizi e i rifornimenti.

Ma c'è il G8. Vicino, lontano. Dipende dai punti di vista, anche se per ora non si è visto spuntare all'orizzonte nemmeno un cantiere. L'unica novità, il fatto che la Presidenza del Consiglio dei ministri ha dato al vertice il titolo di Grande Evento che tutto assorbe e fagocita e che ha istituito tutta una serie di commissioni e sotto commissioni che si incrociano e si rincorrono pr concertare l'evento.

Punto fermo, l'Arsenale. Ripulito e vestito a nuovo, sarà il vero cuore del meeting, la maestosa e gigantesca struttura, con i mega capannoni, gli sterminati banchinaggi, i chilometri di strade e stradine interne, saranno loro il fulcro degli incontri e dei colloqui tra gli otto potenti del mondo e i vari membri dell'Unione Europea. Con un grande globo sulla testa e con la scritta “La Maddalena Summit”. A tutto penserà il numero uno della Protezione civile con i suoi super poteri, e con una serie di ordinanze ad hoc. E dei dipendenti dell'Arsenale sarà sempre Guido Bertolaso a preoccuparsi e a metterci una pezza. Perché serve tutto e subito per i sedicimila uomini della sicurezza, per i tremila giornalisti accreditati e per gli altrettanti delegati, il lungo codazzo dei grandi. I ventuno superpotenti. Che avranno come residenza l'ex ospedale militare, vista mare e con un bel molo di fronte.

Nel vortice del meeting entreranno a ruota Palau, Santa Teresa ed Arzachena indispensabili per dare un letto alla marea umana che si riverserà nell'Arcipelago. Pulito, ecosostenibile, e con l'acqua potabile che scorre. Ma senza alberghi. Quelli i cui progetti si sbandierano da giorni, ma che sono ancora impigliati chissà dove. Per lasciare qualche cosa per il dopo G8, ad un'isola che per una settimana dovrà darsi completamente, trasformarsi in un mondo a sé, assolutamente autonomo, cristallizzato e a senso unico, a partire da subito e per una settimana intera, e solo all'evento. Pensato anche all'insegna del Made in Italy, per i prodotti alimentari, i mezzi di trasporto, e dell'ecosostenibile, delle macchine spinte solo dall'elettricità, del fotovoltaico e dell'eolico.

Ora mancano soltanto i soldi, quelli che però solo in parte potranno compensare il giro di denaro che c'è sempre stato nell'Isola. Lo sanno bene le banche e i banchieri che, già da tempo, parlano di crisi e di assenza totale di investimenti. Ma anche chi, per trenta anni, ha costruito parte della sua fortuna sulla presenza militare statunitense e che oggi sta tentando di risalire. Anche per la città.

Come cerca di fare la Spa Arcipelago che, con i suoi iscritti che hanno versato una quota, ha alimentato una società tutta maddalenina e ha raccolto un enorme consenso, proponendo una progettualità a tutto tondo che possa trasformare La Maddalena da cima a fondo. Anche con un casinò. E il porto turistico che aspetta di essere realizzato con 800 posti barca per super yacht e il campo da golf. Al comune chiedono solo che dia loro le concessioni necessarie, il via libera. Alle loro spalle, consulenti legali, finanziatori interessati, architetti, professori universitari. Mentre i soldi, i fondi, i finanziamenti ci sono.


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