giovedì 6 marzo 2008
In principio era il Fas. Un acronimo con un precedente: non politico. Era un'azienda della famiglia Stefana di Brescia: Ferriere Acciaierie Sardegna. Già chiuse da tempo quando Paolo Maninchedda, uscito da progetto Sardegna in rotta con Soru, creò con Peppino Balia (diventato subito capogruppo, in rotta con gli altri socialisti) la sigla Federalisti autonomisti sardi: appunto Fas, embrione politico, non sottoposto a diagnosi pre-impianto, che avrebbe dovuto dar vita a un movimento regionale trasversale. Ma il Fas è stato dichiarato recentemente estinto (fecondazione in vitro non riuscita) non senza aver incrementato il numero già pletorico dei gruppi consiliari.
Ma ora ne arriva un altro molto simile, nella brevità della sigla e con la l'irrinunciabile esse finale: Pas. Ovvero, Popolari autonomisti sardi. Nato dalle ceneri dell'Udeur nuragica che ha voltato le spalle a Mastella ormai alla frutta ma senza dolce. Il Pas si propone di creare una rete di rapporti politici con l'Mpa (Movimento per le autonomie) del siciliano Raffaele Lombardo (il gemello di Totò Cuffaro) di cui è molto amico Maninchedda. E naturalmente col Psd'az, non più con l'estinta Forza Paris che diventa Forza Italia..
Insomma una collezione di acronimi (Fas, Pas, Mpa e chi più ne ha più inventi) da perderci il sonno. Con di equivoci: qualcuno ha scambiato il Pas col Mas. Che era il nome dei celebri motoscafi d'assalto della Marina italiana nella secondo guerra mondiale. Ma anche, inquietante, quello di un gruppo tosco-sardo. Il Movimento armato sardo, fondato negli anni ottanta dal bandito e sequestratore Sale in Toscana. Mentre il Pas è pacifico e politico, suggerisce il permesso d'ingresso in luoghi riservati. Però la confusione resta: troppe sigle. Mpa, Fas, Pas. Facile ma irresistibile la battuta, Non è tra Fas e Pas sono alla canna del gas i gruppuscoli tutti rigorosamente autonomisti e federalisti? Urge chiarimento.
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