venerdì 29 febbraio 2008
Interventi.
di Mario Cappai *
Con questo intervento spero di dare un contributo alla discussione che ha appassionato in questo ultimo periodo il mondo veterinario della nostra regione a proposito del precariato. Nella professione veterinaria in Sardegna, il fenomeno nasce principalmente intorno alla figura professionale del “Veterinario Coadiutore Regionale”.
Oltre che nelle emergenze sanitarie (quali peste suina africana e blue tongue), i Veterinari Coadiutori Regionali hanno svolto mansioni che facendo riferimento all'art. 2 della legge regionale n. 15 dell'8 luglio 1985, comprendevano tutte le attività del Veterinario Pubblico Dipendente sia di area “A” (sanità animale) sia di area “B” (ispezioni degli alimenti di origine animale).
Questi professionisti sono stati incaricati dalla Regione Sardegna in tutti questi anni, ai sensi del D.P.R. 11.2.1961, n. 264 e dall'art. 4 del D.P.G.R. 24 ottobre 1986, n. 121, con la seguente formula: «lo svolgimento dell'incarico ricomprenderà le attività previste dall'art. 2 della legge regionale 8 luglio 1985, n. 15, riferite alla piena e puntuale attuazione delle disposizioni contenute nelle normative vigenti sulla vigilanza, controllo e lotta alle malattie infettive e diffusive del bestiame».
Il protrarsi di queste situazioni ha fatto sì che ad oggi gli stessi operatori hanno maturato più di 20 anni di precariato. Tali incarichi (i primi datati 1985) hanno avuto fasi continuative anche di sette anni. Gli incarichi di veterinario coadiutore erano conferiti, utilizzando apposite graduatorie allestite dagli Ordini provinciali dei Medici Veterinari, sulla base delle direttive stabilite e impartite dall'Assessorato regionale all'Igiene e Sanità.
Ma il “Veterinario Coadiutore Regionale” è un professionista del quale la Regione Sardegna, nel corso degli anni, si è sempre avvalsa anche per i servizi cosiddetti ordinari e di routine (quali macellazione, controlli amministrativi, piani sanitari mirati come la lotta alla TBC, leucosi e brucellosi, sino al contrasto alla blue tongue, peste suina classica, africana, malattia vescicolare del suino etc.).
L'incarico è sempre stato subordinato alla presentazione presso l'Azienda USL di una dichiarazione dell'interessato dalla quale risultasse il non avere in atto alcun rapporto di lavoro con Enti pubblici o privati o altre attività incompatibili. Inoltre che il contratto che la Regione ha sempre stipulato con i Veterinari Coadiutori Regionali prevedeva il divieto all'attività libero-professionale nelle aziende del territorio di competenza e precludeva la partecipazione alle scuole di specializzazione.
Nel contempo il D.P.R. 10 dicembre 1997 n. 483 ha introdotto il requisito della specializzazione per la partecipazione al concorso per la dirigenza, senza salvaguardare - ingiustamente - il diritto acquisito da parte dei laureati in data antecedente. È come se oggi il legislatore introducesse una norma in base alla quale - per poter partecipare al concorso per il livello dirigenziale del profilo professionale di veterinario - fosse necessaria una super-specializzazione, senza salvaguardare il diritto degli attuali specializzati.
L'esperienza storica della attività svolta nel tempo dai Veterinari Coadiutori Regionali consente di affermare che tali funzioni hanno avuto una significativa e concreta ricaduta nel panorama della sanità animale nell'isola. In particolare, i coadiutori hanno avuto un ruolo essenziale nei piani di risanamento per la brucellosi ovina e caprina, la leucosi bovina, la tubercolosi. È evidente come questi professionisti abbiano operato ed operino esclusivamente sul settore animale più rilevante per l'intera economia regionale: quello dell'allevamento ovino, bovino, suino e caprino.
Infine, dal 2000 e sino ad oggi, la quasi totalità dei coadiutori è stata largamente impegnata nel contrasto all'emergenza blue tongue, mentre un numero più limitato agiva contro la peste suina africana e la peste suina classica.
In ordine d'importanza e per coerenza temporale, la legge nazionale sul precariato n. 296 del 2006 (Finanziaria 2007) e l'art. 36 della legge finanziaria regionale 29 maggio 2007, n. 2 rendono improcrastinabile l'adozione di un provvedimento di “stabilizzazione” dei Veterinari Coadiutori Regionali o, perlomeno, l'inizio di un ciclo che, in tempi mediamente accettabili, consenta la riduzione e l'eliminazione del precariato nel settore, soprattutto quello di lungo periodo (si consideri che parliamo di lavoratori in regime di precariato da circa 20 anni!).
Dalla lettura dell'emendamento, si evince come il medesimo sia stato formulato attingendo ad almeno due parametri derivanti da preesistenti indirizzi (spirito della legge nazionale 296/2006) e norme (art. 36, p. 2 ove testualmente recita: «… il Piano è predisposto sulla base di una puntuale ricognizione avuto riguardo al personale non dirigente che abbia svolto attività per almeno trenta mesi, anche non continuativi, nell'ultimo quinquennio …).
