venerdì 7 marzo 2008
di Cinzia Isola
Lavoro irregolare & sicurezza. Non è una novità: uno esclude l'altra. Un legame a doppio filo che, troppo spesso, stringe il cappio sulla testa dei lavoratori. Imprigionati tra la necessità di lavorare per (soprav)vivere, e la paura di morire per lavorare. Un rischio concreto. Forse l'irregolarità, percentualmente, non è direttamente proporzionale alle morti bianche. Ma una cosa è certa: le tragedie sul lavoro hanno quasi sempre evidenziato situazioni palesi di irregolarità. E allora non dovrebbe essere difficile: più controlli, meno lavoro irregolare, uguale sicurezza.
Eppure i dati sulle ispezioni della direzione regionale sono l'ennesimo campanello d'allarme. Un campanello che ieri ha squillato ancora nel nord Sardegna. A Sassari, in occasione di una riunione del Cles, Comitato per l'emersione del lavoro sommerso: i dati segnalano che su 6.090 aziende sarde ispezionate dalla Direzione regionale del lavoro nel 2007, 3.768 sono risultate irregolari. Oltre il 50%. E ancora: i lavoratori irregolari sono 6.204 e quelli in nero 2.113. Nel settore edilizia, su 667 cantieri visitati, 559 sono risultati irregolari.
Numeri preoccupanti ricordati da Annalisa Massidda, dirigente della Direzione provinciale del lavoro, per descrivere la situazione generale dell'Isola: a seguito dell'ispezione degli uffici regionali, sono stati sequestrati 10 cantieri, 142 sono stati sospesi e sono state comminate complessivamente sanzioni per oltre 2 milioni e 600 mila euro. Nel nord Sardegna sono state ispezionate 2.172 aziende, di cui è risultato regolare solo il 37%. Particolarmente grave la situazione in edilizia, con l'88% di cantieri irregolari: su 274 controlli, svolti in collaborazione con Asl, Inps, Inail, Guardia di finanza e Carabinieri, 242 sono fuori legge. Tutti i 95 cantieri visitati nella provincia di Olbia-Tempio sono risultati irregolari, mentre le aziende che non rispettano le norme sono l'85%, 132 su 156. Tutti i cantieri sequestrati nel nord Sardegna, cinque, si trovano in Gallura.
Gli illeciti principali riguardano dispositivi di protezione individuale, impianti elettrici non a norma, lavori in sospensione, parapetti e la mancanza di tesserini di riconoscimento. Nel corso del 2007 sono stati denunciati 4.483 infortuni sul lavoro e si sono registrati 15 incidenti mortali (compresi 8 “in itinere”, cioè durante il viaggio verso il luogo di lavoro). Nel 2008, anche per limitare le irregolarità, la direzione provinciale del lavoro di Sassari potrà contare su due nuovi ispettori.
All'incontro di ieri ha partecipato anche il prefetto Paolo Guglielman. «Purtroppo manca la cultura della sicurezza - ha detto Guglielman - basti pensare ai recenti fatti di Molfetta. Per questo è importante garantire gli imprenditori che operano in sicurezza, punendo chi invece non rispetta la legge». Una linea che il governo ha sposato in pieno: «Ci sarà una sorta di redenzione». Così il ministro della giustizia, Luigi Scotti ha spiegato la parte del decreto sulla sicurezza sul lavoro che stabilisce, nei casi in cui è previsto l'arresto, che «se l'imprenditore rimette tutte le cose a posto gli si applica una sanzione pecuniaria da 8 a 24 mila euro».
Un decreto varato dal Consiglio dei ministri nonostante l'opposizione della Confindustria e di numerose associazioni di categoria. Anche perché le norme, difese dal ministro del lavoro Cesare Damiano, «si muovono da una logica semplice: la proporzionalità alla violazione. Il sistema sanzionatorio è estremamente calibrato». Una linea, c'era da aspettarselo, non condivisa dagli imprenditori: «Inasprendo le pene non si salva nemmeno una vita umana perché bisogna prevenire. L'impianto è tutto spostato sulle sanzioni e non sulle regole», ha dichiarato Luca Cordero di Montezemolo, presidente degli industriali. «Così si fa demagogia, si rende difficile l'attività delle imprese serie, ma si rischia di non salvare una vita in più, che noi imprenditori consideriamo il primo valore da tutelare».
Serve, ha ribadito il presidente di Confindustra, «un sistema serio di pene e sanzioni per chi commette violazioni gravi in una materia così delicata. Ma occorrono regole chiare e soprattutto bisogna fare cose precise, in positivo: più formazione, più prevenzione, più cultura della sicurezza». Un giudizio severo rimarcato da Giorgio Usai: «Il nostro giudizio è di insoddisfazione: si è persa una buona occasione per dare un ottimo servizio allo Stato».
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