venerdì 7 marzo 2008
«Massidda, Cicu e Pili... Chi se ne frega?». L'attacco mica arriva da qualche esponente del Partito democratico troppo fiducioso. No: sono parole dei Giovani per la Libertà di Forza Italia. E non solo di qualche avventuroso che tira su la testa: il messaggio è firmato da tutto il coordinamento regionale. Un centinaio di militanti che hanno passato le ultime settimane in giro per 64 comuni dell'isola. Obiettivo: raccogliere firme a sostegno della candidatura di un giovane sardo in Parlamento. Una campagna che ha funzionato: 10.015 le sottoscrizioni, consegnate ieri sera al leader del Popolo della Libertà Silvio Berlusconi.
A giochi praticamente fatti, magari non serviranno a tanto. L'iniziativa è unica in Italia e quelle firme rappresentano un segnale: magari non direttamente per il Cavaliere - che giovanissimo non è, però guai a chi lo tocca - ma per i soliti noti del panorama isolano, questo sì. Allora “chissenefrega” dei deputati uscenti. Non è un vaffa, ma poco ci manca: «Non ci importa di loro, vogliamo solo che si torni a parlare di primarie per l'indicazione dei candidati».
A spiegarlo è il coordinatore regionale dei Giovani azzurri, Pierluigi Saiu: parla per tutti e censura il sistema che assegna le candidature per il Palazzo sulla base di «cognomi importanti o amicizie influenti». Non ci stanno: mettono 1.200 euro per autofinanziarsi l'iniziativa e sottolineano che il rinnovamento della politica sarda non può fare a meno di «una rottura generazionale». Deve interessare tutti i partiti, dal Partito delle Libertà al Partito Democratico, dalla Sinistra Arcobaleno all'estrema destra: «Solo così», continuano, «potremo liberarci dei parrucconi ed evitare di essere ridotti a spot per le campagne elettorali».
Allora quelle diecimila e passa firme diventano più di un segnale. Quasi un simbolo: «Siamo sicuri che chi sarà nominato in Parlamento non riuscirebbe nemmeno a essere eletto in circoscrizione», dice Stefano Schirru, consigliere comunale a Cagliari. Però «non chiediamo di essere nominati, ma che si torni a parlare di processi democratici per la scelta delle candidature». Meglio, molto meglio, mobilitarsi per portare avanti la «rivoluzione del merito»: non è un caso che le sottoscrizioni non sostengano un nome singolo ma un'idea. È quella, a contare.
Rottura, rivoluzione: guarda tu, sembra di sentire parlare quelli dell'altra parte. E lì, neanche tutti. Prendiamo l'ultima assemblea regionale del Partito democratico: a Tramatza diversi giovani avevano sottolineato che «sì, va bene il rinnovamento ma l'esperienza dove la mettiamo?». Certo, c'era anche chi aveva contestato - con forza - la scelta delle facce viste e riviste: lo stesso era successo in diverse assemblee provinciali. Salvo far prevalere - la sensazione era questa - una sorta di timore a fare il grande salto in solitaria.
Mica è una sfida: piuttosto una esigenza, che in un modo o nell'altro viene fuori in tutte le coalizioni. Provino a incontrarsi, questi giovani di diversi schieramenti, almeno per discutere dei punti che hanno in comune: il cambiamento, prima di tutto, ma anche l'ambiente. I militanti di Forza Italia parlano di «Sardegna pulita», con investimenti importanti su ambiente, energia rinnovabile, qualità dell'insediamento urbano, ricerca e sviluppo ecocompatibile. Argomenti che valgono anche per i giovani del Pd. Appiattimento? Forse: ma i primi a preoccuparsi dovrebbero essere i grandi vecchi.
(ma. mu.)
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