l'altra voce.net


giovedì 6 marzo 2008

I verdi in fuga scomunicati da Roma,
scambio di accuse con la sinistra
Accordo ancora da definire con IdV

Dissidenti “verdi” di rabbia e Verdi ufficiali arrabbiati con i dissidenti: la fuga al centro annunciata dalla federazione sarda provoca un piccolo terremoto nel partito di Alfonso Pecoraro Scanio. Da Roma arriva la censura per l'accordo con l'Italia dei Valori, motivata da un fatto semplice semplice: «La federazione regionale dei Verdi è stata commissariata dopo le ultime elezioni regionali, pertanto non esiste alcun organismo regionale, né alcun coordinatore, in quanto non esistono organismi legittimati in tal senso», spiega in una nota il garante Marco Lion. Quindi «nessuno può dichiararsi rappresentante dei Verdi sardi». Con tanti saluti al segretario Pino Zarbo, protagonista dello strappo insieme ai giovani del partito.

Lo scossone non intacca minimamente la base dell'Arcobaleno. La testimonianza è tutta nella replica del segretario di Rifondazione, Michele Piras. Da un lato annota la nomina da Roma di Elettra Deiana come capolista alla Camera (al Senato è confermata la sindacalista Cgil Marinora Di Biase), dall'altra si impegna a sminuire il significato della fuoriuscita: «Una politica vera, di rinnovamento, avrebbe bisogno di giganti, non di nani e buffoni di corte. Il fatto che il coordinatore dei Verdi non fosse un uomo di sinistra lo sapevano anche i muri di Selargius. Che avesse anche assunto le vesti di un saltimbanco lo scopriamo solo ora».

Tutto prima dell'appello per un intervento dal nazionale, invocato «a tutela della grande tradizione politica e culturale dei Verdi». Appello raccolto e rilanciato dalla segreteria romana: «Anche se alcuni hanno fatto la scelta di tentare un'elezione con Di Pietro», scrive Lion, «la storia del movimento verde della Sardegna continuerà con quanti, e nella regione sono la stragrande maggioranza, hanno condiviso la scelta di costituire la Sinistra Arcobaleno».

Il ragionamento di Piras e Lion corre su binari paralleli: mettono l'accento sulla scelta di accasarsi con il partito guidato da Antonio Di Pietro. «Dubito», attacca il segretario del Prc, «che ci sia altro luogo della politica che meglio della Sinistra arcobaleno possa rappresentare le istanze dell'ecologismo e della valorizzazione dell'ambiente. Sicuramente non l'Italia dei Valori dell'ex ministro dei Lavori pubblici: messa così sembra proprio una contraddizione in termini». Il verde nazionale rincara la dose: l'obiettivo è quello di «garantire un modello di sviluppo alternativo e sostenibile», quindi «certamente opposto alla visione cementificatrice e asfaltatrice teorizzata e portata avanti dall'uscente ministro dei Lavori pubblici che peraltro, a seconda di come tira l'aria, è anche a favore o contro gli inceneritori. Ultimamente, lo sappiano i fuoriusciti, è a favore».

Viene il dubbio che a Roma la scissione non sia stata gradita. Il garante dei Verdi ricusa, in pratica, la replica che Zarbo aveva rilanciato: sulla richiesta di un intervento dal nazionale, il segretario dei Verdi aveva chiarito a Piras «che l'origine dei nostri due partiti parte da basi completamente diverse: nella nostra storia non c'è traccia di “centralismo democratico”». Smentito. Eppure non era stato tenero: «Non mi sono mai permesso e mai lo farò di entrare nel dibattito interno agli altri partiti, così come tu stai facendo, acquisendo diritti su un simbolo e una identità che ci ha visto contrapposti, a titolo di esempio, nel referendum sulle scorie: dove avete immolato la difesa dell'ambiente dei territori e della salute dei cittadini cedendo al solito ricatto del posto di lavoro». Niente «baratto di posticini», piuttosto «il desiderio reale e concreto di arginare l'avanzata delle destre e di Berlusconi», nella convinzione che «un voto dato a Veltroni valga due volte quello dato all'Arcobaleno».

Anche perché gli eventuali “posticini” sembrano non essere più così sicuri come apparivano due sere fa: gli accordi sono ancora da perfezionare. Con qualche mugugno, dentro l'Idv, per il secondo posto ipotizzato per lo stesso Zarbo al Senato (dopo Adriano Salis, molto probabilmente) e per l'assessore comunale nuorese Tonino Deriu, dietro Federico Palomba alla Camera.

(ma. mu.)


Google
 


© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari