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giovedì 6 marzo 2008

Il valzer disperato, partitini allo sparpaglio
Ora dei voltagabbana, ultimi tradimenti
al tramonto di un'epoca: non c'è più trippa

Saldi di fine stagione, tramonto di un'epoca per partitini messi infine alla corda: stop al loro potere di coalizione, detto anche di ricatto ed estorsione per poltrone moltiplicate dieci volte i loro voti. Sono al grande sparpaglio, si dibattono in un valzer triste e scomposto. È al capolinea Massimo Fantola con Michele Cossa: i Riformatori sono allo sbando: a meno che Casini non li attragga nella sua Udc. Si rifaranno col ritorno a casa di Pietrino Fois, che lascia Fortza Paris senza futuro dopo aver girovagato per altri quattro partiti, mollandoli tutti. E appaltando al Polo - con Onida e Silvestro Ladu - i consensi avuti nelle urne per i Popolari di Selis: mettendo all'incanto la sciagurata legislatura del 1999. Ben più e peggio che voto di scambio. Fantola se lo riprende: ben gli sta.

C'è del patetico, accenti volgari, miserie morali, assenza di principii in questo valzer sulle scialuppe appruate. I fratelli Randazzo mollano in extremis l'Udc di Oppi dopo aver negato fino all'ultimo: benché in tresca palese col Giovanardi fuggito da Casini verso il Cavaliere. Transumanze modeste e penose: l'ora dei voltagabbana e dei saltafossi che cercano di salvarsi saltando dalla barca che affonda in un'altra. Spesso senza trovare approdo. Come l'Udeur che divorzia da Mastella finalmente restituito tutto intero a Ceppaloni e alla moglie. Il vicesegretario nazionale Antonio Satta attacca l'ex leader colpito al cuore e più sotto. Quello regionale, Sergio Marracini settebellezze, cerca alloggio nel quarto (o quinto) partito della sua leggera esistenza folleggiando di sigla in sigla, sempre planando su ottime poltrone. Alloggio forse già trovato da Pietro Pittalis, dato in ritorno a Forza Italia, donde era uscito sbattendo la porta dopo esserne stato assessore di punta e capogruppo fra i migliori. L'ex Udeur diventa Pas, in vista di alleanze a più vasto raggio magari con i siciliani di Raffaele Lombardo, gemello e aspirante successore di Totò Cuffaro: continuità esaltante. Analoga a quella che fanno gli ex democristiani, popolari e poi semplici rinnegati e “traditori” (secondo i loro vecchi amici) di Fortza Paris: specie Silvestro Ladu in corsa verso il Pdl per completare la sua evoluzione involutiva.

Si dibattono di qui e di là, allarmati dal possibile non futuro, i socialisti di Balia&Masia mammamia, con i Bebetto Ballero, Mondino Ibba, la Caligaris e varia, irrilevante umanità. Avevano creduto di trovare un ruolo nell'opposizione parossistica a Renato Soru. Specie Balia che ha sempre cercato di rifilare i suoi “bigliettini”, pizzini verbali a lupara politica, contro Soru: come aveva fatto nel 1996 ai danni di Federico Palomba, mortificandolo platealmente in Consiglio mentre svolgeva le sue dichiarazioni programmatiche. Una vergogna misera che Balia ha cercato e tenta di bissare con Soru: andando a sbattere comunque contro un blocco ben più duro del suo algido ordire mamoiadino. Lo spocchioso diniego a entrare nel Pd lo lo consegna a un isolamento e una rabbia livida che si scaricherà ulteriormente in Consiglio regionale. Ma un lungo capitolo al momento sembra chiudersi. Forse sciogliendosi localmente in nuove formazioni (con Paolo Maninchedda?) di incerto avvenire, mettendo insieme lacerti di ex partiti, personaggi di lungo e spesso poco nobile corso.

Discorso analogo vale per i sardisti, con Giacomo Sanna a piatire una candidatura purché sia. Magari a destra per riesumare i Fasciomori contrapposti ai Rossomori di Emilio Lussu, Storie, tradizioni, culture e bandiere portate al macero, con sofferenza di tanti sardi che hanno sempre guardato con affetto e solidarietà al Psd'az: da ultimo aveva brillato per la luce di Mario Melis e Michele Columbu. Patriarchi con cui niente hanno da spartire i mediocri successori: pronti financo, a portare lo storico vessillo dell'autonomismo e del federalismo al servizio della Lega di Bossi. Con le candidature di Sanna e Acciaro: un salto senza rete, concluso con lo schianto a terra nell'umiliante doppia strombatura. La trippa è finita. E adesso, pover'uomini?

(gm)


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