venerdì 29 febbraio 2008
di Giorgio Melis
Politica e dis-informazione, è stata una bella gara al “vinca il peggiore” nell'informazione regionale, soprattutto scritta ma anche teletrasmessa. È stata approvata la legge finanziaria ma con vicende collaterali di grande impatto e interesse per i lettori: peccato si sia dimenticato di farlo sapere anche a quelli dei due maggiori e storici, più spesso preistorici, quotidiani sardi. La faccenda è stata sbrigata in stitici articoli dedicati quasi esclusivamente a quello di cui i lettori farebbero volentieri a meno. Non gliene frega niente, anzi li indispone, come tutto il politichese senza i contenuti sostanziali. I fatti importanti separati dalle non-notizie, ridotte al solo trito, monotono, ripetitivo gossip: maggioranza che traballa, gli scarti dei socialisti, le divisioni nel Pd, l'Udeur verso la dissoluzione, le dichiarazioni memorabili dei logorroici a in servizio permanente. Una subalternità acritica e grigia alla peggiore politica politicante.
Beppe Grillo ha fissato per il 25 aprile il vaffa-day dedicato all'informazione. Quella sarda ha fornito la dimostrazione di quanto abbia ragione a farlo. Finanziaria, chi la conosce, perché parlarne? Infatti alla manovra di bilancio statale tutti i grandi quotidiani nazionali dedicano per mesi paginate di analisi, grafici, commenti con grandi richiami in prima pagina. Appunto perché, nel bene e nel male, condiziona l'intera vita nazionale. Proprio come quella regionale. Da Milano, Roma e Torino, verranno a lezione dai colleghi di Cagliari e Sassari per abbeverarsi alla sorgente pura della professione al meglio, al corretto modo di gestire e proporre i resoconti.
C'è stata la bazzecola della promozione di massa di 307 dipendenti regionali, con una scia di polemiche durissime che hanno investito - pro e contro - unicamente il nostro piccolo giornale. Ha avuto il merito o il torto d'essere stato il solo ad averla proposta come fatto del giorno, con vari articoli e commenti. Non solo per la vicenda in sé. Soprattutto per quel che significa e dimostra sulla deriva verso la sicilianizzazione alla Totò Cuffaro-Raffaele Lombardo del parlamentino sardo: non perde occasione per confermarsi un marchettificio senza decenza. Ne parliamo più avanti. Fosse venuto all'orecchio di Gian Antonio Stella, l'autore de “La casta”, la storia sarebbe finita in prima pagina sul Corriere della Sera: trascurabile, screditato primo giornale italiano rispetto ai nostri campioni nuragici. Ma c'è stato ben altro, in due giorni: pudicamente nascosto dall'informazione a sfregio.
Per varare la manovra il Consiglio ha impiegato 110 giorni, con un ritardo di due mesi e mezzo rispetto alle altre regioni e allo Stato. Nessuno lo ha messo in risalto: dettaglio privo di interesse per i lettori. Irrilevante? Forse no. Perché interfacciato col record da centometrista sprint nell'approvazione del bilancio dell'assemblea. Continua a pesare per 96 milioni, record assoluto in tutta Italia nonostante un taglietto rispetto all'anno scorso: sei milioni in meno, tutti sul personale, che in media guadagna troppo, molto più degli omologhi della Regione. Giusto usare le forbici selettivamente: gli onorevoli non possono ridursi alla fame da un giorno all'altro.
Il tema è caldo, anzi scotta. Il Consiglio lo ha prontamente gelato approvando il bilancio all'unanimità, benché si accoltelli su tutto, in ben novanta secondi, senza uno straccio di discussione: quasi clandestinamente. Infatti è rimasto nella clandestinità per i lettori, ignorato nelle cronache dei quotidiani: escluso il nostro che ci ha fatto sopra una campagna di denuncia (il taglio per il 2008 è anche merito nostro) e ne ha riferito in abbondanza. Chissà, forse sarebbe piaciuto saperlo anche ai lettori de L'Unione Sarda, che ieri esaltava il primato di averne 403 mila, benché sistematicamente disinformati (tranne per i necrologi). Lo verranno forse a sapere, senza fretta e con sobrietà, tra qualche giorno o mese: la periodicità conta nulla.
