giovedì 28 febbraio 2008
di Marco Murgia
Habemus finanziariam. La fumata bianca arriva dopo 110 giorni esatti di discussione tra commissione e aula: approvata in tarda serata con 41 voti favorevoli, 21 contrari e cinque astensioni. Risultato scontato, nonostante le vicissitudini delle ultimissime ore, in virtù della nuova conformazione della maggioranza in Consiglio regionale: i sì arrivano dal Pd, dalla Sinistra arcobaleno e dall'Italia dei Valori; i no dalla minoranza, con il soccorso dei tre dell'Udeur; le astensioni sono quelle annunciate dei socialisti e quella da prassi del presidente Giacomo Spissu.
È un'approvazione che arriva in velocità, con una accelerata improvvisa, al termine della discussione sugli emendamenti che erano rimasti in sospeso nelle settimane precedenti. Avanti a passo spedito, nell'ultimo tratto: dall'inizio della discussione sulle tabelle sino all'approvazione del consuntivo per il 2006 - passando per gli ordini del giorno, i 35 emendamenti al bilancio e gli stati di previsione generale e per strategie e il bilancio interno del Consiglio - per chiudere definitivamente la partita servono poco più di due ore.
Tutto in un clima decisamente più tranquillo rispetto a quello di due giorni fa: segno che la maggioranza in via Roma riesce a stare compatta almeno sui passaggi fondamentali. I problemi ci sono stati, lo riconoscono tutti durante le dichiarazioni di voto, ma «siamo uniti in questo momento», sottolinea il presidente della commissione Bilancio ed esponente del Pd in quota Margherita Giuseppe Luigi Cucca, «e lo saremo anche in futuro». Di più: «Siamo orgogliosi della finanziaria che consegnamo ai sardi», sottolinea il capogruppo del Pd Siro Marrocu, «frutto di confronto, dibattito e qualche incidente che fa notizia: ma solo perché con il centrodestra erano abitudine, all'ordine del giorno».
Ora si guarda al futuro: «Abbiamo i numeri e l'intelligenza», ribadisce Adriano Salis per l'Italia dei Valori, «per concludere al meglio questa legislatura. Ma è importante recuperare il rapporto con i socialisti». Passaggio fondamentale, questo, anche per la Sinistra arcobaleno: «Non perdiamo di vista l'obiettivo che i sardi hanno affidato a tutta la coalizione Sardegna Insieme». Rammarico per l'astensione dello Sdi anche da Marroccu.
Loro, i socialisti, decidono per il non voto: le critiche per «una manovra calata dall'alto» e che «non concede aperture a un partito che aveva sostenuto la coalizione di governo» sono confernate. La rottura è con il presidente Soru, non con il centrosinistra. Non è una novità, ma vale la pena ribadirla: «Ci asteniamo perché non vogliamo chiudere le porte al dialogo», dice Pierangelo Masia. Il rilancio è del segretario Peppino Balia: è vero che «la maggioranza di oggi non è più quella di ieri» ma è altrettanto palese «che l'opposizione non garantisce i suoi numeri in aula».
È una risposta significativa alle dichiarazioni di voto che arrivano dai banchi del centrodestra: pochissime sul merito della manovra, tutte incentrate sui problemi della maggioranza: «Non avete i numeri, d'ora in avanti vi controlleremo», mette in guardia Nello Cappai dell'Udc. Ignazio Artizzu, capogruppo di An, ha contestato «la continua assenza dall'aula del presidente». Mentre per i Riformatori, Pierpaolo Vargiu ha ricordato che la manovra è entrata in Consiglio il 10 novembre, respingendo «ogni responsabilità dell'opposizione sui ritardi imputabili esclusivamente al centrosinistra».
Giorgio La Spisa (Fi) ha evidenziato come la finanziaria rappresenti «il culmine di una fase politica in cui la coalizione Sardegna insieme non esiste più, numericamente e politicamente». Sarà anche così: ma è vero che il centrodestra mette insieme i 21 voti contrari contando sui tre dell'Udeur, che con Pietro Pittalis ribadiscono la richiesta di dimissioni per il presidente Soru e la fine anticipata della legislatura: «Ci sono tutte le condizioni perché lei e il suo presidente andiate a casa».
