giovedì 6 marzo 2008
Il “partito Aias” corre sempre, per nobili ideali, dove il cuore e il portafogli politico lo portano. Magari sempre dalla parte di chi governa: l'opposizione è una parolaccia da scostumati. Saltando con una solida liana per arrivare sempre sull'albero del potere: dispensa frutti generosi a chi movimenta migliaia di voti. Tutta condensata qui la nuova transumanza dei “Randazzo brothers”. Mollano in extremis l'Udc di Casini per convolare - dopo il terzo divorzio - a giuste nozze con Berlusconi. Dove c'è profumo di governo. Giovanardi è venuto a Cagliari raccogliere gli orfanelli fra le sue (e di Berlusconi) ospitali braccia. Non si è scomodato a caso. Alberto e Vittorio Randazzo, fratelli-onorevoli come i brothers Tunis in passato, portano in dote i voti che l'Aias riesce a mobilitare fra dipendenti e assistiti. Mentre i loro dipendenti, con puntualità cronometrica, scendono in piazza per difendere il posto di lavoro nell'ente privato-familiare (finanziato dal pubblico) che assiste i disabili. Ma dalla nascita è anche una fabbrica di onorevoli.
La “Randazzo story”è lunga e travagliata. Iniziata dal padre Bruno, democristiano di lungo corso, consigliere regionale per otto anni, poi nientemeno che deputato: con disavventure giudiziarie legate alla gestione dell'Aias. Una tale tradizione familiare non andava politicamente dispersa. I due figli sono finiti insieme al Consiglio regionale. Alberto nel 1994, eletto con i Popolari di Gian Mario Selis: abbandonato dopo il “tradimento” dei tre Popolari dell'Ave Maria (Onida, Fois Ladu) che avevano consegnato la legislatura al Polo. Arruolato nell'Udc dal Giorgio Oppi dei popoli votanti nel Sulcis-Iglesiente: dove sono fortissimi anche i Randazzo. Un incontro di amorosi sensi tra due macchine del consenso. Alle ultime elezioni ha prodotto anche l'elezione del secondo fratello, Vittorio: ricongiungimento familiare per via politica. Riuniti, i fratelli sono sempre all'attacco dell'assessore Dirindin che ha la pretesa assurda di non voler più appaltare l'assistenza ai disabili solo all'Aias con i denari pubblici. Ma è dura la vita all'opposizione. Bisogna pensare al futuro.
Ora l'ultimo atto. Alla coatta, denunciati da Roberto Capelli, i Randazzo pare fossero già d'accordo con Giovanardi. Ma smentiscono, tornano al loro (già ex) partito benché abbiano deciso di mollarlo. Dopo triboli inenarrabili, annunciare la partenza al compare Oppi: stavolta giocato d'anticipo. Vittorio resterà in Consiglio, a presidiare la situazione. Per Alberto c'è in ballo un possibile posto di deputato. Sulle orme del padre. Il sentimento chiama: la famiglia (e l'Aias) innanzitutto. La “Randazzo story” continua.
(a.v.)
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