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venerdì 7 marzo 2008

Il PdL tiene ancora gli alleati sulla graticola
però nessuno ha voglia di rompere
Nel Pd Sanna critico ma accetta la sfida

di Marco Murgia

Silvestro Ladu quasi, «ma diciamo che tocco ferro». Massimo Fantola chissà: «Ma attendiamo serenamente», spiega il coordinatore dei Riformatori Michele Cossa. Doveva essere il giorno decisivo per la decisione sulla presenza nelle liste del Pdl dei candidati espressione degli alleati meno forti: invece le 24 ore romane si risolvono nell'ennesimo nulla di fatto, almeno per i papabili sardi. Sono, appunto, il capogruppo in Consiglio regionale di Fortza Paris e il senatore cagliaritano: la loro situazione va a sommarsi con tante simili che si presentano in ogni regione, tutte da analizzare. Qualcosa di certo potrebbe definirsi oggi, al più tardi domani.

Tra scongiuri e attese i diretti interessati tengono le bocche quasi cucite: «A Roma si sta discutendo, non c'è ancora nulla di definito», conferma Ladu prima di farsi sfuggire un «però dovrebbe andare bene» a denti stretti. E se invece andasse male? Meglio non pensarci: appunto, «diciamo che tocco ferro» e poi si vedrà. Meno disposto al sorriso Cossa: «Siamo sereni. Abbiamo posto l'argomento nei termini già espressi nei giorni scorsi».

I Riformatori ribadiscono che «l'impegno per la moralizzazione e la semplificazione della politica ci portano “naturalmente” a impegnarci per la costruzione del grande partito dei moderati, di cui ci sentiamo promotori e protagonisti da tempo»; ma anche che proseguono le verifiche per capire «se in Sardegna questo processo, che guarda anche alle prossime elezioni regionali, può davvero essere avviato o se invece prevalgono altre logiche alle quali ci sentiamo estranei». E quello sull'appuntamento del prossimo luglio è un appuntamento che pesa molto, caro al coordinatore regionale di Forza Italia Piergiorgio Massidda: che continua a lavorare di diplomazia in attesa del responso di Silvio Berlusconi.

Per Fantola, in ogni caso, restano validi gli attestai di stima del coordinatore dell'Udc Giorgio Oppi e del segretario nazionale Pierferdinando Casini. L'esponente dei Riformatori era stato eletto proprio nelle liste dell'Unione di centro: se «la porta per lui è sempre aperta» qualche buon ricordo deve averlo lasciato. Dichiarazioni di qualche giorno fa ma mai rettificate, anche se nel frattempo la griglia del partito sembra bella che definita. Oppi numero due alla Camera dietro il leader Casini: seguito poi dal consigliere regionale Sergio Milia e dall'altro uscente Antonio Mereu. Il capogruppo in Consiglio regionale, Roberto Capelli, è pronto al gran salto: capolista per il Senato.

Qualcosa si muove anche tra i “piccoli” del centrosinistra. In quota socialista i nomi verranno fuori dall'Anfora: nessuna battuta, è il nome dell'hotel di Tramatza dove è convocata per oggi la direzione regionale dello Sdi-Su per la definizione ufficiale delle liste del partito di Peppino Balia.

Nella grande casa del Partito democratico è Francesco Sanna a tentare di stemperare le polemiche. Il consigliere regionale era dato tra i sicuri sino all'ultimo momento, salvo poi ritrovarsi inquilino al quarto posto per Palazzo Madama. Un posto non blindato, ma accettato con entusiasmo e responsabilità: «Mi capita di spiegare alle persone che si dicono deluse delle liste Pd della Sardegna, anche perché si aspettavano posizioni più “sicure” per i candidati nuovi, che in tali condizioni essere a presidio di questa frontiera mi onora molto». Di più: «Per dirla tutta, in questo modo ho l'impressione che a fare un parlamentare non sia la volontà di una cerchia ristretta di dirigenti politici, ma il consenso di cittadini decisivi. Voti pesanti e determinanti, strappati alla voglia di starsene a casa: quelli che fanno la differenza tra vincere e perdere. Un anticipo della battaglia per la conferma del cambiamento in Sardegna, nelle elezioni regionali dell'anno prossimo».

Non mancano gli appunti: «Sia il mai sufficientemente maledetto Porcellum, sia la mancata effettuazione delle primarie hanno consentito troppa mano libera nel trapiantare e paracadutare qua e là candidati che niente hanno a che fare con le regioni che li eleggeranno coattivamente, e nemmeno sono personalità di rilievo nazionale. Vedo anche, in alcuni casi, un'applicazione arrogante e volgare dello schema maggioranza-minoranza che mortifica il pluralismo interno (uno dei principi fondamentali dello Statuto del partito), garantisce fortune politiche immeritate e peggiora, anziché innalzarla, la qualità delle liste e del Parlamento».

Ma, continua Sanna, bisogna anche saper «indagare sui molti candidati di confine: quelli che vengono eletti solo se si prende un voto in più del Pdl nella loro regione (come ad esempio in Sardegna capita a me, con la candidatura al Senato), o se si vincono le elezioni in campo nazionale (come capita a Guido Melis e ad altri alla Camera). Semplicemente, siamo in molti a credere nel progetto». Quindi «dopo una più che doverosa critica, ricacciamo delusioni e depressioni. Io accetto la sfida, accetto la candidatura, e spero di fare insieme a molti una bella campagna per vincere le elezioni».


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