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venerdì 7 marzo 2008

Terrone di Padania, per più voti la Lega perdona:
da “forza Etna” a “buono, Etna”. Già premiati
i sardo-leghisti Sanna e Acciaro trombati al Nord

di Massimo Gramellini (da LaStampa.it)

Nel commentare la sconvolgente notizia che non tutti i candidati del centrosinistra in Lombardia sono nati in Lombardia (pare che uno risieda a Parma Sud, pur avendo la nonna a Busto Arsizio), il senatore Calderoli della corrente illuminata della Lega ha dichiarato che il partito democratico non è «la forza dei meridionali, sostenuti dal Mpa di Lombardo, ma la forza dei terùn, ovvero di quelli che si fanno mantenere dagli altri a Roma».

Si tratta di una rottura con il passato, quando per la Lega tutte le popolazioni situate al di là del confine morale di Abbiategrasso erano una massa indistinta di parassiti dediti a procreare figli dalla carnagione olivastra e ad appendere agli e caciotte sui davanzali.

Con il coraggio dei visionari, il Calderoli si libera dello stereotipo. Continua, è vero, a situare Roma nel Corno d'Africa. Però ammette che persino fra i terùn esistano degli esseri umani e li promuove al rango di «meridionali». Elettori del partito autonomista di Lombardo. Il quale è siculo, ma un siculo alleato di Calderoli, che in un afflato di bontà deve avergli cambiato il cognome (quello originale era Montalbano-Sono) come si faceva con gli schiavi nelle piantagioni di cotone.

La storica svolta ci costringe a rivedere la logora definizione di terùn: è ancora tale solo il meridionale che non lavora. Resta da trovare un nome per il suo omologo del Nord: il settentrionale che non ha mai combinato un tubo in vita sua, se si esclude una legge elettorale scriteriata e uno spogliarello di canottiere maomettane in tv. Che ne dite di calderulùn?


Un'integrazione nostrana a Massimo Gramellini, vicedirettore de La Stampa e brilantissimo corsivista. Vero, la “Lega non perdona”. Ma a volte si fa clemente (non Mastella) la “perdona” anche qualche meridionale: selettivamente. Resta ammazza-terùn: tranne quelli che servono a Bossi e Berlusconi per avere più voti. Come in Sicilia. Raffaele Lombardo è oltretutto di Catania. La città contro la quale dai petti gonfiati e dalle gole leghiste prorompeva il possente urlo celtico: “Forza Etna”.

Potenza del buonismo elettorale: ora dalla Padania è tutto un mormorare: “buono, Etna”. Ma Bossi aveva già fatto eccezioni per semi-terùn: i sardi Giacomo Sanna e Giancarlo Acciaro, segretario del Psd'az ed ex deputato con travagli giudiziari. Erano stati candidati dalla Lega alle politiche: correttamente trombati. Meno male e regolare che Gramellini fosse all'oscuro di questa miseria irrilevante. Altrimenti avrebbe gioito anche lui per lo scorno padano dei sardo-leghisti. Pare che vadano fino in fondo resuscitando i “fasciomori”: alleati dei post-missini, di Berlusconi e Bossi. Va' dove ti porta il disonore. (gm)


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