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venerdì 7 marzo 2008

Mastella: Dio perdona, Prodi no
il grato Silvio non paga il debito
Urla dal Pd sardo, silenzio Pdl
la Sinistra non è più arcobalente

di Giorgio Melis

A volte, neanche il dio minore della politica perdona: non paga solo il sabato. Clemente Mastella ora lo sa e ben gli sta: magari non restasse un caso isolato… L'ha fatta davvero sporca, fino a essere schifato da tutti: un bacherozzo che nessuno si è voluto prendere. Avrebbe impestato qualunque lista e fatto perdere voti. L'ingrato Berlusconi gli deve tutto: la caduta di Prodi e queste scellerate elezioni volute col suo “porcellum”. Ma dopo avergli promesso riconoscenza eterna, lo scarica come spazzatura. Opportunista e calcolatore cinico? Vero. Avrebbe ingoiato il ceppalonide come un gustoso dolcetto. Figurarsi, ha uno stomaco foderato di amianto che intossica inesorabilmente con i succhi gastrici. Continua a imbarcare pregiudicati e condannati per mafia: vent'anni dopo aver arruolato il Mangano stalliere di Arcore raccomandato da Dell'Utri. In Sicilia si è piegato a Raffaele Lombardo sperando di intercettare parte dei voti di Totò Cuffaro, boss Udc.

Casini commenta: «Fa schifo, chi ha scaricato Mastella». Ma intanto non se l'è preso neanche lui. Alla larga da entrambi, stavolta va bene così. Mastella nel cassonetto: dove politicamente meritava di stare anche prima. Non è senno di poi. Detto prima, mille volte: per l'indulto, i ricatti, la nomina vergognosa del ridicolo Gianpaolo Nuvoli al posto che fu di Giovanni Falcone. Col cinismo a 36 denti spianati, Berlusconi ha spiegato: mi avrebbe fatto perdere l'8-12 per cento dei voti. Lui non ha gli oracoli del passato. Controlla quelli moderni detti sondaggi. Pollice verso, Mastella giù dalla torre. Ha annunciato che non si candideranno lui, la moglie e i figli. Peccato, ora che non voleva proporci zii, cognati e cugini: che ci siamo persi. Di sicuro e grazie a Dio, lo sputatore scortese Barbato: quello che ci ha sputtanato nel mondo per incontinenza salivaria, assieme ai post-missini mortadella&champagne.

Non è per umor nero che ci sembra una buona notizia in queste pessime elezioni: comunque vadano. Perché infine il carro attrezzi sgombera un Mastella da rottamare in discarica. Soprattutto perché c'è una rara, incruenta nemesi politica in questo contrappasso. L'eroe negativo di una pagina squallida finisce al macero, secondo meritocrazia e decenza. Chissà come l'avrà presa il cardinal Bertone. In piazza San Pietro o dintorni, dal devoto ceppalonide aveva raccolto (solo raccolto?), non in confessione, l'annuncio della sua intenzione di abbattere Prodi il giorno dopo: fatto. La pecorella smarrita non è stata riaccolta dal beneficato e ingrato pastor Silvio: il porporato non avrà chiesto indulgenza.

Se non fosse azzardato, verrebbe da dire: Dio perdona, Prodi no. E che diamine. Il Professore ha subito annunciato il ritiro: esce di scena. E avremmo invece dovuto rivedere in lista e deputato il suo carnefice? Ce la siamo risparmiata, quest'indecenza. Non ringraziamo ma registriamo la scelta di Berlusconi. Ha lucrato e ricettato la grazia ricevuta da Mastella. Ora lo rinnega e lo scarica come un appestato: molti apprezzeranno il suo doppio cinismo. Comunque nessun italiano la prenderà male, molti semmai reagiranno alla Barbato. Uno sputo ti sommergerà, Mastella: finalmente.

