venerdì 7 marzo 2008
Protestano perché «non si può radere al suolo un servizio» attivo da anni, e soprattutto, perché quella soppressione causerebbe «un esubero» già annunciato «di 263 dipendenti». O addirittura del doppio, se la Regione applicherà la delibera del 27 dicembre scorso che negli obiettivi della Giunta «rappresenta il secondo passo nella graduale riorganizzazione della riabilitazione globale, in un percorso iniziato con l'approvazione delle linee di indirizzo e confermato nel Piano Sanitario regionale 2006-2008».
I lavoratori dell'Aias, l'Associazione italiana assistenza spastici, ieri hanno organizzato un sit-in sotto l'assessorato alla Sanità. Ai piani alti, nelle stesse ore, la dirigenza dell'azienda in mano alla famiglia Randazzo incontrava l'assessore Nerina Dirindin. L'ordine del giorno, fissato da tempo, riguarda l'adeguamento delle tariffe del servizio di trasporto dei pazienti: sarebbero in capo ai Comuni ma, spiegano i lavoratori riuniti in un comitato spontaneo, questi «hanno già detto di non poter pagare». Tanto che le famiglie degli assistiti avrebbero già ricevuto una richiesta di contributo.
Il punto, però, era già stato chiarito dall'assessore: «Per ciò che riguarda la contribuzione alle rette, i familiari possono stare tranquilli: è vero che le linee nazionali prevedono un contributo da parte delle famiglie, ma la delibera puntualizza che “la Regione si impegna a garantire ai Comuni, tenuti a intervenire a favore dei soggetti economicamente più deboli, le risorse necessarie a coprire eventuali maggiori oneri derivanti dalla corretta applicazione della deliberazione”. Quindi, dal prossimo anno la quota in capo alla famiglia potrà essere maggiore a seconda della gravità della disabilità e del reddito, ma di fatto sarà coperta dai trasferimenti che i Comuni ricevono dalla Regione: e questo è già stato concordato con l'Anci». Allora, è il ragionamento in assessorato, «si potranno discutere insieme alcune delle richieste», ma la via da seguire dovrà essere quella del confronto tra Aias, Regione e sindacati: «A partire però dalla delibera approvata».
Quali sono le richieste? I lavoratori vorrebbero la sospensione delle delibere della Giunta regionale in materia di riordino sanitario del 2006-2007, la sospensione delle procedure di mobilità da parte dell' Aias (conta 1.254 dipendenti in 53 centri in tutta la Sardegna) e il pagamento degli arretrati. Il comitato dei dipendenti sostiene che tra i primi 263 esuberi dichiarati dall' associazione, 110 sono autisti e accompagnatori che effettuano il trasporto degli assistiti.
«A partire dalla delibera approvata» significa che quella - e non la sua sospensione - dovrà essere la base di partenza. Soprattutto, aveva spiegato Dirindin, perché «si punta a riorganizzare l'assistenza in modo assolutamente graduale e senza che vengano penalizzati gli assistiti o gli operatori: qualificando maggiormente la rete delle strutture di riabilitazione, riclassificando le prestazioni sanitarie e quelle sociali e diversificando i profili di assistenza, per renderli più consoni ai bisogni delle persone. La delibera di dicembre richiama le linee nazionali sulla riabilitazione, finora disattese nell'isola». In sostanza, «per il 2008 non cambierà assolutamente nulla: la riorganizzazione già in atto prevede una sorta di censimento e una riclassificazione delle persone con disabilità, ospiti dei centri da diversi anni o che accedono ai centri per la prima volta».
Di altro avviso la Confederazione sindacale sarda, al fianco «dei lavoratori e delle lavoratrici dell'Aias a difesa dei posti di lavoro messi in pericolo dalla delibera con cui la Giunta ha rivisto i criteri per l'accreditamento delle strutture per l'assistenza e la riabilitazione». Intanto, i rappresentanti sindacali delle segreteria regionali di Cgil, Cisl e Uil, Giovanni Pinna, Antonio Masu e Adolfo Tocco, annunciano che «nei prossimi giorni sarà aperto un confronto con l'assessorato alla Sanità e con l'Aias sugli effetti attesi dalla delibera del 27 dicembre, con particolare riferimento alla questione dei carichi di lavoro previsti per gli operatori». L'obiettivo è quello di «assicurare una gestione equilibrata e di qualità dei servizi, nonché il mantenimento di livelli occupazionali».
Sulla manifestazione pesa la denuncia della Cgil Funzione pubblica: preoccupa che «qualcuno cerchi di promuovere con metodi opachi iniziative di mobilitazione dei lavoratori Aias, per obiettivi non dichiarati». Iniziative che sono state «promosse mentre è aperto un tavolo di trattative che vede le organizzazioni sindacali impegnate con determinazione a respingere i licenziamenti e a far rispettare i diritti contrattuali e alla regolare corresponsione delle retribuzioni». A dar da pensare era stata quella che potrebbe essere una semplice coincidenza: l'annuncio del sit-in era arrivato lo stesso giorno in cui i consiglieri regionali Alberto e Vittorio Randazzo, la cui famiglia gestisce l'associazione, annunciavano il loro passaggio dall'Udc al Popolo della Libertà.
(red)
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