venerdì 7 marzo 2008
Lettere.
di Rosa Maria Patteri
Per rasserenarmi l'animo, scontento ma non incontentabile, riguardo alle liste sofferte del Pd sardo, ho deciso di raccontarmi ed adattarmi “Il mito della caverna” di Platone. In una caverna, un gruppo di prigionieri (elettori) stava legato con le spalle rivolte contro l'imbocco della grotta da cui proveniva la luce. Costretti in quella posizione, guardavano i misteriosi giochi d'ombre che si riflettevano sulla parete davanti a loro. Non avevano, però, possibilità di voltarsi e accertarsi in che modo erano prodotte le strane figure.
La spiegazione delle enigmatiche ombre stava appena al di fuori della caverna. Infatti, nascosti dietro un muretto, proprio davanti all'ingresso della spelonca, c'era un via vai di omini (politici) che per rendersi visibili ai prigionieri ingrandivano e prolungavano le loro figure, montando sulle loro spalle statue di diverse forme. Luce fuori, semibuio dentro, gli omini, le statue, il muretto, andavano così a comporre le bizzarre ombre sulla parete della caverna.
Un giorno, uno dei prigionieri si slega, si volta, e intuisce che vi è un trucco.
Si può individuare in questo atto coraggioso del prigioniero il popolo di democratici che ha voluto fortemente il PD. Stanchi di credere ingenuamente che dietro i muretti politici si confezionassero autentici altruismi, gli elettori hanno voluto sincerarsi di ciò che accade alle loro spalle, dando vita al PD, con la ferma intenzione di partecipare, controllare, verificare le scelte e le azioni del partito.
La storiella della caverna si presta a molte interpretazioni e io per il PD sardo mi adatto questa: “il mito della gradualità”. In realtà, quando il coraggioso prigioniero si slega dai ceppi e sta per uscire dalla caverna, incontra non pochi ostacoli, prevedibili e intuibili. Il primo è che fuori dalla caverna il sole abbagliante inizialmente lo acceca e non vede niente. Deve quindi attendere di adattare l'occhio all'intensa luce. Subito dopo, affronta la più grande difficoltà: il non essere creduto.
Il prigioniero, dopo aver capito le manovre ingannevoli che tenevano buoni buoni i suoi compagni di sventura, decide di tornare dentro, e raccontare la verità. Alcuni di essi non gli credono e vorrebbero linciarlo, altri intendono seguirlo dopo essersi liberati dalle catene. La gradualità, una giusta miscela di eventi noti e rassicuranti, insieme ad eventi nuovi ed avventurosi, permette di affrontare condizioni rischiose e pionieristiche il cui esito è sempre incerto.
Quel poco di novità e gioventù che è stata inserita nelle liste del nostro Pd sardo garantirà il proposito che gli eventi sono ormai proiettati fuori dal solito e dallo scontato e rappresenterà bene quell'argomentare per gradi che tanto raccomandava Platone nella dialettica. Un domani, che è già iniziato oggi, avremo un completo turnover della classe politica che ci rappresenterà. Ora, abbiamo il dovere morale di dar modo che i compagni di ventura credano alla bontà del progetto. Il PD attende fiducia e coerenza. A poco a poco, ad uno ad uno, ma usciremo tutti dalla spelonca.
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