mercoledì; 27 febbraio 2008
Lettere.
di Guido Bocchetta
L'interessante lettera di Maurizio Salvati (“Una economia turistica a La Maddalena: futuro auspicabile o paravento di affari per pochi?”) pone l'accento sulla incapacità imprenditoriale di molti territori turistici della Sardegna. La Maddalena è un caso emblematico di queste situazioni. È evidente che un investitore maddalenino possiede al più i capitali necessari per affrontare un intervento di piccola portata, come può essere una ristrutturazione o l'edificazione di qualche nuova unità immobiliare, il cui risultato è in genere una modesta, ma progressiva deturpazione del paesaggio.
La realizzazione di un complesso alberghiero o di un villaggio turistico richiede investimenti di maggiore portata, che normalmente provengono da capitali italiani o stranieri, ma estranei alla comunità locale, cui andranno al più poche regalie e qualche posto di lavoro stagionale.
Come far ricadere i benefici di un intervento di più vasta portata su una comunità territorialmente ben definita, come quella di La Maddalena? Un'idea, magari utopica, ma con chanche di benefiche ricadute, potrebbe essere la costituzione di una società per azioni maddalenina, che proceda ad emettere quote riservate ai locali - ad esempio di 1.000 euro per azione - cui corrisponda un voto, secondo le norme delle vecchie Banche popolari, dove il rastrellamento delle azioni non comportava la contemporanea conquista del consiglio di amministrazione in sede di assemblea, proprio per il principio del voto pro-capite, cioè a prescindere dal numero di azioni possedute dall'investitore.
In questo modo, si salverebbe la partecipazione democratica degli investitori residenti a La Maddalena - che conterebbero in modo paritetico, a prescindere dal numero di azioni possedute - e si potrebbero raggranellare quegli 8-10 milioni di euro (corrispondenti ad un migliaio di persone che comprano quote da 1 a 100 azioni) necessari per avviare trattative con le banche per finanziare in maniera più congrua il progetto. In questo modo, i maddalenini avrebbero un loro villaggio turistico - gestito da loro stessi o da manager esterni - i cui benefici economici ricadrebbero su tutta la comunità, ove guadagni ci fossero.
Se i maddalenini hanno investito i loro risparmi nel progetto, faranno valere le loro capacità imprenditoriali con ricadute positive sul territorio. In ogni caso, la via cooperativa è l'unica possibile per un investimento locale, se si vuole evitare l'accettazione passiva dei programmi di sviluppo calati dall'esterno. Questa ricetta di aggregazione popolare attraverso la società per azioni - o cooperativa tout court - potrebbe, in caso di successo, essere imitata da altre località della Sardegna che, per povertà propria ed incapacità di aggregazione cooperativa, hanno spesso svenduto il loro territorio ai capitali esterni, per poi lamentarsene amaramente.
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