Spigolando per candidature, boatos e schiamazzi sulle liste, ecco le solite malinconie, sceneggiate, poche sorprese e molte solite certezze: anche in Sardegna. Restando sulla scena nazionale, che pena vedere Marco Pannella alla canna dell'acqua (senza bere la sua pipì come al solito, speriamo) per qualche seggio in più. Digiunare stanca e spalla: anche per le cause sacrosante, se si esagera. Figurarsi per un pugno di deputati. Girando angolo, botta di genio di Pierferdi Casini: a giorni non sembra neanche il figlioccio di Coniglio Mannaro Forlani. Prima abbracci e baci con Luciano Moggi, che non proprio è il massimo della presentabilità: a prescindere dal processo che lo aspetta. Quindi subisce ancora Totò Cuffaro come suo leader in Sicilia: benché voglia far eleggere Lombardo in conto Berlusconi, mangi cannoli e beva frappé. Dev'essere per il codice etico.

Invece è per il codice della creanza che si arruola con Casini la principessa Borghese: punta di diamante dell'aristocrazia nera romana. Quella che tutti gli anni (ci andava il pio Fazio non Fabio ma Antonio ex di Bankitalia) il 20 settembre partecipa in massa alla messa funebre per la breccia di Porta Pia: ancora inconsolabile per il potere temporale perduto (?) dei Papi. Luttuosa nostalgia arbitraria. Quel potere c'è più che pria: esiste, resiste e lotta contro noi. La principessa si candida contro “la dilagante maleducazione”. Il bon ton ci vuole. Eppure, nel suo ambiente apprezzano molto lo Storace alla Santanché: un damerino compito, quasi un cicisbeo, benché senza parrucchino.

Coup de foudre di Casini anche per Ciriaco De Mita: candidato capolista dopo l'orrenda, pediatrica defenestrazione patita da Veltroni. Un solo programma, per Ciriaco: i suoi secondi ottant'anni tutti con Pierferdi, al Senato. Ancora, facciamoci del male registrando la dolente caduta di Gustavo Selva, iniquamente condannato per aver requisito un'ambulanza di servizio fingendo un malore mentre aveva solo fretta di uscire dalla folla di San Pietro (dov'era pure Mastella) per arrivare in tempo a un dibattito in tv. Sei mesi, gli hanno dato: giustamente, lui non se li prenderà, ma ha rinunciato alla ricandidatura. Che pena, il bellico “Radio Belva”che da Rai 2 sbranava comunisti che mangiavano bambini. Colpito e affondato da un'ambulanza. Manco fosse il Mussolini obbligato a salirci e sparirci dopo l'arresto al Quirinale, nel 1943. A volte i ricorsi dei corsi storici finiscono proprio a puttane.

Ma venendo alle cose serie, c'è un dato comune nazionale e locale. Nel Pd, paro paro come nel centrosinistra plurale, ci sono travagli, voci e grida per le candidature. Molti, non solo Pannella, contestano, chiedono, qualcuno ottiene modifiche, Comunque, c'è libertà di protesta. Anche un po' di casino, se vogliamo: meglio sempre del clima da caserma. Non aiuta ma è preferibile alla plumbea disciplina che azzittisce. Viceversa, i maldipancia, le rabbie e delusioni ci sono anche nel centrodestra. Il Pdl ribolle, e si sa. Ma non si sente. Praticamente un coro muto. Meglio così? Decidete un po' voi.

La differenza tra i due blocchi sarà forse che Veltroni sicuramente nell'urna non ti vede, Berlusconi sicuramente sì: magari con microcamera del Grande Fratello. Veltroni decide in scioltezza ma non troppo: deve ascoltare tutti e poi tenersi le scalmanate. È un leader, non un padrone: magari sbaglia a non esserlo. Berlusconi non ha di questi problemi. Si mette allo specchio, consultazioni chiuse: è il massimo del pluralismo singolare. Chi non si mette in riga è out, senza appello: guai a protestare, tutti zitti e buoni o vi faccio fare la fine di Mastella.

