giovedì 28 febbraio 2008
Lettere.
di Davide Paderi e Massimo Rocchitta (CISL-FP)
Forse nella fretta di costruire il pezzo e nella foga magari di argomentare alcune valutazioni, nell'articolo “Consiglio, marchettificio sardo promossi per legge 308 regionali” è comparsa una evidente e imbarazzante imprecisione sull'emendamento n. 503 votato ieri dal Consiglio regionale. Il vibrante editoriale non solo parla di cose non vere ma riteniamo alimenti sospetti su cose false.
Le marchette a nostro giudizio sono altre e solo se si ha il coraggio si denunciano, ma non si offenda in questo modo la professionalità e la serietà di chi ha superato un concorso pubblico. In Regione chi entra senza concorso o chi viene promosso senza concorso sono altre persone, peccato che nel sito l'Altra Voce non ci sia traccia di denuncia alcuna di questo malcostume che noi combattiamo, chiunque governi.
È comprensibile che distrarre l'opinione pubblica con falsi scandali sia una buona strategia e volendo anche meritevole, visti gli aggettivi scomodati. Registriamo l'ennesimo attacco gratuito al sistema pubblico che alimenta la porta girevole degli amici, consulenti e ci si straccia le vesti per un concorso interno pubblico di cui viene fatta scorrere la graduatoria.
L'emendamento riguarda chi ha vinto un concorso pubblico e ha superato il secondo concorso interno pubblico, secondo le norme nazionali e regionali sull'accesso al Pubblica Amministrazione a cui sono sottoposti anche i concorsi interni della Regione. Della serie, le pagliuzze fanno rumore mentre la travi meritano silenzio.
Ma quanti sono ironici, i due “meddisti” cislini. Da restarne folgorati. I 307 sono stati promossi per volontà di onorevoli solidali: non per scelta degli uffici preposti. Per voto di scambio non per giustizia perequativa. Premio indiscriminato di massa, demenziale: e discriminatorio, incostituzionale. Perché non erano affatto “vincitori” di un bel niente. Nella graduatoria erano stati inclusi TUTTI i partecipanti alla selezione, 307 sono stati salvati e promossi, 68 lasciati sommersi. Marchettaro chi l'ha fatto, marchettaro chi lo copre. Anzi, questi ultimi pure cialtroni.
Sono esclusi 68 dipendenti che avevano e hanno uguali titoli e diritti, assunti con modalità diverse. Sono figli della serva, possono esser trattati da inferiori, ignorati da squallidi disonorevoli e sindacalisti penosi che neanche li degnano di un riferimento? Vergognosa violazione del principio di uguaglianza che i due spiritosi “meddisti” ignorano completamente: vadano a scopare il mare. Sono peggio dei disonorevoli che se ne strafottono della mancata copertura finanziaria.
Di che pagliuzze parlano e di che travi? Da decenni i sindacati interni della Regione coprono ogni malefatta. Hanno sponsorizzato il pensionamento di centinaia di 45enni, valanghe di nullafacenti che timbravano il cartellino (magari anche per conto terzi) e sparivano per l'intera giornata. Strisciano sotto ogni bandiera politica. Hanno cogestito un fondo di previdenza sul quale i magistrati avrebbero dovuto mettere le mani e far scattare le manette. Non hanno mai visto uno solo dei mille casi di corruttela e gli abusi che hanno trasformato la Regione in un luogo di malaffare sulla pelle dei cittadini e dei tanti onesti e impotenti che ci lavorano.
E poi, protestano proprio i cislini, che più di tutti hanno lucrato dalla Regione valanghe di miliardi per la formazione professionale immaginaria: odiando Soru perché gli ha svuotato la greppia? Il linguaggio allusivo, collusivo, mafioso, lo usino tra e per loro: magari gli è congeniale. Se hanno da denunciare fatti, nomi e situazioni, lo facciano. Pubblicheremo tutto, come sempre fatto: usando i guanti, data la provenienza.
Attacco al settore pubblico? Sono loro i veri nemici della credibilità dei migliori, degli onesti e dei laboriosi. Quando mai, questi personaggi improbabili, hanno detto una parola mentre denunciavamo da soli i privilegi enormi e stomachevoli dei loro colleghi del Consiglio, contrapponendo la modestia comparata del trattamento dei dipendenti regionali? Acqua e sasso in bocca, per opportunismo, connivenza, in copertura degli stessi patron politici.
Quale malcostume combattono, costoro? Ci fosse ancora, bisognerebbe chiamare la Buoncostume: la squadra poliziesca contro i comportamenti osceni in luogo pubblico. (giorgio melis)
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