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venerdì 29 febbraio 2008

Biologi, farmacisti, non-medici specializzandi:
la beffa dell'emendamento bocciato
«Solo noi discriminati, zero borse di studio»

Non sono disposti a far passare la cosa sotto silenzio. I non medici che prestano servizio nella sanità pubblica e privata isolana non ci stanno: «Siamo stanchi di essere chiamati “classe B”», dice la portavoce Elisabetta Caredda. Sono farmacisti, biologi e specializzandi delle scuole afferenti all'area medica: circa 120 in tutta la Sardegna. Per loro neanche una borsa di studio. Si sentono discriminati a favore della cosiddetta “;classe A”: i colleghi medici e veterinari, che l'assegno lo prendono da anni. Chiedono «l'equità con le altre scuole» visto che «per lavorare nel nostro campo il sistema sanitario nazionale richiede obbligatoriamente e giustamente la specializzazione».

È una battaglia che portano avanti da mesi, con la richiesta all'assessore regionale Nerina Dirindin di equiparare le posizioni: dopotutto, spiegano in un documento, «l´accordo collettivo nazionale riconosce che gli specialisti ambulatoriali e le altre professionalità sanitarie ambulatoriali (biologi, chimici e psicologi) sono parte attiva e qualificante del sistema sanitario nazionale: si integrano nell'assistenza primaria attraverso il coordinamento con le altre categorie ammesse a operare sul territorio e nel distretto, e presso le strutture accreditate ospedaliere ed extraospedaliere per l'espletamento di tutti gli interventi volti alla prevenzione, alla diagnostica di laboratorio, alla diagnosi, alla cura e alla riabilitazione, nel rispetto delle relative competenze professionali».

L'obiettivo sembrava raggiunto durante la discussione appena conclusa sulla finanziaria. Ci credevano soprattutto perché, secondo quanto raccontano, avevano un appoggio importante nella persona del presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu: «Lui stesso aveva contattato gli specializzandi di Sassari e preso l'impegno di farsi carico del problema, promettendo personalmente una soluzione imminente. Sembrava un problema oramai giunto a soluzione, ma niente. Sollecitiamo: riportate in aula il caso».

Il caso, intendono, è quello del “;fattaccio” del voto prima favorevole e poi contrario ai tre emendamenti portati in aula dai consiglieri Nazareno Pacifico (Pd), Beniamino Scarpa (Psd'Az) e Peppino Balia (Sdi): testi molto simili che chiedono lo stanziamento dei fondi per le borse di studio anche ai non medici. La Giunta è contraria perché, spiega l'assessore, si porrebbe un problema di equità per tutti i laureati che frequentano scuole post-lauream.

Alla prima votazione, elettronica palese, i verdi superano i rossi: significa che l'emendamento è passato. Spissu chiede un nuovo voto, perché «in aula c'è confusione: azzeriamo e rifacciamo la votazione». Capita spesso, ma in questa occasione il risultato è ribaltato: passano i contrari con quattro voti di scarto (39 a 35), dopo che Spissu richiama all'ordine i consiglieri della Sinistra arcobaleno: «Però, colleghi, non si può votare verde», si legge nel resoconto d'aula, «rifacciamo la votazione, colleghi». È su questo che si scatena il fuoco di fila, soprattutto del centrodestra: che si attenua solo dopo una riunione dei capigruppo che decide la discussione su 15 emendamenti relativi a un comma già cassato. Buono per far passare in secondo piano il pasticcio dei verdi diventati rossi.

«Ma noi non possiamo stare zitti», continua Caredda, «e andiamo avanti»: prima di tutto chiedendo che il Consiglio regionale affronti l'argomento. Poi mirando più in alto: direttamente ai vertici del Partito democratico, anche attraverso il coinvolgimento dei parlamentari isolani. Non che i primi tentativi - risalgono a ottobre - siano andati bene: a oggi nessuna risposta. Meglio con il ministro dell'Università Fabio Mussi: «Almeno da lui, che ha risposto con una lettera alla e-mail di una semplice studentessa, abbiamo avuto la conferma di quanto sapevamo». A modo di vedere dei non medici quella risposta sancisce il fatto della loro discriminazione.

Mussi ribadisce, in pratica, che i veterinari rientrano nella categoria dei non medici afferente all´area sanitaria secondo la legge 401 del 2000: il testo dice che «il numero di laureati appartenenti alle categorie dei veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici, psicologi iscrivibili alle scuole di specializzazione post-laurea è determinato ogni tre anni secondo le medesime modalità previste per i medici dall'articolo 35 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, ferma restando la rilevazione annuale del fabbisogno anche ai fini della ripartizione annuale delle borse di studio nell'ambito delle risorse già previste».

Caredda, a nome di tutti i colleghi, chiarisce che quella che portano avanti non vuole essere una guerra tra poveri: ma «i veterinari percepiscono borse di studio che non dovrebbero avere proprio in virtù di quella legge nazionale». Il pasticcio in salsa sarda è il frutto di una legge regionale del 1997: l'allora assessore Paolo Fadda - già coordinatore regionale della Margherita, parlamentare uscente e di nuovo in corsa nelle liste del Pd - decise l'allargamento delle categorie dei beneficiari delle borse includendo i veterinari. «Si fece riferimento», spiega Caredda, «alla legge regionale 5 del 1992, che integra gli interventi statali previsti dal decreto legislativo 257 del 1991». Ma quello disciplina «unicamente la formazione dei medici specialisti afferenti alle scuole di specializzazione medica riconosciuti dalla Cee», da cui i veterinari dovrebbero stare fuori.

In pratica «subiamo una discriminazione che non ha prerogativa: chiediamo quindi al Consiglio regionale un pronto intervento diretto a sanare questa evidente disparità di trattamento, che appare anche come una violazione di legge, e si provveda a un equo riconoscimento professionale di tutte le categorie sanitarie disciplinate dalla 401/2000, in modo da consentire la formazione richiesta dal sistema sanitario nazionale con l´assegnazione delle borse di studio, così come altre regioni attuano: dalla Valle d´Aosta al Veneto passando per il Trentino».

(ma. mu.)


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