l'altra voce.net


martedì 4 marzo 2008

Passati i settant'anni è duro inseguire in salita
L'affannosa pedalata di Berlusconi,
sorpreso dallo scatto del Pd che ha poco da perdere

di Andrea Pusceddu

All'indomani della caduta del governo Prodi, era evidente come il centrodestra guardasse alle elezioni come un bancomat del consenso, dal quale avrebbe riscosso liquidità immediate e sufficienti a dare una bella mano di azzurro alla Casa delle Libertà.

Ora le cose sembrano un po' diverse, e non tanto per i sondaggi che vorrebbero il PD in rimonta lenta ma costante. I numeri, infatti, dicono tutto e il suo contrario, visto che la percentuale di indecisi supera costantemente la doppia cifra.

La vera novità è che - a prescindere dai numeri - Berlusconi si trova in una posizione a lui poco congeniale: quella dell'inseguitore. Nel 2006, infatti, il premier uscente era indietro in tutti i sondaggi, ma riusciva nel contempo a dettare i ritmi dell'agenda elettorale, obbligando gli avversari a stare sempre sulla difensiva, nel continuo sforzo di parare i colpi da lui inferti e decisi.

La tattica si dimostrò efficacissima, tanto è vero che l'Unione dovette spendere gran parte delle proprie energie nel replicare (in maniera disordinata ed ambigua) alle accuse di Berlusconi su tassazioni e pressione fiscale, tralasciando nel contempo di proporsi agli elettori ancora in bilico come un'alternativa seria e credibile.

Meno di due anni dopo, la situazione sembra essersi ribaltata. Berlusconi ed il suo Popolo sono in testa a tutte le previsioni, eppure sul piano delle idee e delle proposte comunicative arrancano dietro il torpedone verde di Veltroni. L'ex sindaco di Roma, infatti, ha in mano una sola carta - quella del non aver poi tanto da perdere - e almeno fino alla chiusura delle liste se la stava giocando piuttosto bene.

La scelta di andare alle elezioni da soli - o quasi - se da un lato ha accelerato il trapasso dell'ormai moribondo governo Prodi, ha d'altra parte dato al segretario del PD quella libertà di azione e di decisione che sino ad ora il centrosinistra aveva soltanto potuto sognare. Un partito democratico che si presenta da solo, senza la Sinistra Arcobaleno, toglie infatti a Berlusconi uno dei cavalli di battaglia storici: quello della retorica anticomunista da guerra fredda, del liberismo opposto come baluardo ultimo davanti ai cosacchi pronti a bivaccare a San Pietro.

Perso di colpo uno dei suoi puntelli preferiti, Berlusconi si trova spiazzato da un Veltroni che in maniera molto chiara mette tra i punti cardine del proprio programma la diminuzione delle tasse e la sicurezza. Meno tasse per tutti e strade più sicure, solo se che ora a dirlo sono gli (ex) comunisti, tutte le marcature saltano e si deve ricorrere al catenaccio.

Berlusconi, che ha sempre fatto suo un certo giovanilismo da cinegiornale Luce, si trova poi in palese difficoltà davanti ad un avversario che - sebbene non sia certo un ragazzino - è comunque più giovane e fresco, almeno per gli standard a lunga conservazione della politica italiana. Non è però soltanto una questione anagrafica.

Oltre a non essere bravo ad inseguire, l'ex premier deve comunque sottostare ad una serie di limitazioni oggettive che gli impediscono di replicare ad ogni iniziativa di Veltroni. Se il PD decide di non ricandidare alcuni nomi grossi, e di non mettere in lista condannati in primo grado, altrettanto non potrò fare un Berlusconi, che dovrà invece garantire un posto al sole a tutti i popolani delle libertà che hanno acconsentito a riunirsi sotto il suo vessillo. Alleanza Nazionale ha deciso di rinunciare a simbolo ed identità, e di sicuro lo ha fatto in cambio di un certo numero di posti sicuri. Anche la Dc di Rotondi ed il Movimento per le Autonomie di Lombardo vorranno garantito il loro tornaconto: è praticamente impossibile quindi che il PdL possa produrre candidature suggestive e un po' ruffiane come quelle messe a segno dai Democratici: una ricercatrice nemmeno trentenne, una lavoratrice precaria, uno dei superstiti della tragedia della Thyssen Krupp di Torino, una ventiseienne in Campania al posto del defenestrato De Mita, un generale di Corpo d'Armata.

Tutto questo senza contare la fronda dell'UdC di Casini, che scopre il PdL nel settore moderato, e costringe Berlusconi a combattere anche sul fronte di centro. La sprezzante sicumera ostentata verso gli ex alleati centristi rende palese la preoccupazione dell'ex premier per una emorragia di voti che potrebbe diventare determinante in virtù delle traballanti alchimie del Porcellum, quella stessa porcata studiata a tavolino per far franare l'Unione, e che ora rischia di ribellarsi contro il suo ideatore in una sorta di contrappasso dantesco.

Mentre Fidel Castro, stanco ed invecchiato, ha deciso di cedere il testimone al fratello, Berlusconi sembra invece intenzionato a tenersi strette le chiavi dei gazebo, ed a relegare Gianfranco Fini nel ruolo del Principe Carlo: l'eterna promessa. Quella del governo, lo ripete spesso, è una croce che lui sarà obbligato a portare. Potrebbe essere ben più pesante dell'altra volta.


Google
 


© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari