mercoledì 5 marzo 2008
di Marco Murgia
Diamo i numeri: 59, 55, 61. Oppure 68, 55, 58, 48 e 42. Il terno secco è da giocare sulla ruota del Senato, la cinquina su quella della Camera: sono le età dei primi tre e dei primi cinque candidati sardi a Palazzo Madama e Montecitorio nelle liste del Partito democratico. Quello del rinnovamento, per intenderci: 58,3 la media dei primi, 54,2 quella dei secondi. Età a parte, il rinnovamente mancato delude chi ci credeva e provoca altre rinunce fra i “portatori d'acqua” piazzati in posizioni di rincalzo, che si sentono usati malamente con la certezza d'essere gettati via dopo il voto.
Partiamo dalla Camera. Capolista è Arturo Parisi, classe 1940: salernitano di nascita ma sassarese d'adozione, ha avuto come docente universitario Francesco Cossiga. Sulla breccia da oltre 20 anni, il primo incarico politico risale al 1987, come componente della commissione Stragi. Insieme a Romano Prodi è uno dei padri fondatori dell'Ulivo, sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel primo governo guidato dal Professore. Nel 1999 partecipa alla fondazione dei Democratici e ne diventa presidente: a novembre viene eletto deputato in sostituzione di Prodi, passato alla presidenza della Commissione europea. Nel 2001 partecipa alla nascita della Margherita, presidente dell'assemblea federale. Attivissimo per il Pd, fa parte dei 45 saggi del partito: esce da ministro della Difesa ma è pronto a rientrare nella prossima legislatura da deputato.
In prima fila, ma qualche passo indietro, anche Amalia Schirru: deputata uscente alla prima legislatura ha il posto assicurato anche nel prossimo Parlamento. Nata a San Sperate, 55 anni appena compiuti, è stata il sindaco più giovane d'Italia: eletta a 27 anni prima cittadina del paese dei murales, mantiene il mandato per sette anni prima di diventare coordinatrice delle donne del Pci sardo. Dopo tre anni da assessore della Provincia di Cagliari, entra in Consiglio regionale per un anno nel 1998. Dal 1999 al 2003 è nella direzione regionale del PDS, componente della segreteria regionale e responsabile delle politiche sociali e del lavoro. Nel 2004 entra nel consiglio nazionale dei DS e sino al 2006 è responsabile delle politiche sociali del partito per la federazione di Cagliari: poi il il grande salto a Roma, ma sfortunato. Pronta la seconda opportunità.
Dentro anche Paolo Fadda, 58 anni, di Villa San Pietro, anche lui uscente (in anticipo) alla prima legislatura in Parlamento: dopo una vita da sindaco nel paese natale e un trascorso in Consiglio regionale dal 1984 al 2006, con frequenti escursioni negli assessorati (lavori pubblici e sanità, a esempio) e cariche prestigiose come la vicepresidenza dell'assemblea. Tutto prima del grande salto a Montecitorio, dove arriva quando ancora non è coordinatore regionale della Margherita: investitura arrivata all'ultimo congresso del partito, poco meno di un anno fa, con il sostegno di tutti i leader isolani.
La new entry è Caterina Pes: espressione dell'Oristanese, 48 anni, insegnante ma soprattutto ex coordinatrice regionale di Progetto Sardegna. Sponsorizzata dal presidente della Regione Renato Soru, è una incognita sotto osservazione dall'interno: la testimonianza sono i borbottii anche nei forum dei siti del Partito Democratico.
Il più giovane del gruppo - non si direbbe - è Giulio Calvisi: anagraficamente con i suoi 42 anni, non certo per esperienza politica. Formata nelle segreterie e nei salotti buoni della politica romana, dopo anni da funzionario ombra ecco la nomina a segretario regionale dei Ds nel febbraio 2005: spuntata dopo una corsa all'ultimo voto con il sindaco di Carbonia Tore Cherchi. Corsi e ricorsi: al momento della elezione aveva 38 anni e la sua parola d'ordine era «rinnovamento». Curioso, come la ricomparsa dopo le primarie di ottobre: schierato per Cabras, Calvisi era sparito dalla circolazione per qualche mese.
Il sesto della graduatoria è Siro Marrocu. Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale ha 54 anni, il feudo a Villacidro e la fiducia di Soru conquistata sul campo: fianco a fianco negli ultimi difficili mesi della legislatura. A Montecitorio sarebbe un debuttante, ma forte di tre legislature nel parlamento sardo e sempre in posizione di primo piano: prima come presidente dei Ds, poi al termine di una lunga corsa con Antonio Biancu, anche del gruppone che fa capo al segretario Antonello Cabras.
Nelle posizioni di rincalzo, tra i candidati chiamati a metterci la faccia e a portare voti per la causa con la certezza assoluta di non poter arrivare in Parlamento, il malumore cresce. Dopo il «no grazie» di Francesco Pigliaru, sono annunciate le rinunce della docente universitaria Cristina Lavinio e della sindacalista Carmen Marongiu.
