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domenica 2 marzo 2008

Caro Veltroni, domani ti sparo
le liste Pd uguali a quelle Pdl
vince la sporca conservazione
gli elettori non si turano il naso

di Giorgio Melis

Mio caro Veltroni, domani ti sparo. Sì, un elettore sardo di media sensibilità del centrosinistra dovrebbe scrivere, gridare e cantare furiosamente al segretario del Partito Democratico le parole di una famosa canzone di Paolo Pietrangeli (la più celebre resta l'immortale “Contessa”), il cantautore del '68, poi e ora regista tv di Maurizio Costanzo e Maria De Filippi. Veltroni non è il “padrone” da sparare come nella canzone. Ma lo meriterà, politicamente, se per la Sardegna ha rinnegato - come pare già avvenuto - propositi e scelte elettorali già fatte o annunciate per altre regioni e nazionalmente. Alla faccia del rinnovamento, del cambiamento, della svolta. Resta praticamente tutto come prima, con ritocchi di facciata. Per alcune novità poco significative: la foglia di fico che non copre la strategia della conservazione, la ciliegina che non migliora una torta immangiabile.

I giochi sono fatti: una ragione in più per dire subito che fanno schifo e strillarlo alla vigilia dell'annuncio, dopo essere stati delibati alla vecchia maniera alquanto sgradevole. Indurrà molti elettori a starsene a casa: fanno bene, se niente cambia perché tutto possa restare com'è. Su questo piano, l'accusa strumentale di Casini sul “Veltrusconi” risulta fondata. Il Pdl in Sardegna conferma massicciamente gli uscenti, anche perché modestamente dice che hanno fatto così bene da non poter essere messi in discussione o da parte. Il Pd non lo teorizza: lo pratica direttamente. È pure peggio: si fa ma non si dice. Pane al pane, i due schieramenti sembrano essersi consultati e arrivati a una strategia comune: cambiamo poco o nulla. Vincano gli uscenti che hanno lanciato il loro grido di guerra: resistere, resistere, resistere.

Fanno fare una bella e meritata, anche se forzata figura a Luigi Cogodi, il deputato uscente di Rifondazione: lascia benché il partito gli avesse chiesto di ricandidarsi. Notare che Cogodi è politicamente e anagraficamente coevo dei deputati e senatori uscenti che il Pd sta per riproporre o ripescare dal limbo, dopo trombature impietose inflitte dagli elettori nei loro collegi. Niente di personale, ma è una vergogna.

Vediamo. Saranno confermati di diritto e per merito Antonello Soro, capogruppo plebiscitato alla Camera: ma in Piemonte o in Lombardia. In Sardegna sarà capolista Arturo Parisi, eccellente ministro ma politicamente fluttuante: totalmente integrato nella politica di Bologna, suo primo collegio elettorale. Apprezzabile per mille versi, Parisi non è però un attrattore di voti e di consensi. Li meriterebbe per la sua vicinanza a Prodi, che per la Sardegna (e per Soru) ha fatto più di quanto abbia prodotto alcun altro premier da decenni.

È stato salvato anche Antonello Cabras, e qui il discorso quadra molto meno. Il “cardinale”, che è riuscito a conquistare la segreteria di quattro partiti (Psi, Federazione Democratica, Ds, Pd), ha largamente superato la soglia di sbarramenti per legislature parlamentari, senza contare quelle regionali. Fruisce di una deroga in quanto segretario. Ma è fatto conclamato e documentabile che avesse perso le primarie: incoronato perché lo fanno fatto vincere in modo truffaldino i voti decisivi dell'Udc e del centrodestra, perfino del presidente di Confindustria, professo militante di An, come il fratello e la famiglia del padre-patriarca podestà nel ventennio. Tutto documentato con fatti, cronache, fotografie e dichiarazioni uscite sui giornali.

Per non esasperare le tensioni, Soru non ha impugnato primarie assolutamente e provatamente (alla Cetto Laqualunque) taroccate, da cui è discesa l'abusiva elezione di Cabras alla segreteria. Errore capitale. Perché non solo ha salvato Cabras grazie al ruolo conquistato senza onesta legittimazione dalle urne: semmai il contrario. Ma anche lo pone (e pure gli impone) di sostenere la candidature degli uscenti. Tutti appartenenti alle vecchie sempreverdi nomenklature Ds-Margherita di cui era e resta espressione e che deve ricambiare per l'appoggio sostenuto, nonché legato da antica solidarietà e comunanza di interessi. Dunque sono confermati Paolo Fadda e probabilmente Emanuele Sanna (in ballottaggio col debolissimo Giulio Calvisi), più Amalia Schirru che era alla Camera da due soli anni ma onestamente e rispettosamente non ha dato prove che ne convalidino nel merito la presenza in Parlamento.

