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sabato 1 marzo 2008

Ragioneria dello Stato al soldo
di Soru: insulti di Diana e Liori
una vergogna per la Sardegna
Con Medde, il trio dell'Avemaria

di Giorgio Melis

Gli dei accecano coloro che vogliono perdere, si diceva nell'antichità. Ma si pèrdono da soli anche quelli accecati da faziosità, ignoranza arrogante, stupidità conseguente. Accade spesso a personaggi sardi quando c'è di mezzo Renato Soru. Scatta un riflesso estremo, tra risentimento e invidia biliosa che ha sostituito la generale ammirazione quando era solo mister Tiscali e un vanto della Sardegna nel mondo. Ma quando si passa la misura, queste reazioni sprofondano gli oppositori negli abissi di un settarismo demenziale: la maggior maledizione della nostra terra malmeritata da tanti suoi nativi. È accaduto in contemporanea a tre notori avversari-nemici di Soru. Mario Diana e Antonello Liori di Alleanza nazionale e il solito stucchevole Mario Medde della Cisl. Uniti da performances che lasciano quasi increduli.

I due post-missini si sono prodotti in un attacco selvaggio quanto offensivo, diffamatorio e querelabile contro il Ragioniere dello Stato Mario Canzio. Dicono i due: «È semplicemente sconcertante la nota con cui il Ragioniere dello Stato avalla la finanza creativa del governatore Renato Soru», riferendosi al documento inviato alla Regione. «Quello del Ragioniere - affermano - è il maldestro tentativo di un vecchio burocrate di travestirsi da magistrato costituzionale per orientare l'atteso pronunciamento della Consulta sull'anticipazione delle entrate fiscali future in senso favorevole al governatore… Ma c'e' di peggio, purtroppo, perchè il Ragioniere afferma, senza avere alcun titolo per farlo, che la legge finanziaria dello Stato per il 2007 avrebbe modificato le spettanze statutarie attribuite alla Regione Sardegna. Il Ragioniere cerca di fatto di sostituirsi alla stessa Corte Costituzionale, sentenziando, bontà sua, che una legge ordinaria quale è la finanziaria puo' modificare una legge costituzionale quale è lo Statuto speciale della Regione sarda».

La coppia in nero scredita tutti:
è il senso dello Stato dei nostri onorevoli

I due noti politici-giuristi - impresario edile il primo, medico ospedaliero il secondo - hanno così liquidato in un solo colpo la credibilità, il ruolo e la legittimità del titolare del principale organo di controllo statale. Deridendolo come un senescente burocrate che avrebbe strizzato, per opportunismo o servilismo, l'occhio a Soru. Dall'alto (dal basso, secondo loro) della sua funzione. Trattandolo come un ragioniere (ripetuto quattro volte) con l'iniziale minuscola: un contabile di trascurabile importanza.

È improbabile che l'interessato si curi dei de minimis Diana e Liori. Altrimenti potrebbe e dovrebbe trascinarli in Tribunale. Ma soprattutto i due grandi esperti, parlando come esponenti del nostro parlamentino (al diminutivo dispregiativo), fanno apparire la Sardegna come popolata di trogloditi sgradevoli e insipienti anche nella sua assemblea legislativa. Non solo mancano di rispetto al “Ragioniere”: offendono la credibilità di tutti noi all'esterno. Una sortita così cialtronesca non si ricordava se non nelle temerarie sparate di Mauro Pili. I due meschinelli non sanno neanche di quel che parlano. La Ragioneria dello Stato (non del Governo, dei Governi) è l'equivalente amministrativo della Corte costituzionale in materia di conti e bilancio: il più alto organo di controllo autonomo che l'Italia si è data, appena dal 1870.

La Ragioneria generale dello Stato (RGS), - come è scritto nella lontana legge istitutiva - «è un organo centrale di supporto e verifica per Parlamento e Governo nelle politiche, nei processi e negli adempimenti di bilancio ed ha come principale obiettivo istituzionale quello di garantire la corretta programmazione e la rigorosa gestione delle risorse pubbliche. Ad essa - riportiamo il testo legislativo, perché gli ignari onorevoli si istruiscano - è delegata la certezza e l'affidabilità dei conti dello Stato, la verifica e l'analisi degli andamenti della spesa pubblica. Sono di sua competenza la predisposizione dello schema di bilancio di previsione annuale, con i relativi provvedimenti di assestamento e variazione, del bilancio pluriennale dello Stato, del disegno di legge finanziaria e dei provvedimenti ad essa collegati. Inoltre, essa è chiamata ad intervenire - in sede di esame preventivo - su ogni disegno di legge o atto del Governo che possa avere ripercussione diretta o indiretta sulla gestione economico - finanziaria dello Stato; ad assicurare l'uniforme interpretazione ed applicazione delle norme contabili; a svolgere, attraverso l'attività ispettiva, funzioni di controllo anche sulla gestione finanziaria degli enti pubblici».

A questi ambiti di competenza, si aggiunge anche quello di proposta di iniziative di innovazione normativa nel settore economico-finanziario e di rappresentanza del Paese nelle sedi internazionali. Come l'ignara coppia Diana-Liori potrà appurare, la Ragioneria è incardinata nel ministero del Tesoro ma con autonomia anche conflittuale (è avvenuto più volte) essendo il referente e il garante dei conti pubblici anche per il Parlamento. Infatti il ruolo apicale non è soggetto allo spoyls sistem, non revocabile al cambio delle maggioranze politiche: È un organo di alta amministrazione, indipendente per vincolo legislativo e per prassi consolidata. Ma per i due onorevoli, stavolta avrebbe rinunciato al suo prestigio per favorire Soru: manco fosse il temuto padrone delle istituzioni nazionali. Di un ridicolo davvero sconfortante. Con un aggiuntivo tocco di volgarità becera e davvero spropositata.

