mercoledì; 27 febbraio 2008
di Marco Murgia
Quaranta per cento dei seggi disponibili alle donne, 50 per cento ai volti nuovi: tutto in una lista che sia «rispettosa del pluralismo interno, dei territori e che garantisca il ricambio». Sono i punti chiave della proposta che il segretario regionale del partito democratico Antonello Cabras porterà a Roma dalla Sardegna: approvata a larghissima maggioranza (3 astensioni e un voto contrario) durante l'assemblea di ieri a Tramatza. Il senatore arriverà a Roma con le 79 proposte venute fuori dalle consultazioni provinciali: 27 i nomi che formeranno la pattuglia sarda dopo il vaglio da parte della segreteria nazionale, secondo regolamento. I posti disponibili per i futuri onorevoli sardi targati Pd dovrebbero essere otto: cinque alla Camera e tre al Senato, con due posti già prenotati per lo stesso Cabras e per Antonello Soro, già capogruppo del Pd a Montecitorio.
Quella che viene fuori dal direttivo regionale è una proposta condivisa per una serie di buone ragioni. Il metodo delle primariette non piace quasi a nessuno ma «abbiamo avviato la più ampia consultazione possibile nel breve tempo messo a disposizione del regolamento nazionale approvato mercoledì scorso»: prevede la chiusura delle liste nazionali il 3 marzo e comporta quindi una accelerazione a cui non tutti erano preparati, con il salto a piè pari delle primarie classiche: «Ma ci sono le elezioni e le liste andavano fatte».
Poi c'è l'obiettivo primario di vincere «per non riconsegnare il paese al centrodestra»: argomento, questo, su cui tutti i delegati sono d'accordo. Per cui, sottolinea Cabras al termine di un dibattito durato cinque ore, «mi rivolgo a chi ha espresso dubbi o pessimismo: sospendete questi sentimenti e ridiscutiamone il 14 aprile». A cose fatte, in pratica: quasi un invito a turarsi il naso, ma l'obiettivo è nobile: «Non combattiamo solo per le elezioni ma anche per la conferma di un progetto con la consapevolezza di un percorso messo in piedi in appena 11 mesi».
Chiede uno sforzo, il segretario, «per mettere da parte le incongruenze sino a quella data, poi riprenderemo la sana competizione: non le contrapposizioni». Perché «sono molto soddisfatto di come stiamo attraversando questo periodo: sembrava che le primarie dovessero continuare per sempre; che l'elezione del capogruppo in Consiglio regionale sarebbe stata la resa dei conti, invece è arrivata all'unanimità e con voto segreto». Neanche un accenno all'accordo in via Roma sul nome di Siro Marroccu arrivato in extremis, ed è solo un esempio: ma perché creare nervosismi a cose praticamente fatte? L'appuntamento di ieri chiude di fatto il lavoro dei delegati sardi, almeno sino all'apertura della campagna elettorale: da domani sarà Roma a decidere anche per la Sardegna.
Proprio dalla capitale però arriva una voce che potrebbe manderebbe all'aria i calcoli sulle ricandidature dei parlamentari uscenti: la segreteria nazionale potrebbe indicare Arturo Parisi come candidato in Sardegna. L'ex ministro della Difesa avrebbe buon gioco a Sassari, dove ostacolerebbe la corsa del sottosegretario Bruno Dettori. Non solo: andrebbe a occupare anche uno dei posti “riservati” ai parlamentari uscenti. Blindati quelli di Cabras e Soro e praticamente certa la ricandidatura di Amalia Schirru, l'uomo di troppo sarebbe uno tra Paolo Fadda ed Emanuele Sanna: con l'ex coordinatore regionale della Margherita in vantaggio se non altro per la sua proposta in tre province contro le due per il sindaco di Samugheo.
Gli altri nomi presenti in diverse liste sono quelli di Marroccu e del consigliere regionale Francesco Sanna (con uno sponsor pesante, Enrico Letta); della ex coordinatrice di Progetto Sardegna Caterina Pes; dell'ultimo segretario regionale Ds Giulio Calvisi e del segretario dei giovani del Pd Massimo Pintus. A questi si aggiungono le proposte che hanno preso quota negli ultimissimi giorni: quella che riguarda l'economista ed ex assessore alla Programmazione Francesco Pigliaru, arrivata a furor di popolo dall'assemblea cagliaritana; quella di Guido Melis, docente universitario sassarese, supportato da 352 firme di esponenti del mondo della cultura consegnate ieri a Cabras; e quella del consigliere regionale Giovanni Giagu, accompagnata da un documento sottoscritto da 139 amministratori locali della provincia turritana.