Finito l'elenco? Ci vorrebbero paginate. Un fatto grosso c'è stato. Ma poiché sgradito, è stato quasi rimosso. La Ragioneria dello Stato ha formalmente comunicato che la scelta di Soru di iscrivere a bilancio le entrate future (i soldi che lo Stato ci aveva sottratto e ora si è impegnato con Prodi e Padoa-Schioppa a restituirci, a rate, fino al 2013) è corretta e compatibile: si tratta di risorse con caratteristica di “certezza ed esigibilità”. Si capisce che la notizia andata di traverso agli scrivani di Terrapieno, al loro editore e al centrodestra: è un assist imprevisto e formidabile per Soru, anche se l'ultima parola spetta alla Corte costituzionale, cui si è appellata la Corte dei conti della Sardegna. Visto, si cestini o quasi.
Corretto? Neanche sul piano dell'interesse informativo. Da un anno, su questa scelta, si è sparato a palle incatenate contro la Regione, presentando il presidente come un bancarottiere e un malversatore, addirittura da sottoporre a impeachment. Con decine di articoli, commenti e dichiarazioni che hanno giustamente risvegliato l'interesse dell'opinione pubblica. L'improvvisa svolta di segno opposto non merita altro che poche righe quasi invisibili: è rispetto o insulto per i lettori? La notizia non è gradita ma quasi cestinarla è un'offesa ai cittadini, non un dispetto a Soru. Mica robetta. La Ragioneria dello Stato è il guardiano rigoroso e autonomo della correttezza nell'uso dei soldi pubblici. Non generico esperto: fonte di riferimento per governi e Parlamento. Se si è esposta, è comunque un fatto significativo: potrebbe anche incidere sul giudizio della Consulta. Niente, tutto quel che va o può andare bene per Soru, va male per i nostri (loro) giornali: glissano dopo aver scatenato un enorme polverone per un anno. Il lettore è servito.
Praticamente ignorato uno dei maggiori misfatti del Consiglio: l'insabbiamento della riforma degli scandalosi Consorzi industriali, controllati dalle nomenklature così care alla nostra informazione destagionalizzata. Trascurabile anche il mantenimento di carrozzoni da sballo, che hanno ingoiato e ingoiano un fiume di denaro. Trascurabile, non annoiamo i lettori. Infatti a Olbia ogni match sul consorzio del Nord-est da mesi richiede la presenza della polizia e di magistrati, con risse scatenate dall'aggressivo ex sindaco Settimo Nizzi, fino alla ridicola presenza di due presidenti reciprocamente dichiarantesi illegittimi: in attesa di un ennesimo responso giudiziario. Naturalmente è una contesa platonica, mica di potere, soldi, poltrone e clientele.
Come il Casic, che da decenni ammorba e corrompe tutta la politica, trasversalmente. Tutto trascurabile. Dunque anche il rigetto della riforma che Soru cerca di ottenere da tre anni: bloccata dall'asse sinistra-destra connivente in Consiglio e fuori. Curioso. Ma non era il presunto despota a tenere sotto schiaffo il Consiglio presunta vittima, che invece impone la sua deteriore volontà? Fermiamoci qui, sui fatti-notizia snobbati dai giornali e tv (eccezione positiva, benché molto carente, E-polis: almeno per il rilievo) che devono privilegiare le non-notizie politichesi. Ma almeno lo facessero in grazia di Dio.
Qual è il messaggio? La maggioranza non esiste, traballa, è sull'orlo del ko. Balle. Come sempre, con tutte le maggioranze, la battaglia sulla Finanziaria è un ordinario bagno di sangue che frantuma le coalizioni per l'assalto alla diligenza, gli agguati a voto segreto, le marchette trasversali a spese nostre. È accaduto anche stavolta. Quali risultati? Benché sfregiata in alcune parti, la manovra da 8,7 miliardi è passata con 41 voti contro 21. La maggioranza tiene: con lo sputo e scannandosi, anche perché impazza il durissimo toto-candidati per le elezioni. Ma tiene. È cambiata ma da molto. Da quasi un anno, non ha contro l'Udeur e i socialisti che sono stati sempre oppositori di complemento. Soru ha anticipato di molto Veltroni nel mettere fuori i mastellati e nel prendere atto che lo Sdi era totalmente inaffidabile e antagonista. La coalizione è ormai tra un laceratissimo Pd, Sinistra Arcobalente e Italia dei Valori. Si è ristretta, potrà tenere salvo che non si sfarini fino al suicidio. Ma niente di nuovo sotto il sole.
