sabato 8 marzo 2008
di Marco Murgia
Niente giacca, niente cravatta e soprattutto niente spilletta. Un telefonino che squilla in continuazione: «Chiamano persone che ci incoraggiano ad andare avanti». Pierluigi Saiu, coordinatore regionale dei giovani di Forza Italia, è quello del «chi se ne frega» rivolto a Massidda, Pili e Cicu. Quello che insieme agli altri militanti ha organizzato la raccolta di oltre diecimila firme in tutta l'isola per la candidatura di un under 30 in Parlamento. Tutte portate a Roma, dove «i parrucconi», parole sue, stanno discutendo la chiusura delle liste isolane. Non si sentono rappresentati dai massimi esponenti del partito in Sardegna: «Silvio Berlusconi è un'altra cosa».
- Berlusconi ha 72 anni…
«Ma la battaglia per il rinnovamento parte da lui: parla con la gente in piazza e in strada, non aspetta che i cittadini vadano nelle grandi sale o partecipino ai grandi appuntamenti. È successo anche qui a Cagliari, in occasione dell'ultima visita. Noi vogliamo interpretare quel modo di fare politica, non quello di una classe dirigente insensibile com'è quella isolana».
- Quella che vi prendete è una grossa responsabilità. Come la vivete?
«Più che grossa, è una bella responsabilità: la viviamo benissimo perché la politica in piazza è l'unica che conta davvero. In due settimane, da Cagliari a Sassari, dopo aver girato 64 comuni, abbiamo incontrato decine di migliaia di persone che ci spingono ad andare avanti: dopo questa esperienza sappiamo che la gente è con noi».
- Primi in Italia, siete anche gli unici? Possiamo dire che la battaglia per il rinnovamento nel Popolo della Libertà parte dalla Sardegna?
«Siamo stati i primi, ma della nostra iniziativa avevamo discusso con il coordinamento nazionale, ed era stata bene accolta per due motivi. Il primo: è la battaglia per un'idea, non per una poltrona: tanto che non indichiamo un nome; il secondo è legata al fatto che siamo convinti che per costruire un'identità politica non serva scimmiottare i grandi: è necessario agire, proporre e proporsi».
- Sembra che vogliate dare una lezione: non avete paura di prenderne una, quando i giochi per le liste saranno chiusi e i parrucconi torneranno da Roma?
«Per dare lezioni siamo ancora troppo giovani. Ma mettiamo in campo il nostro impegno per riportare il consenso al centro della politica, le idee e le persone prima dei proclami. Sul dopo (sorride, ndr) non ci siamo posti il problema: anche questa incoscienza, però, è tipica dei giovani».
- Come hanno preso, i “vecchi”, la vostra iniziativa?
«Basta vedere la reazione di Piergiorgio Massidda».
(Il coordinatore regionale di Forza Italia aveva commentato un po' acidamente: «La nostra è una generazione che ha sudato, mentre loro devono ancora dimostrare di essere in gamba. Mi fa piacere questa ambizione, ma consiglio ai nostri giovani di mettere questa grinta nella loro vita: prima ci sono lo studio e il lavoro, poi viene la politica». Invece Giorgio La Spisa, capogruppo del partito in Consiglio regionale, ha detto che l'iniziativa «è un segno di vivacità pienamente legittimo: va bene che ci siano queste spinte».)
- Allora?
«È un altro tipo di uomo politico».
- Avete dato un bel colpo: paura dei contraccolpi?
«Qui torniamo a ieri: no. Dopotutto vale anche ora: chi se ne frega?».
- Molti tra i giovani del Partito democratico la pensano come voi. In che rapporti siete?
«In effetti sarebbe utile incontrarci. Per capire che il rinnovamento non ha colore politico, che questa è una battaglia dei giovani per i giovani. Per certe azioni ci vuole coraggio: la coscienza dell'idea e l'incoscienza sulle possibili conseguenze. In questo dovremmo tenderci la mano: certo, restano le differenze. Ma non su un argomento come questo».
Saiu ha 28 anni, studente nuorese trapiantato a Cagliari. Da due anni è coordinatore regionale dei Giovani di Forza Italia (3.000 pre-adesioni, sino a dicembre, al Popolo della Libertà; gli iscritti al partito sono tra i 2.000 e i 2.500, divisi in otto coordinamenti provinciali) ma è in politica da molto tempo: «Ho fatto la gavetta», dice.
- Tra qualche anno potreste diventare voi i parrucconi…
«Benedetto Croce diceva che il politico onesto è il politico capace: spero che di me si possa dire “sarà un politico capace”».
Un po' troppo impostata, ma si può anche concedere: resta da fare un in bocca al lupo, ne avranno bisogno.
- O in bocca ai lupi, d'ora in poi?
Nuovo sorriso: «Noi andiamo avanti. Non perché tornare indietro a questo punto sia impossibile, ma perché una cosa che si inizia si porta anche a termine».
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