In tre hanno un'età media di 58,3 anni. Nelle formulazione delle candidature principali per Palazzo Madama il rinnovamento sembra proprio un optional. A iniziare dal capolista, il segretario regionale Antonello Cabras. Nato a Sant'Antioco 59 anni fa e una vita dedicata alla politica: «È vero, ho iniziato che avevo i calzoni corti», ha detto nell'ultima assemblea regionale del partito, a Tramatza. Pantaloni corti ma gambe resistenti, vista la corsa: negli ultimi 23 anni è stato segretario regionale del Psi, di Federazione Democratica e dei Ds. Tutto prima di diventare leader del Pd isolano dopo le combattutissime primarie del 14 ottobre. Non solo: è stato anche assessore al bilancio, presidente della Regione, deputato, senatore, sottosegretario in tre governi, impegnato nella segreteria nazionale della Quercia, e chi più ne ha più ne metta. Una carriera indiscutibile in termini di quantità: buona per quella «esperienza al servizio del rinnovamento» che campeggia nell'homepage del suo sito personale.
Secondo in lista è Gianpiero Scanu, 55 anni, nato a Telti ma olbiese di adozione. Anche per lui una carriera iniziata da adolescente nelle file della Democrazia Cristiana: primo incarico da consigliere comunale nel 1980, con un trascorso da delegato di fabbrica per la Cisl. Sindaco di Olbia dal 1985 al 1994 (primo cittadino più votato in Italia) prima del trasferimento a Roma come deputato eletto nelle liste del Ppi. Ha fatto parte del consiglio di amministrazione dell'Inpdap e poi dell'Inps, di cui è anche dirigente. Giornalista pubblicista, nell'ultima legislatura è stato sottosegretario alle Riforme e Innovazioni nella pubblica amministrazione.
Il nome nuovo, almeno per la Sardegna, è quello di Luciana Sbarbati. Imposta da Roma dopo il rifiuto della giornalista Rai Bianca Berlinguer (sarda almeno per le origini), la segretaria del Movimento repubblicani europei non ha dalla sua l'anagrafe: 62 anni da compiere a maggio, praticamente un mese dopo le elezioni. Da festeggiare con una poltrona fresca fresca, la quarta nel Parlamento italiano: dovrà solo spostarsi da Montecitorio a Palazzo Madama. In curriculum anche un passaggio nel Parlamento europeo.
A suo carico un ricorso al giudice del lavoro di Roma «per la quasi totale mancata corresponsione delle retribuzioni e degli oneri assicurativi e fiscali per il periodo 2005-2006», come riportato dall'agenzia di stampa Il velino.it ai danni di un collaboratore del Movimento. Una cattiva presentazione per la candidata di un partito che dei principi e dei diritti delle persone fa una delle bandiere.
All'annuncio delle liste, lamentele fisiologiche ma anche pesanti. Sono passate solo 24 ore e il segretario Antonello Cabras deve fare i conti con i primi mugugni degli insoddisfatti. Due le rinunce “eccellenti”, a cui si aggiungono le retromarce possibili in queste ore da parte di alcuni giovani del partito che rappresentano la Gallura e il Sassarese.
Il primo a ritirare la disponibilità, a un paio d'ore dalla graduatoria ufficiale, era stato l'economista Francesco Pigliaru: l'ex assessore regionale al Bilancio, protagonista della positiva vertenza sulle entrate, era stato inserito tra i candidabili a furor di popolo durante l'assemblea cagliaritana. Alla quale, tra l'altro, non aveva partecipato. Secondo il suo stile, sceglie il basso profilo: «Avevo dato la disponibilità a lavorare in Parlamento su temi come le entrate o il federalismo fiscale, argomenti su cui credo di avere imparato qualcosa». Disponibilità non accolta, evidentemente, vista la posizione riservatagli in lista. Ma il candidato per poche ore non fa drammi. «Con molta tranquillità, la mia disponibilità andava in quella direzione prima ancora di essere nella rosa di nomi»: nessuna polemica, «però prima di inserirmi nella lista una telefonata mi si sarebbe anche potuta fare».
Decisamente più critico il consigliere regionale Alberto Sanna: in una lettera al segretario nazionale Veltroni e a quello regionale Cabras, annuncia di non potere accettare la candidatura nella lista del Pd sardo per il Senato, con una posizione in lista «che rende estremamente improbabile, se non impossibile, l'elezione: un fatto di cui», continua, «sono consapevoli anche gli elettori» e che vanifica la possibilità stessa che la sua presenza possa attirare i consensi sperati.
Il consigliere regionale ricorda di essere stato, alle ultime elezioni regionali, il più votato fra i candidati Ds in provincia di Oristano, e lamenta di aver saputo solo a decisione già assunta di essere stato inserito nella lista per il Senato. Ricorda di avere accettato già due anni fa «una candidatura di servizio», priva di concrete possibilità di vittoria. Inoltre, scrive Sanna, «le candidature per la provincia di Oristano sono state scelte in solitudine dal presidente della Regione, molto tempo prima che si svolgessero le consultazioni del 23 febbraio e senza alcun coinvolgimento del gruppo dirigente e degli aderenti al Partito Democratico della provincia».
Sanna, pur senza entrare nel merito della scelta, accusa il Pd di contraddirsi: «Non si può contestare la legge elettorale in vigore, che priva i cittadini della possibilità di scegliere gli eletti, e al tempo stesso tollerare passivamente metodi che rendono ancor più inaccettabile una situazione di assenza di democrazia. La scelta dei candidati, uomini e donne -conclude Sanna - non deve arrivare dall'alto, ma attraverso il consenso degli aderenti e degli elettori». Da qui le accuse di verticismo e scarsa democrazia rivolte al presidente della Regione. Sanna era stato candidato alle primarie del Partito democratico dello scorso ottobre, in una lista favorevole proprio a Soru.
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