Eppure cronache e titoli sono tutti centrati sul tormentone stanco e logoro di una maggioranza periclitante: da sempre. E i fatti, quelli elencati, di interesse generale, accessibili a tutti e che il nostro piccolissimo giornale ha documentato e valorizzato come normale esercizio di cronaca? Desaparecidos, oscurati, cancellati o ridotti a quasi nulla. Ha ragione Grillo. I lettori sono tenuti in coma informativo, simile a quello farmacologico per i pazienti gravi da tenere sedati. Tranne quando si devono scatenare battaglie fuorvianti, anche cavalcando proteste estreme: sfociate in guerriglia e assalti a domicilio. L'ultima ha riguardato le ecoballe giornalistiche sulla ridicola “alluvione” dei rifiuti campani: uno spruzzo subito rimosso perché il bluff si è sgonfiato da solo. Ecco, questa è l'ennesima riprova che l'allarme-informazione è davvero grave, in Sardegna: in danno dei cittadini soprattutto.
Ma il fatto più eclatante espunto dai quotidiani è stata appunto la promozione indiscriminata che il marchettificio-Consiglio ha deciso per 307 regionali, discriminandone 68 senza santini disonorevoli. Con una misura onerosa (600 mila euro in più) senza copertura finanziaria e in spregio di ogni regola. Per aver dato il giusto rilievo a una vicenda deteriore, ci si è scatenato addosso una profusione mai vista di reazioni. Minacce di querele, intimazioni alla smentite, accuse insensate: largamente inferiori ai messaggi di consenso. Confermiamo tutto e rimandiamo alla rigorosa analisi di persona autorevole e ben informata dei fatti che pubblichiamo oggi. Esaustiva, quasi definitiva, che risponde alle critiche dei sindacati interni.
È stata rilanciata l'accusa che si sia voluto infangare in modo indiscriminato il personale della Regione. Un falso patente. Abbiamo contestato alla radice, e lo ribadiamo, il metodo seguito dal Consiglio per un'operazione sporca e indebita. Un abuso di potere, quasi certa violazione del diritto di uguaglianza costituzionalmente tutelato, pretesa grottesca di un'assemblea legislativa di cogestire anche il personale amministrativo. Sappiamo benissimo, e lo abbiamo rimarcato, che alla Regione ci sono gli sfaticati e chi lavora anche per gli indolenti, i caudatari dei partiti e (molti meno) chi deve subire quest'andazzo, i cialtroni e le persone preparate e per bene. Nessun attacco al personale. Solo agli irresponsabili consiglieri, autori di un atto inaudito che getta una luce fosca sui regionali: recentemente difesi perché maltrattati rispetto ai ben maggiori privilegi degli omologhi del Consiglio. Questo è quanto.
Infatti, in conclusione, alcuni sindacalisti ci hanno dato ragione in forme ufficiose: «l'emendamento non risolve proprio niente, anzi incasina le cose e toglie al sindacato, alla Giunta e al Coran il ruolo istituzionale». Quel che avevamo sostenuto e confermiamo. Appunto, il Consiglio ha usurpato anche il ruolo del Coran, il comitato tecnico-giuridico arbitro tra Giunta (e Governo) e sindacati per la contrattazione nel settore pubblico, con effetti grotteschi. Segnalati da lettori anche in altri siti, incluso quello di Paolo Maninchedda, che ospita pareri altrui ma non si esprime personalmente.
Ne citiamo uno per tutti. «Abbiamo in pratica un esercito quasi di soli generali, mentre la norma dovrebbe essere a piramide rovesciata, ovvero un numero ridotto di funzionari di fascia D, un numero maggiore di istruttori (fascia C) e così a seguire… Ciò premesso non condivido i discorsi da cursus honorum che sottendono al fatto che “da tot anni non progrediscono di carriera” eccetera. La progressione di carriera non deve essere un diritto ma un'opportunità, legata a fattori come il merito, la professionalità, il sacrificio personale, le capacità. Ci possono essere anche tante persone che entrano in fascia B e ci rimangono, non è scandaloso. È scandaloso che ci siano invece dirigenti diventati tali con concorsi a quiz», scrive un lettore, che così conclude: «Almeno si taccia su quest'ennesima offesa fatta ai sardi». Ciò che e' accaduto è offensivo nei confronti di tutte le persone di buon senso, diplomate o laureate, e aumenta la percezione che esista il voto di scambio. Sono schifato».
Lo siamo anche noi, da subito e da soli. Non per ostilità verso i regionali ma verso una politica marchettara che fa all'immagine del personale danni ben maggiori dei benefici mirati e discriminatori. Il guaio è che la politica delle marchette sia coperta, dunque avallata, da una malainfomazione: tace e incoraggia le pratiche alla Cuffaro, anziché censurarle. Ha ragione Grillo, il suo vaffa è sacrosanto. Senza sconti corporativi.
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