Il primo parametro - il requisito minimo per cui il lavoratore debba aver svolto un periodo di attività di almeno 15 anni anche non continuativi per poter entrare fra i soggetti “stabilizzabili” - ben si attaglia alla nostra situazione, a dimostrare che si tratta di un precariato che ha superato abbondantemente le soglie di ogni ragionevole misura (se si considera che il massimo della età contributiva di un lavoratore è di 40 anni, alcuni dei Veterinari Coadiutori Regionali hanno già maturato metà della loro intera vita lavorativa come “precari” a tutti gli effetti!).
Il secondo parametro è derivante dalla previsione dell'art. 36 della legge finanziaria regionale 29/5/2007 n. 2. Infatti, la previsione del requisito minimo di trenta mesi di attività nell'ultimo quinquennio - combinata alla sussistenza del requisito dei 15 anni di cui sopra - traccia un “identikit” inconfondibile di un lavoratore che avendo iniziato a prestare la sua opera presso la Sanità regionale già da oltre 15 anni, persiste ad oggi ancora in tali funzioni ed in maniera e con tempi significativi (30 mesi equivalgono a 2 anni e mezzo sugli ultimi 5 lavorati).
È evidente come - nello spirito del legislatore nazionale e regionale - il superamento del fenomeno precariato deve essere affrontato con l'intento prioritario di eliminare in via principale il cosiddetto “precariato storico” o altrimenti definibile di lungo corso (si parla di veterinari, figure in possesso di alto livello professionale già in partenza).
Una prima ipotesi di soluzione parziale ma che - in coerenza con gli altri aspetti sia di carattere legislativi e normativo, sia di carattere più espressamente “politico” - può consentire di dare una prima adeguata ed accettabile risposta al fenomeno del precariato storico nella Regione, è data dalla approvazione da parte del Consiglio regionale dell'emendamento già approvato, con voto unanime, in sede di Commissione Bilancio: «I veterinari coadiutori regionali, che abbiano svolto un periodo di attività, a partire da almeno 15 anni, anche non continuativi, sono inquadrati presso le ASL dove hanno espletato l'ultimo periodo di servizio, secondo le modalità previste nell'art. 36 della L. R. 29 maggio 2007, n. 2».
Nel programma elettorale e nelle intenzioni programmatiche dell'attuale compagine di governo regionale, era chiaramente espressa la volontà di aggredire con azioni legislative e normative coerenti e trasparenti, l'incongrua e persino anacronistica situazione dei lavoratori precari che operavano per conto della stessa Amministrazione regionale. In coerenza con tali enunciati, ci risulta che alcuni provvedimenti importanti (anche nei numeri) siano stati adottati recentemente; diamo atto in tal senso alla Giunta e, soprattutto al Consiglio regionale, di aver agito con coerenza e lungimiranza.
Ritenevamo quindi essere arrivato il momento di applicare le stesse misure anche ai Veterinari Coadiutori Regionali che, secondo i criteri ed in possesso dei requisiti necessari, (previo espletamento delle prove selettive previste dalla legislazione vigente), potevano essere stabilizzati all'interno dell'organico regionale.
Per questo e riguardo alle situazioni individuali che possono vantare una maggiore anzianità d'attività e prestazioni nella figura di Coadiutore regionale, ritenevano che l'approvazione del provvedimento contenuto nella proposta di emendamento della legge finanziaria 2008 in discussione, ben rispondeva all'annoso fenomeno del precariato storico nel settore veterinario della Sardegna. Capiamo che le difficoltà, paventate da più parti, rendevano di difficile applicazione la decisione della terza commissione del Consiglio (Programmazione e bilancio), ma la determinazione degli amministratori regionali nel voler dare una risposta al fenomeno non si è fermata, e grazie anche alla disponibilità manifestata da più parti, si è trovata una intesa condivisa dal Consiglio regionale.
Si è preso l'impegno di dare finalmente applicazione all'ACN (accordo collettivo nazionale) del 23 marzo 2005, rivolto alla medicina specialistica ambulatoriale ai medici veterinari e ad altre professionalità sanitarie, approvato dalla Conferenza Stato Regioni il 1º marzo 2006. L'accordo si applica ai medici veterinari che saranno chiamati ad operare in aziende ed enti del SSN, compresi gli istituti zooprofilattici, con un rapporto di lavoro autonomo convenzionato, sulla base delle norme previste dall'accordo del 23 marzo 2005 per la disciplina del rapporto di lavoro dei medici specialisti e le altre professionalità ai sensi dell'art. 8 del D. LGS n. 502 del 1992.
Orbene, si tratta di dare finalmente gambe ad una legge dello Stato, nella speranza che finalmente risolva in maniera soddisfacente una situazione che stava determinando contrasti all'interno della categoria veterinaria. Adesso è necessaria un'azione comune di impegno per dare certezze ad un futuro di tranquillità.
* veterinario coadiutore regionale
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