Il Ragioniere dello Stato: un “vecchio burocrate”
Ma è il referente istituzionale di Governo e Parlamento

L'attuale Ragioniere dello Stato, che naturalmente ha qualche laurea e non un diploma di contabile come forse pensano i due screanzati, si chiama Mario Canzio. Non è affatto un “vecchio” (ha 61 anni) e tanto meno un “burocrate”: è il principale interlocutore in materia di conti pubblici di governi e Parlamento. En passant, i due dichiaratori da “scherzi a parte” mostrano di non sapere che Mario Canzio è stato nominato nel 2005 dal governo Berlusconi, nella persona del ministro Tremonti di Forza Italia. Naturalmente è rimasto al suo posto con Padoa-Schioppa e Prodi e lo resterà col prossimo governo, chiunque vinca. Lo hanno scambiato per un lottizzato di quelli che conoscono e frequentano. Dimenticando che si tratta di personaggio nazionale e centrale. Uno dei recenti predecessori di Canzio, Andrea Monorchio, era figura decisiva e di enorme credito: stimatissimo da Ciampi, Amato, Berlusconi e Prodi. Entrambi gli schieramenti gli chiesero di candidarsi o fare il ministro, ricevendo un garbato, fermo rifiuto.

Canzio, nominato da Tremonti e alla vigilia delle elezioni, avrebbe espresso il suo parere per compiacere Soru. È una vergogna che due oscuri consiglieri regionali possano rilasciare emissioni così tossiche. Discreditano la Sardegna. La Ragioneria ha dato un parere tecnico autorevole che la Corte costituzionale valuterà, decidendo al più alto grado dottrinale se condividerlo giuridicamente. Insinuare, anzi affermare con rara grevità, che sia stato fatto per favorire Soru, è un'indecenza inaudita. Forse Liori ha creduto che Canzio fosse assimilabile al cassiere del Consiglio. O Diana lo ha confuso col ragioniere della Provincia di Oristano; nei mesi scorsi gli ha scucito 130 mila euro, pagandogli l'indennità di presidente incassata assieme a quella di consigliere regionale: non aveva lasciato nessuno dei due incarichi, raddoppiando gli introiti.

Tutto questo perché il cavallo di battaglia della destra e dell'informazione di servizio era che l'inserimento in bilancio delle entrate future, dovute dallo Stato alla Regione, fosse un golpe contabile di Soru: da processare e mandare al capestro. La Ragioneria ha detto che a suo avviso non è così, l'ultima parola spetta alla Consulta. Nell'attesa, i due pasdaran non trovano di meglio che insultare un prestigioso organo dello Stato e schernire come “vecchio burocrate” la figura che lo presiede. Ecco, questo dà la misura del livello del Consiglio regionale e del senso dello Stato di due fra i più importanti (?) esponenti dell'opposizione.

La bile di Medde sul G8, per Soru a fianco dei “grandi”:
non è una priorità, solo cento milioni di euro

Ma non potevano restare isolati. Si è aggiunto Mario Medde: i tre dell'Avemaria degli spaghetti-western. Il segretario della sfortunata Cisl sarda ha rilasciato una dura reprimenda contestando a Soru che «il G8 non è certo la priorità per la Regione. La Cisl sarda ritiene che neppure possa rappresentare un'opportunità per rilanciare lo sviluppo e il lavoro nel territorio. Sia il Governo, comprensibilmente, che la Regione, senza motivo, trovano tempo e modo per programmare questo appuntamento internazionale e in uno scenario nel quale abbiamo registrato la crisi del Governo e lo scioglimento del Parlamento, le questioni più rilevanti per l'Isola - da inserire nella nuova intesa istituzionale - non sono state definite».

Il poverino non sa più cosa dire e fare per trovare un titolo, ormai rubrica fissa, nell'amica Unione Sarda. Parla del modesta incontro - a pani, casu e binu a rasu - dei leader mondiali, col debutto del nuovo presidente degli Stati Uniti. Certo non è la priorità assoluta ma una cosetta un poco enorme. Ci sono cento milioni di euro che da aprile alimenteranno cantieri, occupazione ed enormi prospettive successive a La Maddalena e in mezza Gallura. L'arcipelago, finalmente liberato dalla servitù nucleare (decisivo Medde, non Soru), potrà decollare e diventare un polo di attrazione turistica e ambientale straordinario per tutto il Nord e la Sardegna in generale. Le ricadute saranno enormi: come ha subito capito Settimo Nizzi, che bada al sodo mentre assalta il Consorzio industriale di Olbia.

Al grigio Medde non lo ha spiegato nessuno. Perciò protesta e contesta, sempre più patetico. C'è da capirlo. Prodi e Parisi hanno localizzato il G8 in Sardegna anche per gli ottimi rapporti con Soru. Berlusconi lo avrebbe voluto a Pratica di Mare, come nel meeting internazionale con Clinton del 1994. Per fortuna, anche se vincesse le elezioni, non potrà cambiare la destinazione: il progetto è in cammino, i lavori in partenza, i soldi stanziati. La gestione è affidata a Letta, Bertolaso e Soru, che farà da padrone di casa al summit. Una roba che neanche col “Niagara” andrà giù a Medde. Potrà consolarsi candidandosi alla presidenza della Regione. Ma dovrà contentarsi di un vertice col suo amato sodale Mariolino Floris e Mauro Pili. Invitati d'obbligo, i memorabili Diana e Liori: gli ammazza-Ragioniere, poveretti.


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