giovedì 6 marzo 2008
di Cinzia Isola
Alla fine di un lungo dibattito, e solo dopo una preliminare sospensione di quasi due ore per riunire la Giunta, il sindaco Emilio Floris ha ottenuto dal Consiglio comunale il mandato per promuovere l'accordo di programma per il futuro di Sant'Elia. Con 28 voti favorevoli e solo 2 contrari. Che pesano comunque perché espressione di un gruppo della maggioranza. E così, mentre l'Udc alla fine ha dato il via libera con qualche riserva, il no di Alleanza Nazionale è stato fermo e deciso. Come previsto, invece, una pioggia di sì dall'opposizione di centrosinistra. Uniti e in appoggio al sindaco per un progetto che, come è stato ribadito più volte in aula, data l'importanza meriterebbe il sostegno di tutte le forze politiche.
E gli interventi a favore del piano, in quasi tre ore di dibattito, non sono mancati. Perché il futuro di Sant'Elia, con qualche defezione solo sul Betile, sta a cuore a tutto il Consiglio. «Sant'Elia è un quartiere oramai famoso, anche nel resto d'Italia. Tristemente famoso, come sono famosi i quartieri degradati di altre grandi città», ha premesso Radhouan Ben Amara, Pdci, «e finalmente qualcuno si è deciso a cambiare il volto e la fama: la Regione Sardegna per prima l'ha fatto con una proposta concreta e tangibile. Con un'idea molto semplice: modificarne l'aspetto per modificarne l'idea e lo spirito». Quindi, «è significativo che si voglia costruire il Betile, vetrina fondamentale per la Sardegna da lanciare nel mondo, in un quartiere che non si vuole più nascondere».
In cantiere c'è un contratto d'area che non prevede solo la riqualificazione del quartiere di Sant'Elia e del Museo regionale dell'arte nuragica e dell'arte contemporanea del Mediterraneo. Il piano prevede anche la realizzazione di un campus universitario nell'area della Sem (l'ex semoleria della famiglia Cellino, a La Playa) e la creazione del polo regionale dove accentrare gli uffici regionali. Alla fine arriva il via libera, ma dai banchi della maggioranza si precisa: «Non è la Regione che si sta occupando della riqualificazione di Sant'Elia: ci sono documenti del Comune datati 2002, 2003, 2004». Così Massimiliano Tavolacci, presidente della commissione urbanistica. «Ma il nodo qui è quello del museo regionale: diamo mandato al sindaco perché possa promuovere le istanze del Comune».
E riferito al Betile, Tavolacci chiede un impegno preciso «perché non diventi una cattedrale nel deserto». La replica di Ninni Depau (Pd) è secca: «Non bisogna prendersela con la cattedrale, ma con il deserto». E annuncia il voto favorevole: «Questo è un intervento “moltiplicatorio”: per l'importanza che riveste non può che essere un'iniziativa propulsiva». Ma non tutti ne sono convinti. E se in riunione di Giunta ad alzare le barricate ci pensano Giorgio Pellegrini, assessore alla cultura, e Edoardo Usai , assessore alla pubblica istruzione, in aula il no di Alleanza nazionale viene sancito dal voto di Alessandro Serra e Francesco Fiori.
All'origine dello strappo il Betile, il museo dell'architetto anglo-iracheno Zaha Hadid, da realizzare sul fronte mare di Sant'Elia. «Quando è stato presentato il progetto, a prima vista siamo rimasti affascinati dalle linee, benché queste fossero aliene rispetto al contesto culturale italiano e sardo in particolare», ha ricordato Serra. «Ma spenti i riflettori, abbiamo cercato di capire quali idee fossero sottese al progetto e senza assumere posizioni integraliste, abbiamo semplicemente posto degli interrogativi ai quali ancora non sono stati dati riscontri concreti, univoci e credibili». Ecco i dubbi di An: i costi effettivi dell'opera, i costi di gestione annuale del museo, ma anche quale sia il progetto culturale e quali le risorse per coprire i costi.
E il sindaco? Incassa il mandato e ricorda con orgoglio che davanti al progetto del Betile non esitò a mettere i paletti: «Mi piace, ma senza variazioni sul quartiere, sarebbe stato un pugno nell'occhio». E sul futuro dell'accordo di programma Emilio Floris ha precisato:«Intanto, non si farà in due giorni. In ogni caso il sindaco non firma un accordo che verrà preso come una barzelletta dagli amministratori futuri. Ma si impegna a sottoscrivere un documento corretto». E sui bisogni di altre zone della città, Floris prova a rassicurare i più perplessi: «Mi piacerebbe avere risorse sufficienti per trasformare la città con una bacchetta magica: sarà mia premura cercare altri accordi».
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