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giovedì 28 febbraio 2008

Il Consiglio promuove, la Regione pagherà
ma non c'è copertura per i 307: costano
600 mila euro. Esclusi 68 figli di nessuno

di Giorgio Melis

Il Consiglio promuove, la Regione deve pagare: ma non c'è copertura finanziaria. I 307 dipendenti regionali che un emendamento del Consiglio ha promosso in massa da una categoria a quella superiore, incasseranno 1.940 euro a testa in più (media) all'anno, con un costo aggiuntivo di quasi seicentomila euro: peraltro non previsti in bilancio e dunque nella disponibilità delle casse regionali. Di più e anche di peggio: ci sono 68 figli di nessuno, assunti con modalità diverse dai 307 che pur essendo nella stessa categoria restano al palo: esclusi dalla promozione e dalla gratifica.

Effetti dell'emendamento in cui si è prodotto parte del Consiglio (gli ex margheriti Biancu, Cuccu, Cucca, Cocco e Giagu, più i socialisti, col sostegno concordato e determinante del centrodestra), imponendosi come abusivo ufficio del personale.

In via ufficiosa, ci è stato precisato che l'approvazione dell'emendamento comporta l'inquadramento nella categoria C di 307 dipendenti, e la soppressione di un pari numero di posti nella dotazione della categoria B. In particolare, la norma da applicare non ha la copertura finanziaria. Il costo immediato degli inquadramenti è di 597mila euro, che sale a 628mila euro considerando gli aumenti programmati per il rinnovo del contratto. La graduatoria dalla quale sono stati estratti i 307 “promossi” comprendeva originariamente 568 idonei. Di questi, a oggi sono stati inquadrati in categoria C 193 dipendenti (168, originari vincitori della selezione, inquadrati nel 2005 e altri 25 per effetto della Finanziaria 2007, in parziale sostituzione di personale andato in pensione). Pertanto, detratti dalla graduatoria i 193 dipendenti già inquadrati e i 307 beneficiari dell'emendamento, resteranno esclusi 68 idonei, non avendo alla base della loro assunzione un concorso pubblico.

Inoltre, è probabile un impatto negativo nei rapporti tra il personale, dato che l'esclusione di 68 dipendenti, su un totale di 568 (pari al 12 per cento) da un beneficio per il quale tutti hanno concorso con le stesse regole, non potrà non avere ripercussioni sul piano operativo e psicologico per un fatto assolutamente estraneo alla selezione interna (cioè la modalità di assunzione) e lontano nel tempo (le assunzioni per pubblico concorso risalgono agli anni 1990-1991.

Riassumendo oltre il burocratese, peraltro abbastanza chiaro, nella graduatoria figuravano dipendenti assunti con l'ultimo concorso pubblico, di 17 anni fa: spesso sistemando personale operante in agenzie interinali e precari vari. Ma nella graduatoria del 2005, figuravano nella categoria B anche 68 persone assunte in forme diverse, per regolarizzazione di vecchie leggi e altro. Di pari grado, nella stessa categoria ma discriminate doppiamente. Nella graduatoria non c'era vincitori di concorso ma tutti i partecipanti alla selezione. Sono state esclusi solo i 68 disgraziati con un'ulteriore penalizzazione. La graduatoria potrebbe risultare stravolta perché una parte o molti dei 68 figli di nessuno forse precedevano parecchi dei 307.

Insomma, figli e figliastri. I primi, spesso segnalati e per via interna, magari per appartanenza politica; i secondi, ora anche mazziati, colpevoli e immeritevoli. Oltre questa miserabile conseguenza, resta il fatto di una promozione indiscriminata di 307 persone: a prescindere da ogni criterio di selezione sul merito, le competenze, la produttività e l'efficienza. Tutto pareggiato in un'unica gratificazione di grado e di soldi: appunto 1.940 euro(media) in più all'anno, tranne i 68 esclusi.

C'è la possibilità che un ricorso al Tar (anche se i tempi sono lunghi) porti il caso davanti alla Corte costituzionale, per quella che pare una plateale violazione del principio di uguaglianza. Ma che importa agli onorevoli d'assalto di quel che potrà accadere in futuro? Non si sono minimamente preoccupati di sapere se c'era o meno la copertura finanziaria immediata, figurarsi del resto. Certamente, molti o tutti i 307 promossi (magari in modo del tutto regolare formalmente, ma contro ogni principio di ragionevole selezione) riceveranno, come accade in questi casi, una lettera dei “benefattori”, segnalando quanto hanno fatto in Consiglio. Un'immoralità ulteriore, oltre l'indecente esclusione dei 68 sommersi, di cui anche i sindacati neanche si curano. Non appartenevano al giro dei soliti noti, non sono amici degli amici. Doveroso escluderli dalle promozioni, mentre gli stessi benefattori disonorevoli tentavano di gonfiare ancora l'organico della Regione col personale delle Comunitàmontane.

Siamo sardi, ma i siciliani Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo che accollano al settore pubblico decine di migliaia di clientes elettorali, crescono e avanzano anche da noi. Fosse per loro, i 2750 dipendenti regionali (più circa altrettanti forestali) sarebbero raddoppiati o triplicati. Voti a prendere: tanto gli ex dc-margheriti tristi hanno la complicità del centrodestra. Regione-mammella ma anche discarica sociale per chi ha squallidi santini nel desolante “paradiso” del Consiglio.


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