Peggio ancora, si ripesca un Gianpiero Scanu di lunghissimo corso, bocciato sonoramente e ripetutamente, in elezioni di vario livello, nel collegio sardo e in quello gallurese. Ma ugualmente nominato sottosegretario dopo aver avuto come compensazione alle trombature incarichi di sottogoverno. Onestamente, a questo punto s'impone il ripescaggio di Tore Ladu e di Gianni Nieddu, gli unici a essersi o essere stati ritirati, con maggiore dignità e sensibilità: per un'elementare giustizia. Visto che hanno uguale o perfino inferiore anzianità di servizio politico-elettivo dei “salvati”. Lo stesso discorso vale per Luigi Cogodi, che ha avuto nel vecchio Pci-Ds un cursus temporale analogo. Ma ha dato, anche necessitata, una lezione agli ex amici e compagni ora nel Pd irriducibili nel pretendere la ricandidatura. Per Cabras, Sanna e Fadda, il percorso è identico a quello che fa Giorgio Oppi nell'Udc, con i quali ha vecchi e inossidabili legami e molte complicità. In sintonia non casuale con la conferma degli uscenti nel centrodestra.

È vero, ci saranno alcuni nomi nuovi. Ma sempre anagraficamente lontani dai giovani che si vedono proposti addirittura come capilista in tante circoscrizioni, precedendo Veltroni per sua scelta non solo simbolica. Escludendo di fatto un personaggio del prestigio di Guido Melis, che avrebbe portato in Parlamento ben altra autorevolezza di studioso affermata anche nell'eccellenza nazionale, e altri outsider che avrebbero rinverdito le liste. Pensiamo davvero che alcuni esordienti bastino a equilibrare il peso e la prevalenza di una pattuglia di parlamentari con Soro (ma si è guadagnato sul campo, a livello parlamentare, una caratura irrinunciabile), Cabras, Fadda, Scanu, Sanna e Parisi? Caratterizzano come datata e vetusta la nostra rappresentanza. Testimoniando che il bastone del comando, anche per le liste, è sempre nelle mani di chi ha governato e governato la politica sarda da 25-35 anni: il resto sono chiacchiere.

Questi sono i nomi che mostreranno agli elettori il continuismo eternamente dominante. Senza che un maquillage molto parziale possa cambiare la percezione dell'inattaccabile conservazione. Non c'è rinnovamento senza ricambio, col ritorno a casa, in altri ruoli, degli intoccabili notabili per tutte le stagioni. Si oppone che il nuovismo troppo radicale è rischioso. È un argomento abbastanza friabile. Se ai giovani non si fa spazio prima (e neanche sempre) dei 50 anni, quando mai potranno dar prova di sé e acquisire l'esperienza che solo sul campo si matura? Come i vecchi partiti perseguivano, avendo candidato gli attuali nomenklati quando avevano una trentina d'anni: nel millennio e secolo scorsi.

Il tutto pesantemente aggravato dal fatto che il Pd contesta la legge-porcata che degrada gli elettori a ratificatori delle scelte dei partiti. A parole. Nei fatti, fa pessimo uso del “porcellum” per garantire i notabili di sempre. Col collegio uninominale, parecchi degli uscenti non sarebbero stati ripresentati perché notoriamente ricusati (o già bocciati in passato) dagli elettori: insofferenti della loro eternità politico-elettorale. Grazie al “porcellum”, usato spregiudicatamente mentre lo si condanna, vengono non proposti ma imposti: alla faccia del rinnovamento. Un fantasma evocato anche in Sardegna ma subito esorcizzato nelle scelte regional-nazionali.

Conclusione. Mio caro Veltroni, domani ti sparo: lo diranno molti elettori. È probabile che tanti vadano a votare ugualmente, sacramentando, per la pistola puntata alla tempia sulla scelta Veltroni-Berlusconi. Ma molti altri, schifati, non si tureranno il naso e diserteranno. Rifiutando l'odiosa alternativa del mangia questa minestra o salta da quella finestra. A volte è meglio rischiare e lanciarsi nel vuoto per non essere asfissiati dal fumo o subire la sicura arsione delle fiamme. Comunque, è una brutta sconfitta che potrà pesare enormemente sulle opzioni elettorali e ancor più sul voto regionale del 2009. Se continuano a comandare nel Pd gli uomini della bancarotta del centrosinistra, che avevano consegnato la Regione al vecchio Polo, con quale credibilità si potranno riproporre in viale Trento? Neanche il traino di un Soru con le quotazioni destinate alla risalita potrà forse risultare decisivo. I giochi sono fatti: brutti, sporchi e cattivi verso gli elettori, Veltroni li avalla. Dunque, domani ti sparo: metaforicamente, elettoralmente e politicamente è legittimo farlo.


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