mercoledì; 27 febbraio 2008
Lettere.
di Domenico Mura
Le iniziative in atto a La Maddalena per adeguare le strutture alberghiere, sia per accogliere il G8 che per un rilancio turistico che vada quasi a risarcire i danni economici dovuti alla tanto agognata partenza della Marina degli Stati Uniti, sembrano ricordare i disastrosi interventi della sedicente politica turistica della nostra regione, fatta nei decenni appena trascorsi. Programmazione improvvisata mentre si prendeva a calci nei denti il promotore e mecenate di uno stile, a cui si negavano incontri programmatici e solide risposte (certo cosa questa non solita per i politici, in particolare per i nuragici) e nel frattempo si scimmiottava il suo pregevole e modus operandi che trasformando una terra di stazzi e capre in quel paradiso terrestre che è la Costa Smeralda, che continua a fare da traino turistico e modello urbanistico a tutta la regione.
Questi assessori e amministratori pubblici, tra un calcio alla mandibola e una dichiarazione alla stampa, ripetevano di non essere e non voler diventare schiavi dell'Aga Khan, ma nel frattempo preparavano i soldi e lo sbarco per poco accorti e scarsamente raccomandabili palazzinari, pronti a fare il sacco delle nostre coste. Anche i nostri eletti nel frattempo davano vita ai decantati alberghi ESIT, improvvisandosi imprenditori (cosa tipica anche questa), ovviamente con i nostri soldi.
Quando l'attuale governatore ha presentato il suo programma, una cosa che ha stuzzicato il mio orgoglio di sardo è stato lo slogan “padroni del proprio futuro, non venditori di terre”: ha contribuito ad orientare il mio voto, dal precedente pedalatore con la scorta, al controverso e discutibile mister Tiscali. Parole e programmi che lo stesso Soru ha ribadito, difendendo l'operato di questi anni e sempre a questi principi ispirati, anche nella conferenza stampa tenuta nel presentare il ricorso al Consiglio di Stato sul caso Tuvixeddu, e quindi tracciando una nuova rotta edilizia ma anche e soprattutto di tutela e salvaguardia di quei beni che tali sono proprio perché non costruiti.
Ora sinceramente non capisco perché a La Maddalena si voglia abbandonare le idee rivoluzionarie di partenza per ripercorrere strade vecchie e improduttive, dando ad imprenditori magari non isolani il via libera per ristrutturare i beni ex demaniali in alberghi, anche magnifici e sicuramente lussuosi e importanti, invece di puntare sul tessuto locale, promuovendo gli alberghi diffusi, i B&B e dei “veri agriturismi”, con la certezza accertata che anche questi contribuiscano alla suddivisione del carico fiscale, sopratutto gli ultimi.
Il PPR sardo, è vero, è bisognoso di qualche miglioria, valutando forse anche l'opportunità di allentare qualche cappio asfissiante. Nonostante questo è preso ad esempio da altre regioni e stati, quale metodo di tutela paesaggistica e ambientale, nonché base di partenza del tanto invocato turismo sostenibile. Detto ciò, è altrettanto vero che la nostra dirimpettaia, la Spagna, sta acquistando a man bassa terreni e case da demolire, investendo in tale operazione circa 5 miliardi di euro per ripristinare territori compromessi: interventi che si sviluppano e interessano circa 1.000 km di costa, troppo costruiti e privatizzati, con l'ambizione di rimetterli alla fruizione generale.
Si rivede in tal modo il precedente sistema di saccheggio delle coste, che ha sommerso i litorali spagnoli sotto una vera e propria colata di cemento (sistema e metodo a volte portati come esempio da imitare da qualche Attila di indigena sorte…).
Ora, limitando l'intervento delle demolizioni allo stretto necessario, non si potrebbe utilizzare il metodo Zapatero anche a La Maddalena su alcuni beni ex demaniali, e magari permettendo anche uno o più alberghi in un ideale e virtuoso PUC? Destinando così il resto al già citato tessuto locale, che diventi in tal modo padrone e cittadino del proprio futuro, e non suddito venditore di terra.
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