Tutti nomi noti: non è un caso che in numerosi interventi la richiesta sia quella di mettere in alto le proposte meno note, per dare spazio «a quel rinnovamento che è il segno distintivo del partito». Sono diversi i delegati che riportano in assemblea i commenti dei simpatizzanti della nuova formazione politica: per lo più delusi dai nomi venuti fuori dalle liste, che danno spazio «al vecchio che avanza». Prendono applausi dalla platea, ma sono gli stessi riservati a chi sottolinea che «va bene il rinnovamento ma per fare il parlamentare ci vuole esperienza». Tutti d'accordo, alla fine, sulla proposta di Cabras: le divergenze - ci saranno, c'è da scommetterci - sono rimandate alla metà di aprile.
Al «clima teso» avevano fatto riferimento soprattutto i delegati più giovani. Parte da lì, Renato Soru, per chiarire che «qui siamo tutti amici, tutti orientati a fare il meglio». Metà della platea sta già tirando un sospiro di sollievo quando il presidente continua: «Per questo mi sono buttato nella mischia durante le primarie: non per il bisogno di una ricandidatura ma per dare il mio contributo al rinnovamento della politica. Perché vedevo nella nascita del Pd la possibilità di fare un Partito democratico sardo capace di rendersi autonomo, era un'occasione d'oro».
Nessun «desiderio di vendetta, come ha detto qualcuno» (sospiro di sollievo generale) «ma la penso ancora come allora. Durante le primarie chiedevo un rinnovamento con regole chiare: non è giusto che uno parta da ragazzino a fare politica e smetta senza mai essere passato da un lavoro normale. E, allo stesso tempo, impedisce» tenendo occupato il posto, «a qualcun altro di farla, di provarci. Molti di quelli che hanno dato tanto alla politica hanno anche avuto tanto: trovino dentro di sé lo slancio ideale per tirare su le nuove generazioni e nel fare questo rendano un nuovo servizio alla Sardegna».
All'aria tutti i propositi buonisti della serata? Non esattamente: «Sono un democratico», continua, «e voglio tranquillizzare tutti: andrà bene il risultato che verrà fuori». L'impegno non mancherà: «Darò il mio contributo girando i paesi e incontrando la gente», e se qualcuno dovesse dire «che forse è meglio se sto a casa, non solo è una brutta battuta, ma è anche stupida: dobbiamo vincere le elezioni, magari fare in modo di poter eleggere un senatore in più e non permettere a Berlusconi di vincere lui». Serve allora «mettere da parte le conflittualità e rendere conto di cosa abbiamo fatto. Questa Regione di centrosinistra sta governando e ha governato bene: è un buon valore nelle mani di tutti quanti, una buona base per chiedere i voti che servono». Applausi, questa volta convinti.
Dall'altra parte, all'opposizione, continuano le grandi manovre. Dopo il via della campagna del Popolo della Libertà, anche in casa Udc si tirano le fila per la corsa decisiva. Il consigliere regionale Alberto Randazzo resta nel gruppo: la decisione è arrivata durante una riunione convocata per chiarire il caso sollevato nei giorni scorsi dalla partecipazione dell'ex capogruppo alle manifestazioni elettorali del Pdl. Con il passaggio di Giovanardi nel gruppo guidato da Berlusconi, l'ipotesi fondata era che anche Randazzo ne seguisse i passi: invece il consigliere ha spiegato la sua presenza come risposta a un invito di cortesia, puramente personale.
Durante l'incontro il gruppo consiliare ha poi ribadito la ferma opposizione alle linee di governo espresse dalla maggioranza di centrosinistra e dal presidente Renato Soru, auspicando una rapida soluzione a quella che considera una «evidente crisi politico-istituzionale: può essere sanata», dice il capogruppo Roberto Capelli, «solo con le immediate dimissioni del presidente Soru».
Su sponda Udeur l'idea è quella di un percorso autonomo: «Avvertiamo la necessità di un progetto che sappia interpretare pienamente ed esclusivamente i reali interessi del popolo sardo, senza condizionamento alcuno, soprattutto nell'immediatezza di un appuntamento elettorale estremamente delicato». Il segretario regionale Sergio Marracini affida a una nota la comunicazione del nuovo orientamento del partito in Sardegna in vista delle politiche del 13 e 14 aprile. «Riteniamo di operare una chiara e convinta scelta politica, al fine di rivendicare e riaffermare la nostra piena e totale autonomia come sardi che si richiamano, condividendoli, ai valori autentici del popolarismo europeo. A tal fine», conclude, «il nostro impegno politico prioritario sarà rivolto a creare il massimo della convergenza con tutte quelle forze politiche, sociali, imprenditoriali e del mondo del volontariato che con noi vorranno condividere un nuovo percorso».
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