Sta accadendo anche in Sardegna. Nel centrosinistra si rumoreggia non poco, tra rabbia e delusione, per liste molto al di sotto del miglior ricambio possibile, almeno anagrafico. Ci sono prestigiosi docenti che ricusano strapuntini in fondo lista (Francesco Pigliaru e Cristina Lavinio), altri scontenti per il ritorno dei sempre uguali, ferrigni, inossidabili nomenklati da 25-20 anni in poltrone elettive. Anche se un buon terzo degli eletti sarà di prima nomina: ma non tutti esaltanti. Comunque è bene protestare, contestare, mettere in discussione anche la propria adesione davanti a scelte nel segno della gerontocrazia soffocante. Ma dall'altra parte, nel Pdl, niente urla dal silenzio assordante. Il centrodestra sta facendo, ha già fatto pure peggio. Gli uscenti (tranne imprevisti dell'ultim'ora) saranno confermati: salvati tutti perché a cambiarne solo uno si rischia di trasformare la breccia in crollo del bunker geriatrico.

Francamente, una schifezza: la negazione di ogni volontà di cambiamento, che servirebbe a tutti. Forse la sconvolgente, salvifica novità si incarnerà in Alberto Randazzo, uno degli onorevoli-brothers, al terzo giro di valzer partitico: ora da Casini a Berlusconi via Giovanardi, l'arruolatore a domicilio. Non sono portatori di un pensiero politico noto: prevenzione dal rischio ernia cerebrale. Basta il grosso, collaudato pacchetto di voti dell'Aias, il centro-fabbrica per disabili con soldi pubblici: trasformato in opificio elettorale per il padre Bruno (ex consigliere e deputato) e i due figli entrambi onorevoli regionali per eredità politico-ematica, quasi un benefico lascito genetico. Tutto per puro spirito di servizio, assistenza e provvidenza elettorale dei disabili agli abilissimi padre e figli: speriamo senza spirito santo indebitamente convocato nell'urna.

Tout va très bien Madame la Marquise: niente da recriminare. Dove Silvio e Gianfranco vogliono: silenzio, tacchi sbattuti e all'assalto. Niente apologia dei disobbedienti: ma obbedienti così sembrano soldatini di piombo. Meglio le voci e proteste non autorepresse del centrosinistra. Anche per militante gerontocrazia (anagrafica e/o politica), i due schieramenti insieme stanno e insieme non cadono perché hanno incorporato l'antivirus della conservazione.

Non è risparmiata neanche la Sinistra Arcobaleno, finora solo quella sarda: guai se i guai si allargano in campo nazionale. Già, perché il logo e il nome presupponevano soci che concorrevano al simbolo anche nella caratterizzazione. All'improvviso, i Verdi si smarcano e vanno con Di Pietro. Portano pegno ma non voti: è vent'anni che non riescono a far eleggere un ambientalista in Consiglio. Però, ha ragione il giovin rifondarolo Michele Piras a schiumare di rabbia e dirgliene quattro di brutto. Non per i pochi voti. La Sinistra Arcobalente, come l'avevo chiamata per simpatia, resta senza il suo arcobaleno rapito. Deve andare avanti col pezzo del simbolo senza chi gli ha chiesto di metterlo. I Verdi restano col nome in ditta ma scippano i voti (pochi) che lo giustificava; corpore absenti.

Quel bel segno universale di pace, alleanza e bel tempo resta alla Sinistra. Farà bene a incorporarlo nelle sue pulsioni profonde: al posto di chi lo rappresentava mentre è di tutti. Insomma, molto in piccolo, la vecchia storiella di San Giuseppe in collera perché ignorato dai magi che sequestra il bambinello sbottando: «E ora voglio vedere come fate il presepe». Quello della Sinistra si farà comunque e potrebbe venire bellino anche senza la pattuglia verde: tonalità marcio. Che volete, saltafossi dell'ultim'ora anche tra gli ambientalisti! Non è neanche ecologico, ragazzi: semmai emetico. Certo non biodegradabile: elettoralmente, esteticamente e moralmente.


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