Al momento del voto erano già andati via esponenti di primo piano come Roberto Capelli e Mario Diana. In aula il presidente Soru era arrivato poco prima delle 22, di ritorno dalla riunione romana per l'organizzazione del G8 a La Maddalena: ma la Giunta era rappresentata in aula da ben sette assessori (Secci, Dadea, Sanna, Broccia, Mongiu, Rau e Depau). Il governatore fa in tempo ad ascoltare gli attacchi dell'opposizione. E risponde a modo suo. Prima sui contenuti della manovra da otto miliardi e 700mila euro: «Grazie alla modifica dell'articolo 8 dello Statuto e alla vertenza sulle entrate conclusa positivamente, le risorse sono aumentate in 4 anni di quasi 3 miliardi di euro e il bilancio è passato dai 5 miliardi del 2004 agli 8 attuali».
Dopo aver sottolineato «la chiusura del bilancio in pareggio per il secondo anno consecutivo» anche grazie alle anticipazioni sulle entrate future, il presidente riferisce al Consiglio della lettera della Ragioneria generale dello Stato sulla opzione di iscrivere in bilancio le anticipazioni per 500 milioni di euro: «Nella lettera si dice che la scelta delle anticipazioni sulle entrate è compatibile con le norme vigenti, ma anche che la nostra scelta è meritevole di attenzione per il processo virtuoso avviato verso il riequilibrio di bilancio».
La seconda risposta, sulle critiche per la sua assenza in aula, prende spunto dal ragionamento di Marrocu. Il capogruppo del Pd aveva sottolineato che «110 giorni per licenziare la manovra sono troppi: sarebbe quindi necessario apportare delle modifiche al regolamento per accorciare i tempi della discussione». E Soru rincara: «Credo sia importante che il Consiglio torni ai tempi stabiliti e permetta quindi al presidente della Regione di partecipare ai lavori: non si possono dedicare tre mesi esclusivamente alla finanziaria». I 37 giorni indicati dal regolamento consiliare, è il ragionamento, permetterebbero una presenza molto più costante.
Prima della stretta finale, la discussione era stata incentrata sugli emendamenti rimasti in sospeso durante le settimane precedenti. Da segnalare l'unanimità su un emendamento all'articolo 3 che fissa i paletti per la predisposizione della prima graduatoria regionale per la medicina veterinaria specialistica. È stato stabilito che la graduatoria dovrà essere stilata entro 90 giorni dall'entrata in vigore della finanziaria, in applicazione dell'accordo collettivo nazionale. La definizione del monte ore da utilizzare per l'assegnazione degli incarichi, da sottoporre a contrattazione sindacale, dovrà essere approvato dalla Giunta regionale, sentito il parere della commissione competente che dovrà esprimerlo entro 15 giorni dal ricevimento.
Unanimità (62 sì e 1 astenuto) anche sull'emendamento di sintesi, arrivato dopo una lunga discussione, che autorizza una spesa di 3 milioni di euro per la concessione di contributi in conto interessi sui prestiti concessi dalle banche alle imprese che fanno parte di consorzi di garanzia fidi con sede legale in Sardegna: nella proposta sono confluite i tre testi presentati da un gruppo di consiglieri del Pd e dalla minoranza.
Tutti d'accordo anche su un ordine del giorno che impegna la Giunta a recuperare le risorse - 900 mila euro - da trasferire al consorzio di gestione del parco di Molentargius: lacrime di coccodrillo dopo che l'assemblea aveva negato il finanziamento con diversi franchi tiratori a voto segreto. Il Consiglio ha invece respinto (42 no, 31 sì e 3 astenuti) l'emendamento per l'istituzione del comparto unico di contrattazione collettiva della Regione e degli enti locali. In origine, la proposta era stata presentata da alcuni consiglieri del Pd dell'area ex Margherita (Cucca, Biancu, Cuccu, Sabatini) che l'hanno poi ritirata ed era stata fatta propria dalla minoranza.
Disco rosso dell'aula (41 no, 27 sì e 4 astenuti) poi per l'emendamento, primo firmatario Giuseppe Luigi Cucca, per l'immissione nei ruoli regionali dei dipendenti delle comunità montane soppresse. In risposte alle sollecitazioni giunte dai banchi di entrambi gli schieramenti, l'assessore alle Riforme Massimo Dadea ha assicurato che con il decreto di scioglimento che definirà il passaggio di beni e risorse agli enti locali anche il personale sarà affidato agli enti locali.
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